Giorgio Santilli ha riportato in un articolo de “Il Sole 24 Ore”, del 12 settembre scorso, il drammatico quadro degli investimenti nel comparto delle infrastrutture. In particolare Santilli, nel su citato articolo, ricorda “che non decolla il Piano decennale, che per le città metropolitane sono stati spesi 70 milioni su 645, che non è cantierabile il 94% delle opere, che è fermo al palo anche il fondo delle progettazioni, che il Nuovo Codice Appalti ha bloccato tutto e che per quanto concerne il dissesto idrogeologico si è in presenza di 9 mila progetti vuoti”.

Dal canto mio, sono davvero contento che, una voce così ascoltata e così informata, racconti in modo analitico il fallimento gestionale di chi ha cercato di distruggere, non riuscendoci, la logica della Legge Obiettivo. Ribadisco “non riuscendoci”, perché finora tutto quello che è andato avanti, tutto quello che i pochi CIPE hanno esaminato e approvato è supportato ancora dallo strumento della Legge Obiettivo. In realtà, finora il CIPE ha esaminato ed approvato, ripeto, progetti previsti dal Programma delle infrastrutture strategiche supportato dalla Legge Obiettivo e, nella maggior parte dei casi, le procedure di gara sono ancora legate al Codice Appalti previsto dal Decreto Legislativo 163/2006, cioè dal vecchio Codice che sicuramente ha funzionato, in quanto ha consentito in dieci anni l’avvio di interventi per circa 75 miliardi di euro.

Scatta, allora, automaticamente, un quesito: perché si è cercato in tutti i modi l’azzeramento di una macchina che funzionava per costruire qualcosa priva di ogni senso del “fare”, priva di ogni volontà mirata a produrre risultati?

Ebbene, a mio avviso, prendono corpo due distinte risposte.

La prima è relativa alla assenza di risorse finanziarie; il Governo dei 1000 giorni, quello del Presidente Renzi, ha preferito utilizzare le risorse per ottenere un immediato consenso politico, in proposito è sufficiente ricordare la distribuzione a pioggia degli 80 euro, una operazione costata annualmente 10 miliardi di euro, in tal modo è venuto meno il progetto di infrastrutturazione organica del Paese mentre si è preferito:

  • invocare la cosiddetta “project review”, la cosiddetta riprogrammazione articolata nel tempo, o direi meglio, in un futuro che non vedremo mai
  • sottoscrivere “patti” con le Regioni assicurando risorse provenienti dalla Unione Europea e relative al Programma 14 – 20
  • sottoscrivere “patti” con le aree metropolitane e con i comuni per interventi rilevanti la cui copertura era solo annunciata e che oggi ogni singola realtà regionale e comunale scopre priva di consistenza finanziaria

La seconda risposta è invece relativa, forse, ad un senso di invidia del Governo dei 1000 giorni verso coloro che avevano prodotto qualcosa, che avevano ridato spazio e ruolo alla programmazione, che avevano tentato di dare forza alla pluriennualità delle scelte.

Queste possibili considerazioni, ritengo, costituiscano una triste risposta alla giusta denuncia di Giorgio Santilli e, al tempo stesso, questa serie di dati e di negatività è una ulteriore conferma di quanto duri poco la politica degli annunci e degli impegni non mantenuti.

Basta un acquazzone di fine stagione e tutti, a cominciare da Giorgio Santilli, scoprono i limiti e gli errori commessi dalla squadra di Governo e, in particolare, dai Dicasteri responsabili della gestione delle risorse e della attuazione delle opere.

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