Angela Bergantino, Andrea Boitani e Maurizio Maresca hanno firmato un articolo comparso giovedì 3 maggio su Il Sole 24 Ore dal titolo “Il patto Europa – Italia che riforma regolazione e politica autostradale”. Due passaggi hanno attirato in particolare la mia attenzione e li riporto integralmente per evitare possibili errori di interpretazione.

Il primo è proprio all’inizio dell’articolo: “La decisione della Commissione Ue sul piano di rilancio delle autostrade italiane costituisce una bella pagina verso una più trasparente regolazione del mercato delle infrastrutture che favorisce il servizio pubblico e la crescita”; il secondo passaggio salta agli occhi nella parte centrale dello stesso articolo dove si precisa: “Purtroppo va rivelato che il mercato segnala persino nello stesso comparto autostradale delle forme di resistenza alla trasparenza specie ad opera di imprese meno competitive che tendono a sostituire i necessari investimenti in efficienza con le relazioni personali o altre forme di presenza nel mercato”. In sostanza, fino ad ora, il mondo delle concessioni autostradali è stato caratterizzato dall’assenza di trasparenza e solo oggi con questo accordo che consente lo sblocco di opere per 8 miliardi di euro e un aumento di quattro anni della concessione il comparto torna ad essere senza peccato; questo approccio tipicamente “cattolico” del perdono dopo la penitenza mi sembra davvero preoccupante.

Ho esitato ed atteso prima di esprimere meraviglia nel leggere quanto sopra scritto, soprattutto per quel che riguarda il secondo concetto in quanto convinto che AISCAT, l’Associazione Italiana Società Concessionarie Autostradali e Trafori, avrebbe quanto meno ricordato ad Angela Bergantino, ad Andrea Boitani e a Maurizio Maresca che ogniqualvota si sceglie di dubitare della trasparenza o si sceglie di esprimere concetti quali “sostituire i necessari investimenti in efficienza con le relazioni personali o altre forme di presenza nel mercato” senza contestualmente indicare coloro che in passato o ancora oggi usano simili comportamenti, si realizza il peggiore attacco possibile alla trasparenza.

Auspico che queste considerazioni possano sollecitare l’AISCAT e, conseguentemente, possa far prendere loro in considerazione l’ipotesi di rispondere ai redattori dell’articolo ricordando a questi ultimi che qualora effettivamente dovessero essere presenti reali anomalie comportamentali nel comparto oggetto dell’analisi, queste andrebbero denunciate formalmente e non ha invece senso alludere a possibili condotte non trasparenti con l’esclusivo scopo di lanciare segnali diffamatori. Questo tipo di atteggiamento, infatti, sarebbe più opportuno non adoperarlo, parrebbe invece più consono lasciare tale “esclusiva” alle organizzazioni di tipo malavitoso.

A seguito di questa premessa, vorrei soffermarmi ulteriormente su due dati:

  • la dimensione delle opere che questo accordo sblocca, circa 8 miliardi di euro
  • la proroga di quattro anni della concessione per alcune Società autostradali

Esaminando attentamente i quadri economici e le reali possibilità di dare concreta risposta a tali impegni e si realizza che è davvero impossibile dare compiutezza a quanto annunciato. Non volendo entrare nel merito dei singoli Piani Economici e Finanziari, poiché meriterebbero un approfondimento aggiuntivo, lungo ed eccessivamente tecnico, ritengo che fra cinque o sei anni qualcuno leggendo queste riflessioni si troverà a determinare come questo accordo, attualmente apparentemente carico di entusiasmi, avrà prodotto, nel migliore dei casi, solo un aumento delle quotazioni in Borsa di alcune Società autostradali e in termini di investimenti solo qualche ampliamento della sezione stradale di alcune tratte autostradali; interventi supportati, nel migliore dei casi, dalla possibilità che i concessionari si ritengano soddisfatti da “un rallentamento tariffario” a fronte di un incremento dello 0,5% del tasso di inflazione .

Nutro, per quanto fin’ora detto, seri dubbi che, con un quasi blocco del sistema tariffario, possa avviarsi concretamente a realizzazione la “Gronda di Genova” e l’asse autostradale “Asti – Cuneo”. Stiamo, infatti parlando di due opere non facili e la cui stima economica sicuramente dovrà essere rivisitata, vista la scommessa di uno scenario Paese che si gioca sulla deflazione del sistema economico.

Un altro bluff.  

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