NON SPENDERE LE RISORSE COMUNITARIE DESTINATE AGLI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI DOVREBBE ESSERE UN “REATO”.

In una parte della relazione annuale, della Sezione competente della Corte dei Conti, al Parlamento sui rapporti finanziari con la Unione Europea e l’utilizzo dei Fondi Comunitari, si precisa: “La Sezione deve evidenziare il dato assolutamente carente per quanto riguarda le percentuali di attuazione finanziaria, pur essendo trascorsi oltre tre anni dal suo inizio. Su molti Programmi non sono ancora stati effettuati pagamenti, mentre, laddove ve ne siano, essi si attestano generalmente su cifre irrilevanti, con la specificazione che le somme spese riguardano, ad oggi, quasi esclusivamente l’assistenza tecnica. Un livello di attuazione così limitato può essere solo parzialmente spiegato con il quasi “fisiologico” ritardo nell’inizio delle attività progettuali vere e proprie, derivante dai tempi tecnici necessari all’avvio della fase progettuale e alla scelta dei progetti da realizzare; in realtà si osserva che, giunti praticamente a metà del periodo di programmazione, molti adempimenti preliminari non sono stati neppure definiti. Solo a partire dall’anno corrente (il 2016) si comincia a vedere n inizio di attuazione progettuale ma soltanto in via quasi esclusiva dal punto di vista degli impegni. Si sta ripetendo, anzi sembra addirittura più accentuato, il ritardo di realizzazione che già si è potuto osservare per il periodo 2007 – 2013”.

Il Ministro Claudio De Vincenti sostiene che tali dati siano superati e che “la spesa dei fondi strutturali certificata a Bruxelles dalle Autorità di Gestione responsabili dei programmi assomma al 31 dicembre a 2,6 miliardi di € centrando pienamente l’obiettivo”.

La relazione della Sezione della Corte dei Conti purtroppo è corretta e denuncia davvero quanto sia stato vuoto, in termini di investimenti infrastrutturali, questo passato triennio e quanto invece sia stato ricco di annunci e di comunicati ricchi di sottoscrizioni di impegni, di patti, di accordi che nei fatti invocavano risorse disponibili senza però possedere la documentazione progettuale e procedurale necessaria per attivare concretamente la spesa.

Anche la dichiarazione del Ministro De Vincenti testimonia la distanza tra quanto impegnato, cioè 2,6 miliardi di € (tengo a precisare impegnato e non realmente speso) dopo tre anni dall’avvio del Programma 2014 – 2020 e quanto globalmente assegnato, cioè circa 47 miliardi di €.

Comprendo le difficoltà incontrate nella fase di avvio e riconosco senza dubbio l’impegno profuso dal Ministro De Vincenti, soprattutto in questo ultimo anno, nel tentativo di dare concreto avvio alle progettualità ricadenti nel quadro dei Fondi comunitari, ma ritengo che il Governo avrebbe fatto bene a definire subito le responsabilità tra organo centrale e organo regionale nella definizione dei programmi imponendo scadenze obbligate non per l’impegno, ma, addirittura, per il pagamento del “primo Stato di Avanzamento Lavori” dei progetti programmati; un simile provvedimento avrebbe dovuto prevedere un immediata destinazione delle risorse per opere scelte dall’organo centrale. Una simile azione non sarebbe stata in alcun modo in contrasto con il Titolo V° della Costituzione.

Si è preferito seguire la logica delle sottoscrizioni di Patti, di Accordi di Programma co le Regioni e con le Aree Metropolitane del Paese, logica utile per ottenere diffusi consensi locali senza tener conto che il tempo, purtroppo, scopre sempre quanto sia distante la volontà programmatica da quella realizzativa. La cosa più grave è che queste risorse non spese sicuramente saranno utilizzate da altri Paesi e questo penso rappresenti forse una delle peggiori responsabilità del “Sistema Italia” dell’ultimo triennio. Ho parlato di “Sistema Italia” perché ritengo opportuno includere i due organismi istituzionali quello dell’organo centrale e quello dell’organo locale. E la responsabilità dei Governi che si sono succeduti in questa Legislatura (Renzi e Gentiloni) è maggiore di quella dei Governi che hanno gestito il Programma comunitario 2007 – 2013 perché i Governi di questa Legislatura non hanno vissuto la fase tragica della crisi economica in cui il Paese ha, addirittura, dovuto rivedere le proprie quote da assegnare al Programma comunitario.

Non ci siamo convinti abbastanza che non realizzare in un determinato momento delle opere infrastrutturali essenziali per la crescita del Paese non è solo causa di un mancato aumento del Prodotto Interno Lordo, non è solo causa di un mancato incremento dei livelli occupazionali, ma soprattutto è un danno irrecuperabile della organizzazione e della qualità di una infrastruttura e del godimento funzionale della stessa in un determinato arco temporale. La Corte dei Conti si limita a denunciare il mancato rispetto di un impegno programmatico, ritengo invece che sarebbe giusto far pesare questa vera irresponsabilità istituzionale identificandola come causa di un danno diretto allo sviluppo infrastrutturale e quindi alla crescita del Paese.

L’eredità lasciata al prossimo Parlamento, al prossimo Governo, per quanto concerne l’attuazione dei Programmi Comunitari non solo è carica di preoccupanti negatività, ma imporrà una immediata rivisitazione dello stato di avanzamento dei vari programmi e se necessario il trasferimento delle risorse che non hanno ancora prodotto impegni vincolanti verso terzi (cioè non sono state espletate gare di appalto) in un apposito Fondo di competenza della Presidenza del Consiglio.

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