La serie di annunci del mese di settembre e di ottobre sulla rilevanza dei programmi di investimento, soprattutto nel comparto delle infrastrutture, ha sicuramente preoccupato la Commissione Europea, che ha ribadito: “La Commissione europea chiede chiarimenti all’Italia entro martedì 31 ottobre sull’aggiustamento strutturale previsto in manovra, poiché si ravvisa il rischio di una deviazione significativa dalle richieste della UE sia nel 2017 che nel 2018”. Nella lettera si calcolano gli sforamenti che ci sarebbero qualora non venisse confermata la flessibilità legata ai migranti e al terremoto.

Leggendo attentamente la lettera inviata dal Vice Presidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 27 ottobre scorso leggiamo tra l’altro: “Per il 2018, la Finanziaria prevede uno sforzo strutturale dello 0,3% del prodotto interno lordo. Una volta ricalcolato lo sforzo sulla base del metodo adottato consensualmente per valutare la crescita potenziale, si ottiene un risultato pari allo 0,2%”.

Approfondendo ulteriormente la suddetta lettera scopriamo che Bruxelles prevede una significativa deviazione dei conti pubblici anche per quanto riguarda il 2017. In particolare, la Commissione fa notare che “l’aumento previsto della spesa pubblica primaria netta è superiore all’obiettivo di una riduzione di almeno l’1,4%” (stesso problema è notato per il 2017).  Ancora una volta, quindi, torna sotto la lente della Unione Europea il carattere strutturale delle misure italiane.

Molti ottimismi, di contro, avevano suscitato il Presidente del Consiglio Gentiloni ed il Ministro Delrio quando avevano assicurato un Programma di investimenti che per il solo comparto infrastrutturale si attestava su un valore di 47 miliardi di €.

Come ho più volto ricordato, proprio attraverso queste “stanze”, invece, in base ad un apposito Decreto Legislativo del giugno 2016, le Manovre finanziarie andranno fatte non più per “competenza”, ma per “cassa” e quindi penso che aver annunciato investimenti nel comparto infrastrutture per importi così rilevanti quando le disponibilità reali erano solo le seguenti:

  • 2017 : 1.166 milioni di € di cui per interventi in infrastrutture stradali, ferroviarie nazionali e locali, ecc. solo 285 milioni di €
  • 2018 : 2.762 milioni di € di cui per interventi in infrastrutture stradali, ferroviarie nazionali e locali, ecc. solo 806 milioni di €
  • 2019 : 3.160 milioni di € di cui per interventi in infrastrutture stradali, ferroviarie nazionali e locali, ecc. solo 875 milioni di €

certamente ha prodotto, quanto meno, una preoccupazione sulla reale trasparenza delle operazioni e degli impegni presenti nella manovra.

Pensiamo, spesso, infatti,  che le strutture della Unione Europea non seguano i vari momenti che caratterizzano i comportamenti dei nostri organi istituzionali, dei nostri Ministri. Nella maggior parte dei casi riteniamo che i Commissari dell’Unione Europea entrino nel merito solo nel momento in cui devono analizzare alcuni provvedimenti come la “Manovra” e non leggano, invece, le promesse e gli impegni spesso assunti da organi del Governo solo per motivi elettorali, purtroppo poi scopriamo che il monitoraggio degli Uffici della Unione Europea è assolutamente sistematico.

Lo stesso Governo, d’altra parte,  era già preoccupato di possibili rilievi da parte della Unione, infatti dopo oltre quindici giorni il mondo della Stampa e, soprattutto, le Commissioni parlamentari non disponevano del documento definitivo della manovra.

Non resta che pensare che forse dovremmo effettuare una analisi critica sulle scelte popolari quali quelle fatte dal Governo negli ultimi tre anni relative agli “80 euro in più in busta paga” o ai “bonus cultura per i giovani”, ecc. e sull’assenza di interventi in conto capitale per garantire davvero una infrastrutturazione organica del Paese.

Non abbiamo messo “fieno in cascina” per l’inverno dei nostri conti pubblici e non lo abbiamo fatto perché abbiamo sempre confidato nella richiesta e nell’ottenimento di una maggiore flessibilità di risorse, distorcendone le finalità ed orientandole ai soli consumi e non agli investimenti.

Purtroppo le elezioni vicine non aiutano e non consentono un cambiamento nell’approccio programmatico; purtroppo il Governo continuerà ad invocare la flessibilità per giustificare una politica che preferisce il consenso elettorale, tra l’altro senza riuscirci, alla crescita del Paese.

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