Uno degli impegni che il nuovo Governo dovrà onorare è senza dubbio quello relativo alla riforma sostanziale delle funzioni e delle competenze di alcuni Dicasteri.

Non ritengo che possa esserci nel nostro Paese un unico Ministero – Ministero dell’Economia e delle Finanze – in cui sono convogliate tutte le decisioni, a cui sono assegnate tutte le funzioni strategiche e programmatiche. Sarebbe bene, almeno per le scelte strategiche e per gli indirizzi programmatici fondamentali, decidere che il Ministero dell’Economia e delle Finanze debba essere preposto alla programmazione tecnico – economica sia del Piano quinquennale che di quello annuale e gli altri Dicasteri quali quello delle Infrastrutture  e dei Trasporti, quello dell’Ambiente, quello dei Beni Culturali, sarebbero delegati solo a dare concreta attuazione alle scelte compiute e supportate finanziariamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sarebbe più utile, cioè, riconoscere subito una simile funzione senza “illudere” i vari Dicasteri di essere riferimento programmatico o decisore determinante sia delle scelte che dell’attuazione delle stesse.

Da molto tempo, infatti, forse da quando sono stati annullati i Dicasteri del Bilancio e delle Finanze e si è costruito un unico Dicastero assistiamo all’annuncio ed alla elencazione di opere, che poi, si trasformano nel tempo autentica utopia; la colpa, non è neppure da attribuire a quest’ultimo o ai Dicasteri proponenti, infatti seguendo l’itinerario istruttorio di ogni singola proposta progettuale o di ogni indicazione strategica legata, ad esempio, anche ad interventi di pura routine quali l’acquisto di autobus o alla messa in sicurezza del territorio, scopriamo che, o attraverso lo strumento del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) o attraverso gli assestamenti di bilancio, la copertura finanziaria reale viene o dilatata nel tempo, in modo tale da rendere ingestibile o addirittura inutile l’intervento, o trasformata, in molti casi, in copertura programmatica.

Ho più volte volutamente e ripetutamente ricordato quanto sia stato determinante e vincolante la decisione assunta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con apposito Decreto Legislativo, di imporre alle Leggi di Stabilità di seguire la logica della “cassa” e non della “competenza”, lo sottolineo perché è evidente come in tal modo si è posto davvero la parola fine a qualsiasi ipotesi programmatica e pianificatoria di medio periodo e, al tempo stesso, è emersa in modo inequivocabile il ruolo di attore unico del Dicastero dell’Economia e delle Finanze.

Quindi è chiaro che il prossimo Governo, il prossimo Parlamento dovrebbero almeno tentare di caratterizzare  in modo diverso il ruolo e le competenze del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Basterebbe sin dal 2018 fissare un “quadro finanziario quinquennale”, già trenta anni fa il Piano Generale dei Trasporti lo definì “Fondo Unico”, in cui elencare, in modo capillare, tutte le risorse disponibili (Bilancio dello Stato, Fondi Unione Europea, ecc.) e l’articolazione temporale di tali disponibilità e lasciare ai Dicasteri competenti il compito, finalmente, di programmare davvero le scelte almeno nel medio termine.

Il Dicastero dell’Economia e delle Finanze ha ben tre momenti per rivedere le scelte o il loro reale avanzamento: a marzo con la presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF), a settembre con il suo aggiornamento, a ottobre con il Disegno di Legge di Stabilità.

È, infatti, davvero umiliante assistere ogni anno, in occasione della redazione della Legge di Stabilità, al confronto tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze nella assegnazione delle risorse.

Per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti costruire da subito un quadro finanziario quinquennale, con soglie minime e massime di possibile rimodulazione, costituirebbe una prima riforma non solo di tipo finanziario ma, addirittura, di tipo gestionale: si responsabilizzerebbero tutte la Direzioni del Dicastero e si ridimensionerebbero le mancate attuazioni programmatiche, le perdite delle risorse comunitarie, i ritardi nell’avanzamento delle opere.

Coloro che lavorano all’interno del Ministero forse non si sentirebbero più, come purtroppo avviene oggi, “dipendenti pubblici” ma soggetti motivati a “fare risultato”.

One comment

  1. Tutto questo è senz’altro vero e tangibile oggi sia sul piano informativo che su quello della visibilità oggettiva.
    Sarebbe probabilmente utile al dibattito verificare la possibilità di introdurre nuove tecniche di condivisione dei programmi.
    Mentre constatiamo quotidianamente la distanza incolmabile tra promesse e modifiche efficaci al funzionamento della infrastrutturazione del paese, non riusciamo a proporre soluzioni in grado di accorciare il gap che ci divide dalla possibilità di realizzare migliori opportunità.
    Oggi il mondo sta sperimentando l’utilizzo di una nuova tecnologia ancora riservata ad un ristretto numero di operatori economici dediti principalmente alla speculazione valutaria: la Blockchain.
    Ma c’è già chi profetizza l’insediamento su questa nuova rete decentralizzata di veri e propri comprensori economici, privi di connotazione spaziale in grado di scambiare e movimentare merci prodotti e servizi.
    Perché non interrogarci su come la blockchain technology potrà modificare il sistema di decisione e di garanzia sui programmi di infrastrutturazione del nostro paese?

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