Pochi giorni fa ha avuto luogo una conferenza stampa in cui il gruppo Ferrovie dello Stato ha comunicato gli splendidi risultati raggiunti con il bilancio 2017, in particolare si evince dalle dichiarazioni che il fatturato del gruppo risulta essere pari  a 9,3 miliardi con un aumento del 4,1% rispetto al 2016 in cui il fatturato si attestò a 8,9 miliardi di euro ed un Margine Operativo Netto pari a 522 milioni; si precisa però, sempre durante la conferenza stampa, che: il dividendo è sospeso poiché si dovrà scegliere se sarà opportuno pagarlo all’azionista Tesoro; tale decisone è legata alle modalità con le quali si deciderà di dare una sistemazione ai 2 miliardi di buco tecnico provocato dalla eventuale svalutazione patrimoniale resasi necessaria dopo l’assorbimento delle attività e passività dell’ANAS. Sempre durante la stessa conferenza stampa, però, il vertice delle Ferrovie dello Stato ha reso anche noto che è stata inoltrata una richiesta formale al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed in particolare Mazzoncini ha dichiarato: “dopo l’integrazione dell’ANAS chiediamo al Ministro Delrio di rivedere la convenzione di concessione all’ANAS per sanare il buco tecnico di 2 miliardi”. Moltissimi, come io stesso ho fatto, si saranno chiesti se una simile dichiarazione rispondesse al vero e al tempo stesso, sicuramente si saranno posti una serie di interrogativi, come:

  • durante la fase istruttoria della proposta di unificazione delle due Società come mai non sia emersa un simile grave indebitamento;
  • come mai non si sia posta, addirittura, una clausola che evitasse un accorpamento in presenza di un debito consolidato così rilevante e difficilmente superabile nel breve e medio periodo;
  • dove era l’Azionista unico, cioè dove era il Ministero dell’Economia e delle Finanze ed in particolare quei dirigenti del Ministero sempre attenti a stigmatizzare tutte le possibili anomalie e addirittura ad inventarsele anche quando non ci sono;
  • dove era il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel suo articolato ruolo di azionista strategico e di garante di un rapporto contrattuale sia con l’ANAS che con le Ferrovie dello Stato;
  • dove era l’ANAC così attento a sindacare anche i verbali di nuclei condominiali con solo otto famiglie;
  • dove era la Corte dei Conti;
  • dove era l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;
  • dove era il Consiglio di Stato;
  • dove era l’Autorità di Regolazione dei Trasporti, sempre pronta ad essere attore anche di tematiche completamente non coerenti al proprio mandato;
  • dove erano i Collegi sindacali delle due Società;
  • dove era il Sindacato, in passato sempre attento sulle sorti proprio delle Ferrovie dello Stato?

Sicuramente fra non molto l’Unione Europea entrerà nel merito e queste assenze, queste dimenticanze necessariamente dovranno, quanto meno, essere oggetto di un serio approfondimento tecnico e politico. Questo forzato risveglio metterà in luce l’assurda modalità con cui è stata gestita una simile operazione e chiaramente svegliandosi si accorgeranno che i debiti di una Società ubicata all’interno delle Pubblica Amministrazione come quelli dell’ANAS sono andati a confluire in una Società esterna alla Pubblica Amministrazione come quella delle Ferrovie dello Stato; altrettanto certamente questo cruento risveglio, da questo torpore patologico, imporrà immediate risposte su come mai i vari advisor delle due Società non abbiano denunciato simili gravi anomalie.

Il titolo di questo documento è esaustivo di per se stesso: ma purtroppo la realtà dei fatti ha dimostrato che la situazione reale non mette in dubbio (“se fosse vero”), ma risulta invece chiaro che ciò che è accaduto è vero e, pertanto, dobbiamo davvero preoccuparci perché effettuando una banale comparazione con esperienze del passato ci accorgiamo che mai, assolutamente mai, fino a questo momento, c’era stata tanta leggerezza e tanta gratuita superficialità nella gestione di una operazione che ha riguardato due grandi Società del Paese, che ha riguardato organismi istituzionali così ricchi di supporti giuridico amministrativi e contabili di altissimo livello.

È inutile, purtroppo, chiedersi come mai tutto questo sia accaduto perché ogni ulteriore approfondimento si trasformerebbe in una denuncia sull’operato di soggetti responsabili della Pubblica Amministrazione e onestamente ciò compete ad altri, ciò compete ad altre sedi.

Io, come atto di onestà intellettuale e coerenza, gradirei solo che, una volta tanto, nella richiesta avanzata al Ministro Delrio si aggiungesse una chiara ammissione di “evidente dimenticanza o di misurabile sottovalutazione” di un vincolo strutturale, quello relativo al debito, che se letto attentamente avrebbe sicuramente evitato o, almeno, rinviato una scelta davvero azzardata. La mia è una richiesta utopica ma se questo dovesse capitare, eviterebbe l’obbligata verifica di responsabilità, la naturale indagine sull’assurdità procedurale che il nuovo Governo, il nuovo Parlamento avvieranno sulla questione nel breve periodo.

2 commenti

  1. Io mi domanderei piuttosto come sia potuto venire in mente ad una persona sensata di unire FS e ANAS. Le prime devono ancora definire la propria identità per la questione della separazione vera RFI e TRENITALIA. La seconda non riesce a fare fronte ai suoi doveri prima di tutto di manutenzione. Lo stato dele strade ANAS è sotto gli occhi di tutti. Il core business e totalmente diverso, le tecnologie non hanno molto in comune, ci sono voluti molti faticosi anni per fare delle FS un’accettabile entità organizzativa ed aziendale.

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