QUANDO IL POPULISMO FA PAURA

Il Vice Presidente della Camera dei Deputati Onorevole Luigi Di Maio ha rilasciato, in occasione del MoviFest, la seguente dichiarazione: “Se arriveremo al Governo bloccheremo la TAV perché recuperiamo soldi da opere che adesso anche Macron vuole fermare e le usiamo dove sono utili“.  “Se andremo al Governo – ha continuato Di Maio –  potremo ancora tollerare di spendere i soldi in val di Susa quando i mezzi pubblici ancora non funzionano e ci sono molte cose da fare per la mobilità?“. Sempre il Vice Presidente della Camera, fermato da alcuni giornalisti, a margine del convegno ha confermato: “Certo che bloccheremo la Tav. C’è scritto nel nostro programma di Governo“.

Ebbene, prima considerazione: viene detto che Macron vuole fermare tali opere, ciò non è affatto vero; quando da notizie stampa è comparsa una ipotesi di rivisitazione  del programma delle infrastrutture ferroviarie da parte del Governo francese, sia il Ministro dei Trasporti che lo stesso Macron hanno, in più occasioni, ribadito che mai si è messo in dubbio la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario Torino – Lione. (Colgo l’occasione per ricordare che la sigla TAV è relativa alla rete ad Alta Velocità italiana e quindi è errato chiamare TAV il collegamento ferroviario Torino – Lione).

Seconda considerazione: la realizzazione di un nuovo tunnel ferroviario non è una scelta di uno Stato, di una Regione, di un ambito territoriale. Forse il Vice Presidente della Camera dimentica che questa opera è stata approvata formalmente dalla Unione Europea e fa parte integrante di uno dei Corridoi comunitari delle Reti TEN – T (Trans European Network), in particolare del Corridoio Algesiras – Kief. Fa parte di un corridoio infrastrutturale condiviso da tutti gli Stati della Unione Europea e supportato finanziariamente per il 40% dalla stessa Unione Europea. Quindi è una decisone che non contempla possibili ripensamenti e raccontare tali ipotesi come possibili significa solo produrre disinformazione e crescere solo temporaneamente in termini di consenso elettorale; dico temporaneamente perché basta poco per far crollare scenari così improbabili.

Terza considerazione: la anticipazione fatta dal Vice Presidente della Camera incide in modo rilevante sul più elementare concetto di democrazia; supponiamo infatti che l’opera non fosse nel Corridoio comunitario prima richiamato, supponiamo che l’intervento non avesse ricevuto tutte le approvazioni formali nazionali e comunitarie, ci sarebbe però un vincolo democratico che non potrebbe in nessun modo essere annullato: mi riferisco all’accordo bilaterale Italia – Francia approvato dal Parlamento italiano, approvato da quel Parlamento di cui l’Onorevole Luigi Di Maio è Vice Presidente.

Quindi, ripeto, appare solo una tecnica populista utile forse per aggregare il consenso in fase pre elettorale, ma pericolosa poiché, quando gli elettori si fermano solo un attimo e leggono queste mie banali considerazioni, cominciano a prendere corpo i dubbi sulla credibilità di chi ricorre a scelte che, oltre a non avere alcuna motivazione strategica, non sono in nessun modo perseguibili.

In merito, poi, alla validità strategica dell’opera, avendo seguito direttamente i lavori relativi alla definizione delle Reti TEN – T (Trans European Network), mi riprometto di soffermarmi in uno dei miei prossimi approfondimenti.

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