Sabato 12 maggio è stata inaugurata la stazione San Giovanni della linea metropolitana C a Roma e è stato accolto con un tripudio di apprezzamenti, sia sulla qualità tecnologica e trasportistica dell’opera, infatti interconnettendosi con la linea A si comincia a vedere anche a Roma un impianto metropolitano a rete, sia su quella spiccatamente culturale e architettonica. A testimonianza di un simile successo si può apprezzare quanto pubblicato su le testate di alcuni giornali come La Repubblica, Il Corriere della Sera e Il Messaggero.

La Repubblica

  • La stazione museo al debutto. “Qui si fa un tuffo nella storia” (“uno scavo immenso esteso 3.000 metri quadrati che non sarebbe stato possibile senza questa opera, racconta l’archeologa Morretta della Sovraintendenza”)
  • Metro C a san Giovanni, one woman show di Raggi alla prima dell’archeostazione

 Il Corriere della Sera

  • Ricca di storia e di futuro, ora l’archeo – stazione fa sognare Roma
  • Festa a San Giovanni: “Non sembra Roma”. Dichiarazione del sindaco Raggi: “Abbiamo iniziato una sorta di viaggio nel tempo, tornando all’epoca dei romani. Scavando ci imbattiamo sempre in preesistenze preziosissime per la città. Io non posso che ringraziare tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione di questa opera e i sindaci precedenti che l’hanno voluta. Ora il lavoro continua e vorremmo arrivare fino alla Farnesina”
  • Polemiche e frecciate, la Regione: da noi 250 milioni ma oggi ignorati
  • Reperti da museo. Ecco l’archeostazione della metropolitana

Il Messaggero

  • Metro C svolta per 200 mila (abitanti)
  • San Giovanni, ore 12: primo viaggio in Metro C. è festa tra video e selfie
  • I bambini conquistati dai reperti “la storia così è più divertente”
  • Svolta per 200 mila romani. Così si riducono gli ingorghi
  • Le tecniche innovative per gli scavi: terreni congelati e 500 carotaggi (l’urbanista Scandurra: “con le stazioni cambia il volto delle periferie”)
  • Metro C, san Giovanni apre la stazione gioiello “Roma corre nel futuro” la Sindaca Raggi: “Vetrina per l’Italia”
  • Un museo archeologico a più strati dove sembra di viaggiare nel tempo
  • Metro C, il futuro nell’archeostazione
  • Una scossa per i romani da un’opera all’avanguardia (di Claudio Strinati)

Di particolare interesse l’articolo di Claudio Strinati, sovrintendente dal 1991 al 2009 per il polo museale romano, per questo motivo ne riporto alcuni passaggi:

“Il nostro Paese riesce a balzare in modo brusco da una condizione di arretratezza a una posizione di assoluta e travolgente avanguardia, superando tutti in audacia progettuale, in risultati prestigiosi, in proposte innovative. É una qualità che ogni tanto riemerge, nella storia italiana, e si può apprezzare senza dubbio nella stazione della Metro C a San Giovanni, inaugurata ieri a Roma. È un’opera che riesce a coniugare in modo straordinario due aspetti, quello tecnologico e quello della cultura e della conservazione. Il futuro e il passato si manifestano insieme in una iniziativa che da un lato è tutta proiettata in avanti, con uno sviluppo tecnologico notevole e che produrrà risultati molto significativi per la città, e dall’altro, dal punto di vista culturale, permette un’immersione archeologica che segue un percorso innovativo, perché con i tanti reperti si mette in risalto non un’opera d’arte o un monumento in particolare ma strutture che mostrano la vita, l’attività e il lavoro del mondo ancestrale. Questa nuova “archeo-stazione”, come è stata ribattezzata, è una lezione per i romani e per i turisti, e l’inaugurazione è come una bottiglia di champagne appena stappata, il cui contenuto è destinato a tutti”

“È anche un grande evento che restituisce finalmente a Roma la dignità che merita per la sua grandezza, che negli anni ha subito flessioni e difficoltà. Per una volta i romani hanno potuto appagare forse con un senso di stupore, l’ambizione di vedere nella propria città anche azioni positive e costruttive, senza dimenticare ovviamente i problemi che pure ci sono. Lo sviluppo della Metro , con la nuova stazione a San Giovanni, mostra che è possibile davvero migliorare le cose. Speriamo che questa inaugurazione rappresenti uno stimolo per gli amministratori, un incentivo a proseguire su questa strada. D’altronde i romani sono stati celebrati per secoli per due cose: gli acquedotti e le strade. Le metropolitane sono le strade della modernità”

Nella mia esperienza di vita lavorativa ho sempre programmato, progettato e pianificato infrastrutture e, quindi, non posso non considerare questi come apprezzamenti veri, come constatazioni tutte oggettive; quello che dispiace è che in questi casi si dimentica che questo successo, oltre ai meriti delle maestranze e dei tecnici direttamente ed indirettamente coinvolti nella realizzazione dell’opera, è anche di chi ha cercato in tutti i modi, nel rispetto sempre delle norme vigenti, di superare gli ostacoli di natura procedurale, di natura tecnica, urbanistica ed economica.  Il beneficio collettivo di uno sforzo corale, di tanti Ministri, di tanti Sindaci, di tanti Presidenti di Regione, di tanti Sovrintendenti, di tanti Assessori ai trasporti, ha finalmente una espressione plastica nel godimento personale di vedersi migliorata la vita, di godere di servizi decenti. Godere di una infrastruttura pensata, programmata, pianificata, progettata e finalmente fruibile è un grande atto di partecipazione democratica.    

Non possiamo però mentire sulla successione delle dinamiche degli eventi che hanno portato a questo: per esempio la campagna di ricerche, voluta in grande scala dalla soprintendenza archeologica che ha comportato ritardi e modifiche di procedure, oggi viene celebrata dimenticando gli sforzi di tanti. La Regione, che non può essere dimenticata, ha pienamente contribuito per la sua parte e tra il 2006 ed il 2015 la Struttura di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Presidenza del Consiglio hanno consentito che l’opera giungesse all’importante traguardo. E così chi oggi gode del risultato pensa al futuro senza avere la consapevolezza o l’audacia che è il presente a costruirlo, mentre chi ha pensato, sudato, speso la propria intelligenza, è lasciato a discutere di responsabilità inesistenti.

Si dimentica, infatti, che proprio grazie alla Linea C, l’archeologia e la conoscenza del sottosuolo romano, delle dinamiche insediative di chi ci ha preceduto, sono oggi ad un livello di conoscenza mai avuta prima e che queste operazioni considerate a suo tempo di pesante ed inutile infrastrutturazione, in realtà ci restituiscono la consapevolezza ed il rispetto per i luoghi in cui viviamo. Un valore economico che nessun professore può stimare, di portata incommensurabile che si chiama “città”  e che,  questo sì, produce reddito e rendita di cittadinanza. Ricordiamocelo.

One comment

  1. Condivido ogni parola di quello che hai scritto. La mia speranza è che tale fantastica evidenza dei fatti faccia “evaporare” le cattiverie, le illazioni e le ingiustizie ancora presenti. Il futuro della linea “C”, con il proseguimento al Colosseo e a Piazza Venezia, sono sicuro, sarà ancora più affascinante.

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