TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

Il Presidente dell’ANCE Buia in una intervista al Corriere della Sera del 14 aprile scorso ha dichiarato che “nelle Leggi di Bilancio 2016 – 2018 le risorse per le infrastrutture sono cresciute del 72% corrispondenti a circa 9 miliardi aggiuntivi, mak nello stesso periodo, gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti del 5,2%”. Secondo Buia la colpa di questo inconcepibile paradosso è da addebitare alla burocrazia, alle lungaggini del CIPE e infine all’ultimo Codice degli Appalti. Viene da chiedersi, però, come mai dal 2008 al 2014 furono avviati a realizzazione o, addirittura completati, interventi del Programma delle Infrastrutture Strategiche della Legge Obiettivo per oltre 55 miliardi di € (importo che aggiunto a quello attivato negli anni 2002 – 2006, sempre dalla Legge Obiettivo, si attesta su n valore globale di circa 80 miliardi di €). Per tranquillizzare il Presidente Buia e per evitare che si continui a credere ancora a dati e a risorse inesistenti, è utile invece rileggere attentamente ciò che Giorgio Santilli ha correttamente pubblicato su Il Sole 24 Ore del 14 aprile scorso e che si riporta di seguito:SDE

Risulta pertanto che le risorse disponibili, come già in altre occasioni esposto, nel migliore dei casi sono state nel 2017 solo 1.166 milioni di € e nel 2018 3.150 milioni di € più altri 800 milioni di € dopo la firma del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Queste risorse però, a valle di una sentenza della Consulta, sono attualmente bloccate, infatti la Consulta, accogliendo proprio in questi giorni un ricorso della Regione Veneto, ha dichiarato incostituzionale il Fondo investimenti prima riportato, in quanto lo stesso risulta essere privo della apposita intesa con le Regioni; pertanto le assegnazioni sono tornate ad essere solo una ipotesi. Non si può che dar ragione alla Regione Veneto nel aver impugnato il provvedimento del Governo, in quanto, proprio nel 2003, la Consulta fu molto chiara nell’imporre, per le opere della Legge Obiettivo, la intesa con le Regioni. Questa dimenticanza del Dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’intero Governo risponde ad una chiara linea strategica; una linea che il Presidente Buia dovrebbe già aver compreso: non è la burocrazia, non è il CIPE, la causa del mancato avvio dei cantieri, del mancato avvio degli Stati di Avanzamento dei Lavori, ma solo una misurabile ed inequivocabile vera carenza di risorse. Ora che il Governo Renzi non c’è più, ora che al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta per essere nominato un nuovo Ministro, il Presidente dell’ANCE può denunciare finalmente ciò che per quasi quattro anni l’ANCE non ha detto: il Governo ha dimenticato volutamente il comparto delle infrastrutture annunciando programmi e utilizzando la cassa, utilizzando le risorse per assicurare i bonus, per soddisfare banali clientele elettorali.

La mancata intesa con le Regioni, un imperdonabile errore del Governo, il limitato numero di CIPE (solo 7 dal 2015 ad oggi), l’assurdo strumento del nuovo Codice Appalti, testimoniano in modo inequivocabile una chiara volontà dello Stato, una volontà però che ha sottovalutato i danni di una simile linea strategica, danni che oggi stanno producendo una crisi irreversibile dell’intero comparto delle costruzioni. Dobbiamo quindi verificare davvero le responsabilità della così detta burocrazia e denunciare sistematicamente le responsabilità occulte di chi spesso trasferisce delle colpe a soggetti, ad organismi, a strumenti che volutamente chi gestisce la cosa pubblica invoca per attuare strategie spesso antitetiche ai programmi annunciati. Compito di organismi come l’ANCE o di giornali come Il Sole 24 Ore dovrebbe essere proprio quello di denunciare con anticipo queste assurde schizofrenie.

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