Riflettendo sull’attuale situazione politica, ormai in stallo da mesi, viene spontaneo chiedersi: come è potuto succedere che ci siamo svegliati un giorno e ci siamo trovati come possibile Primo Ministro l’Onorevole Luigi Di Maio? Come è potuto succedere in un Paese in cui in un passato non molto lontano i Premier si chiamavano De Gasperi, Moro, Berlinguer, Craxi, ecc.? Cosa ha convinto 11 milioni di italiani a votare per il Movimento 5 Stelle? Come è possibile che in pochi anni sia cambiato tutto e si sia deciso di “provare” solo per vedere “come è”, in pochi anni si sia deciso solo di “cambiare”?

La colpa non ritengo sia da attribuire al Movimento 5 Stelle ma a chi, scegliendo nella passata Legislatura una linea di governo davvero discutibile, ha regalato, porgendolo su un piatto d’argento, il Paese a coloro che avevano un solo obiettivo: dimostrare “come è” un Paese governato da chi è solo catalizzatore del dissenso.

Ora saranno naturalmente messi alla prova, ma viene spontaneo chiedersi: può un Paese come il nostro essere sottoposto ad una iniziativa sperimentale? Può un Paese come il nostro, in questo delicato momento economico, essere sottoposto ad un “tentativo” gestionale?

A questo punto, però, dovremmo prepararci a convivere con questa evoluzione o involuzione che caratterizzerà il futuro dell’Italia; tuttavia per coloro che hanno davvero paura di questa fase sperimentale diventa obbligata una attenta analisi su ciò che, purtroppo, potrebbe accadere in presenza di una simile nuova fase politica (dove politica forse è una definizione poco adatta). Se proviamo ad affrontare la incidenza del Governo a conduzione del Movimento 5 Stelle sul comparto delle infrastrutture e dei trasporti, ci chiediamo, in particolare, ci saranno risorse per le infrastrutture strategiche? La risposta pare essere scontata: si preferirà garantire solo “assistenza”, in fondo è una scelta già intrapresa dall’ex Presidente del Consiglio Renzi, una scelta che, però, come abbiamo potuto riscontrare, non ha consentito, in nessun modo la crescita e lo sviluppo. Ed allora ritorna utile ricordare che per il mondo delle costruzioni e per quello che assicura la mobilità delle persone e delle merci parrebbe iniziare un nuovo periodo negativo, molto più grave di quello vissuto con il passato Governo.

I grandi temi saranno quindi il taglio dei vitalizi ai parlamentari, il reddito di cittadinanza, la miriade dei bonus, ecc. e non ci saranno preseumibilmente proposte mirate alla costruzione vera di nuovi posti di lavoro, al rilancio della nostra offerta infrastrutturale, alla creazione di una efficienza organica nei servizi di trasporto, ecc. dimenticando così che il Prodotto Interno Lordo non cresce ricorrendo alla pura logica assistenziale o agli incentivi coerenti solo con una finalità: aggregare un consenso temporaneo e rendere il Paese, povero e suddito, di un Governo garante, solo del mantenimento di una folle sopravvivenza.

Personalmente confido nel fatto che questa fase non facile finirà (purtroppo non presto) e, auspicabilmente, si sveglieranno coloro che per cinquanta anni sembra abbiano preferito vivere in un torpore davvero incomprensibile: i giovani. Giovani che per mezzo secolo, gli ultimi segnali risalgono al 1968, sono stati spettatori e non attori, per mezzo secolo hanno creduto che il Governo del Paese rientrasse nelle competenze di una fascia di anziani o di pseudo anziani. Si potrebbe contestare una simile constatazione ribadendo che i nuovi parlamentari della Lega e del Movimento 5 Stelle sono tutti giovani, in realtà ci sono vecchi giovani e ci sono giovani vecchi.

Questo sospirato risveglio di coloro che chiamiamo davvero giovani una vera rivoluzione democratica basata essenzialmente su una nuova coscienza nella gestione della cosa pubblica e questa nuova fascia generazionale comprenderà quanto possa essere determinante per la crescita del Paese la pianificazione strategica delle infrastrutture, la costruzione di una offerta organica coerente alle esigenze della domanda di trasporto. Il blackout di questi anni purtroppo non potrà non incidere negativamente ma, alla fine, il ritorno di una nuova cultura generazionale porta una rinnovata carica di ottimismo.

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