La guida di un auto o di un TIR sicuramente è una grande occasione per dare piena testimonianza della propria educazione verso gli altri e verso se stessi; sembra strano, ma questo atteggiamento non lo si apprende nelle scuole guida, non lo si apprende attraverso la serie di comunicati pubblici in cui si chiede maggiore attenzione alla guida, maggiore attenzione alla propria vita e a quella degli altri; L’unico vero momento in cui si comprende l’obbligo di ognuno di noi a non distrarsi, a rispettare i canoni obbligati della sicurezza stradale è da ricercarsi proprio nella nostra infanzia, nel rapporto con i nostri genitori, con i nostri familiari più grandi impegnati nella guida di un auto. Un genitore distratto alla guida, un genitore che ritiene le indicazioni semaforiche strumenti che forniscono unicamente segnali cromatici, un familiare che disattende le clausole più banali del Codice della Strada rappresenta il diretto responsabile di una serie di preoccupanti incidenti stradali.

Forse non vi è circostanza più significativa di questa per evidenziare quanto l’esempio possa diventare condizione chiave per caratterizzare il comportamento futuro di chi in possesso della patente di guida ricorderà, anche semplicemente in modo inconscio, gli atteggiamenti, le scelte di chi, proprio nella sua prima infanzia, ha rappresentato un riferimento da emulare.

Mi soffermo ed insisto su questa tematica sia perché, come già evidenziato in alcuni blog in passato, l’incidentalità stradale sta drammaticamente aumentando, sia perché è davvero difficile incidere su fattori psichici che ricadono e caratterizzano la nostra guida di un auto o di un TIR.

La distrazione, in particolare, o il mancato rispetto di una serie di segnali, o lo svolgimento di alcune attività durante la guida come fumare, telefonare, mandare o ricevere messaggi, sono atteggiamenti che, purtroppo, non si abbattono e non si modificano incrementando il valore delle infrazioni o aumentando il numero dei controlli. Purtroppo i dati legati al numero di incidenti, oltre 176.000 casi nel 2016, denunciano chiaramente che ogni anno perdiamo una vera battaglia, perdiamo una sfida, poiché la maggior parte di noi, purtroppo, non è stata educata sin dall’infanzia, al fatto che a differenza di tante attività sociali che caratterizzano giornalmente la nostra esistenza, quella della guida si carica di una responsabilità davvero inimmaginabile, quella di decidere in modo autonomo della propria vita e di quella degli altri, della efficienza fisica nostra e degli altri.

Questa coscienza è necessario che la abbiano e devono averla le generazioni più mature e devono averla quelli che fuori dalla scuola, giorno dopo giorno, erogano messaggi di correttezza comportamentale nella guida. Forse se ci convincessimo che ogni incidente stradale coinvolge direttamente la mia, la tua responsabilità e, volutamente, annullassimo davvero l’uso in auto almeno di due oggetti: il telefonino e la sigaretta, soprattutto in presenza di un minore, forse cominceremmo a diventare partecipi di una operazione di costruttiva autocritica generazionale.

Sicuramente le statistiche annuali non rileverebbero subito dei sostanziali cambiamenti ma, quanto meno, nel medio periodo potrebbero nascere spontaneamente delle critiche diffuse da parte dei più giovani per chi non guida con la massima attenzione e nel rispetto delle regole un auto o un TIR; già questo sarebbe un grande risultato perché in modo automatico l’essere corretto ed attento diventerebbe un merito, un motivo di apprezzamento, un comportamento che invece oggi, non solo non viene riconosciuto ma, addirittura, in molti casi l’essere imprudente e spericolato nella guida diventa un motivo assurdo di apprezzamento.

Non pensiamo, perciò, di risolvere questo grande dramma solo delegando agli strumenti normativi, alle forze di polizia, alle azioni mediatiche, il compito di ridurre questa che è a tutti gli effetti una grave patologia sociale, ma convinciamoci subito che il primo tentativo di ridimensionamento di un simile fenomeno dobbiamo compierlo giornalmente noi negli svariati ruoli di genitore, di nonno, di familiare più anziano, dando l’esempio. Col tempo, non ho dubbi, capiremo che ne è valsa la pena.

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