Da pugliese sono rimasto davvero sconcertato nell’apprendere da “Il Sole 24 Ore” che “siccome la Regione Puglia è inadempiente a causa della resistenza passiva contro il gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), il Ministero dell’Ambiente non intende più avvalersi delle competenze della Regione per controllare la correttezza dei lavori su gasdotto”.

Onestamente, in un periodo in cui siamo invasi da fake news, ho subito pensato ad una notizia falsa mirata a screditare il Presidente della Regione Puglia Emiliano e, immediatamente, ho cercato informazioni presso il Ministero dell’Ambiente e non solo mi hanno confermato una simile decisione, ma, hanno anche aggiunto che, da luglio il Ministero ha rinunciato ad avvalersi del supporto tecnico della Regione per verificare la correttezza dei lavori di prima fase relativi allo scavo del pozzo di spinta per la costruzione di un micro tunnel, notizia quest’ultima riportata anche da “Il Sole 24 Ore”.

Ho subito pensato che un simile comportamento crei un precedente da non sottovalutare nella interpretazione del Titolo V° della Costituzione, in particolare l’articolo 117 della Costituzione precisa:

“Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;……….. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Quindi, nel rispetto della Costituzione, la Regione Puglia avrebbe dovuto essere attore primario in una simile operazione, ma poi leggendo attentamente i vari passaggi che hanno caratterizzato il rapporto tra Ministero e Regione, si scopre che la Regione Puglia e l’Agenzia regionale per l’Ambiente sono state esonerate, non avendo concluso l’attività di verifica entro i trenta giorni dalla ricezione della documentazione del proponente, secondo quanto previsto dall’articolo 28 del decreto legislativo 152 dell’aprile del 2006 (Testo Unico dell’ambiente).

Potrebbe davvero sembrare una notizia falsa, ma, purtroppo, è vera.

Il Presidente Emiliano e penso l’intera Amministrazione regionale (sarebbe infatti un atto davvero anomalo se un simile comportamento il Presidente non l’avesse condiviso formalmente con la Giunta e con il Consiglio Regionale), dunque, hanno preferito spogliarsi di un preciso ruolo, di una precisa funzione costituzionale diventando in tal modo spettatori di scelte, di decisioni e di controlli dell’intero progetto. Con questo ragionamento non voglio invocare un ruolo della Regione bloccante nei confronti di una iniziativa che ricopre, senza dubbio, finalità strategiche, ma credo fermamente che spettasse alla Regione assumere un ruolo terzo capace di ottenere precise garanzie soprattutto di natura ambientale invece ha preferito trasferire agli Enti locali (la Provincia di Lecce, i Comuni del Salento e il Comune di Melendugno) la funzione di controllo o, addirittura, di contrapposizione formale ad una scelta ormai obbligata.

Da considerare, inoltre, cosa ancora più strana, come un simile comportamento non abbia prodotto, in modo pesante, attacchi politici e mediatici non solo su scala locale, ma su scala nazionale, mi chiedo, tra l’altro, come mai i membri della opposizione alla Regione Puglia non abbiano chiesto le motivazioni di un simile comportamento e come mai la Conferenza Stato Regioni non abbia, quanto meno, aperto un dibattito su una scelta che potrebbe in futuro annullare una fase determinante nella gestione del territorio. In fondo la Regione Puglia è diventata connivente con chi per anni ha cercato in tutti i modi di inserire nelle norme “il silenzio assenso”. Non mettendo in dubbio che tale strumento sia giusto invocarlo nel momento in cui determinati organismi non rispettano le scadenze temporali per pura insipienza o incapacità gestionale, ma è inequivocabile che quando, come nel caso della Regione Puglia, lo fanno per scelta, allora il silenzio diventa imperdonabile e preoccupante.

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