Il Presidente della Commissione Bilancio del Senato Sen. Giorgio Tonini leggendo la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza ha ribadito che “il documento appare privo di un importante elemento previsto in modo tassativo dalla Legge di contabilità” e, sempre il Presidente Tonini ha invitato il Governo a colmare “questa lacuna presentando una nota aggiuntiva con le indicazioni dei principali ambiti di intervento della manovra per il triennio successivo e una sintetica illustrazione dei loro effetti finanziari in termini di entrate e spese”. Il Vice Ministro Marando ha assicurato che il Ministro Padoan nella sua audizione in Commissione fornirà i chiarimenti richiesti.

Avendo un po’ di dimestichezza con gli Aggiornamenti al Documento di Economia e Finanza e, devo essere sincero, anche un po’ di nostalgia, ho cercato tra i pareri delle Commissioni competenti del Parlamento sulle Note di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza degli anni passati, precisamente dal 2002 ad oggi, e non ho trovato mai un parere così pesante da parte della Commissione Bilancio del Senato o della Camera.

Mi sono chiesto, allora, come mai e perché, il Ministro dell’Economia e delle Finanze presenta un documento privo di una parte che costituisce il riferimento portante della intera proposta. Un simile comportamento, a mio avviso, è un atto di offesa al Parlamento, oppure è solo un forte momento di debolezza: si ha forse paura di raccontare la distanza che c’è tra quanto annunciato, tra quanto promesso e quanto sia possibile assicurare davvero?

Purtroppo, l’unico vero rischio è che si ripeta quanto già accaduto in occasione della campagna elettorale europea del 2014, con la manovra del Governo relativa al “bonus degli 80 euro”, un provvedimento che costa annualmente 10 miliardi di €, 10 miliardi di “cassa”, 10 miliardi che sono ormai diventati una riforma strutturale.

La mia paura è che le promesse pre elettorali brucino, ancora una volta, la quota delle risorse in conto capitale da destinare agli interventi mirati alla infrastrutturazione organica del Paese. Le infrastrutture incidono poco nella aggregazione del consenso, le infrastrutture pesano solo quando la gente scopre quanto incida nella nostra economia la assenza di un assetto infrastrutturale efficiente. Sono solito citare spesso alcuni dati che chiaramente denunciano come la mancata  infrastrutturazione del territorio produce, annualmente, danni enormi, che pesano proprio sulla crescita e quindi colpiscono direttamente ogni singolo cittadino.

Riporto a seguire, in modo sintetico, solo alcuni esempi:

  • non avendo un trasporto locale efficiente le famiglie italiane spendono annualmente circa 40 miliardi di € per i loro spostamenti
  • l’incidenza del costo del trasporto delle merci, nel nostro Paese, sul valore del trasportato si attesta su un valore pari al 22%, negli altri Paesi della Unione Europea non supera il 14-15% e questa distanza produce un danno di circa 60 miliardi di € l’anno
  • la incidentalità stradale, quella legata solo alle cause di cattiva qualità delle infrastrutture, genera un danno annuale di circa 120 – 140 miliardi di €.

Questi dati però non producono consenso, o meglio, sono purtroppo solo dati che vengono letti come denuncia statistica, come una banale informazione. Non c’è una coscienza diffusa che leghi l’investimento dello Stato in riqualificazione dell’assetto del territorio con la convenienza diretta di ogni fruitore del territorio stesso e il Governo, cosciente di una simile anomalia e cercando solo l’immediato ritorno delle proprie scelte, preferisce ricorrere a manovre prive di lungimiranza strategica.

Al termine di questa triste analisi, in cui appare chiaro che alla crescita del Paese il Governo preferisca il consenso pre elettorale, non posso non ricordare che negli ultimi trenta anni, solo in due casi, il Governo e il Parlamento hanno dato vita ad un strategia pluriennale: nel 1984 con la Legge 245 con cui si dette avvio al Piano Generale dei Trasporti e nel 2001 con la Legge 443 (Legge Obiettivo) con cui si avviò il Programma pluriennale delle infrastrutture strategiche.

Due casi sono pochi ed è ancora più triste, come ricordavo prima, assistere ad un Nota di aggiornamento del DEF in cui si preferisce ancora una volta il ricorso alla miopia programmatica nascondendo fino all’ultimo le caratteristiche vere della prossima Legge di Stabilità: una erogazione a pioggia di poche risorse alla ricerca, sempre più difficile, di un consenso diffuso.

One comment

  1. Il costo della mancata infrastrutturazione è di molto superiore a quello dell’evasione fiscale eppure non produce alcun effetto sulla pubblica opinione.
    Ciò che però stupisce di più è pero’ l’assenza di reazione nella classe imprenditoriale, che continua a piangere su se stessa, combattendo a colpi di ricorsi contro se stessa facendo nulla per invertire il decadente corso di una storia che non la prevede più.
    È possibile che nessuno si ponga il problema di generare una nuova offerta politica in grado di restituirci un paese libero di crescere senza inganni ?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...