L’indicatore legato al numero di occupati sembra molto simile al vecchio proverbio: “dieci ignoranti messi insieme non fanno un intelligente”, così il dato relativo all’aumento di oltre un milione di lavoratori in tre anni non produce come risultato: un segnale di crescita del Paese. Non lo produce perché nel caso Italia è un indicatore che non contiene al suo interno alcune anomalie ed alcuni fenomeni davvero preoccupanti:

  • L’aumento è avvenuto dal 2014 in poi dopo sei anni (2008 – 2013) di crisi economica davvero pesante a scala nazionale e internazionale. Una crisi che aveva prodotto un crollo produttivo e finanziario comparabile se non superiore alla crisi del 1929; una crisi che in soli tre anni aveva prodotto la perdita di oltre 600.000 posti di lavoro
  • Il ricorso allo strumento del Jobs Act ha sicuramente incentivato il processo occupazionale rendendo possibile un temporaneo vantaggio per il datore di lavoro. Chi assume con questo strumento, gode di una cospicua decontribuzione a carico dello Stato. Un vantaggio però non garantito nel tempo.
  • Una crescita occupazionale che ha intaccato minimamente la fascia lavorativa giovanile
  • Una crescita occupazionale che ha inciso pochissimo nel Mezzogiorno del Paese, dove, addirittura, il fenomeno ha riguardato solo alcune micro aree.
  • La forte crisi di alcune aree produttive che hanno raggiunto rischiose fasi di irreversibilità produttiva come il comparto siderurgico e quello delle costruzioni. Due comparti che partecipano per oltre il 18% nella produzione del Prodotto Interno Lordo

Questo indicatore quindi va attentamente letto e, soprattutto, la prossima Legislatura, proprio perché tutti gli schieramenti politici hanno come comune denominatore la costruzione di condizioni che garantiscano “il lavoro”, dovrà, nei primi cento giorni, identificare strumenti capaci di generare davvero livelli “occupazionali stabili”.

Volendo entrare nel merito del comparto delle costruzioni non possiamo non ricordare che negli ultimi tre anni di Governo sono stati praticamente bloccati tutti gli interventi programmati dai precedenti Governi e supportati dalla Legge Obiettivo con un volano di risorse di oltre 55 miliardi di €. Siamo quindi in grado di stimare il danno prodotto da una simile stasi in una perdita secca di almeno tre punti percentuali del PIL. Hanno contribuito ad aumentare questa grave stasi lavorativa il rallentamento e l’annullamento delle attività programmate

  • Il ritardo di almeno cinque anni nel completamento dell’asse AV/AC Brescia – Verona – Vicenza – Padova con relativo danno negli introiti da traffico su una linea altamente frequentata
  • Un ritardo di almeno tre anni nell’avanzamento del tunnel ferroviario del Brennero e di due nell’avanzamento del tunnel ferroviario che collega Torino con Lione
  • L’annullamento del prolungamento della Linea C della metropolitana di Roma e della Linea 2 della metropolitana di Torino
  • Il ritardo di tre anni nella realizzazione dell’asse autostradale Roma – Latina e di cinque anni dell’asse autostradale Valdastico
  • Il ritardo di cinque anni nella realizzazione dell’asse stradale 106 Jonica
  • Il ritardo di tre anni nell’avvio dei lavori dell’asse autostradale Ragusa – Catania
  • Il blocco nell’avanzamento dei lavori già approvati dal CIPE nei porti di Trieste, di La Spezia, di Civitavecchia, di Napoli, di Taranto, di Ravenna
  • Il blocco degli assi autostradali Orte – Mestre e Telesina

Ma una simile stasi ha bloccato una occupazione diretta di oltre 800.000 unità lavorative e di almeno 300.000 unità lavorative indirette e un contestuale consolidamento della ricchezza patrimoniale del Paese.

Un discorso più difficile e più complesso è quello relativo al comparto siderurgico, un comparto in cui giustamente il Ministro Calenda ha denunciato la urgenza di produrre un Piano industriale capace di ridisegnare scenari strategici allo stato inesistenti.

Penso che questa difficile tematica vada affrontata con la massima serietà e la massima coscienza istituzionale e non debba essere trattata solo con la tecnica del gratuito annuncio statistico; una simile scelta finora ha prodotto solo perdita di consenso e allontanamento dei cittadini dal dibattito politico.

One comment

  1. Considerazioni del tutto condivisibili, aggiungerei che non c’è stato alcun serio tentativo di contrastare la piaga dei contratti a finta partita IVA o finto STAGE che, soprattutto nel settore dell’ingegneria e delle costruzioni, affligge i nostri giovani, umiliandoli e spingendo i migliori a cercare un lavoro serio all’estero.

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