In una trasmissione televisiva il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi ha detto che “il mio Governo ha fatto molti provvedimenti, forse troppi, ma doveva riempire un vuoto lasciato dai Governi passati che non avevano fatto nulla”; una dichiarazione che mi ha fatto tornare indietro di almeno quaranta – cinquanta anni quando i Governi presieduti sistematicamente da parlamentari democristiani erano molto attenti a non criticare i loro predecessori perché avrebbero, automaticamente, criticato membri del proprio partito. Ora invece Renzi può benissimo attaccare il passato perché l’attuale Partito Democratico non ha nulla a che fare con il Partito Democratico. Sembra un gioco di parole ma in realtà l’ex Presidente Renzi ha cambiato integralmente il DNA del Partito Democratico e lo ha reso molto simile ai Partiti che in passato utilizzavano determinate tecniche per aggregare il consenso.

Tecniche che solo la gente giovane ha dimenticato ma chi ha un po’ di memoria storica ricorda benissimo, mi riferisco in particolare:

  • al sistematico ricorso all’uso degli annunci e all’anticipazione di provvedimenti che nella maggior parte dei casi venivano disattesi
  • all’elencazione di risorse che nella maggior parte dei casi non erano disponibili o lo erano in un futuro lontano
  • al ricorso sistematico a regalie per ottenere un immediato consenso incrementando il debito pubblico
  • all’utilizzo di atteggiamenti forti con il Sindacato solo per aumentare il ruolo di controparte ma mai per ottenere risultati mirati alla crescita dello stato sociale
  • alla continua iniezione di prodotti soporiferi per annullare ogni possibile schieramento contrario da parte della Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura, ANCE, ecc.
  • al capillare controllo di tutti gli incarichi di sottogoverno, eludendo anche i previsti pareri delle Commissioni parlamentari competenti

Tutte tecniche che troviamo nella esperienza di Governo dell’attuale Segretario Matteo Renzi con una serie di differenze sostanziali, quaranta anni fa:

  • l’Unione Europea non era ancora strutturata e quindi non era in grado di misurare in modo analitico la serie di incongruenze o di anomalie delle scelte del Governo
  • il confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea, in termini di crescita, non aveva la dimensione attuale, non eravamo cioè gli ultimi tra i Paesi che crescevano
  • era difficile scoprire nelle Leggi finanziarie le reali assegnazioni e le reali coperture delle varie scelte strategiche
  • il Parlamento non consentiva decisioni e scelte prive di una verifica democratica adeguata; il ricorso alla “fiducia” infatti non veniva invocato con una frequenza così elevata come quella dell’ultimo triennio
  • la gestione delle nomine del sottogoverno e delle promozioni all’interno della Pubblica Amministrazione era, quanto meno, attenta alla qualità professionale delle persone. Difficilmente si diventava Consiglieri di Stato o senza un adeguato curriculum.

Queste differenze dimostrano chiaramente che il Partito Democratico, quello degli ultimi quattro anni, non quello precedente, possiede atteggiamenti analoghi alla passata Democrazia Cristiana ma, nella sostanza, non gode di quei vantaggi che quaranta anni fa consentivano il governo del Paese. Purtroppo il Partito Democratico attuale ha avuto un crollo così imprevedibile dei consensi perché ha imitato male un Partito o i Partiti del passato che avevano invece seguito un codice comportamentale diverso e, forse, più “democratico”.

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