LA PERDITA DELLA COERENZA PRODUCE LA PERDITA DELLA CREDIBILITÀ

Essere oggi Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti significa davvero vivere una delle esperienze più difficili rispetto agli altri dicasteri non tanto e non solo per la eredità lasciata dagli ultimi due Governi quanto per la forte discrasia che risalta tra le linee strategiche annunciate dal Movimento 5 stelle e quelle che l’attuale compagine di Governo dovrà trasformare in atti compiuti, basta rammentare come in campagna elettorale il Movimento 5 Stelle ha in più occasioni ribadito:

  1. Il nuovo asse ferroviario Torino – Lione va bloccato in quanto trattasi di un progetto completamente superato e addirittura inutile e dannoso per l’ambiente
  2. Pieno appoggio ai principi del gruppo “No TAV” e immediata azione mirata a bloccare ogni iniziativa in corso di realizzazione
  3. Blocco dei lavori di un intervento inutile e dannoso per il territorio come il nuovo asse ferroviario ad alta velocità Milano – Genova (Terzo Valico dei Giovi)
  4. Rivisitazione sostanziale dei progetti relativi all’alta velocità Milano – Genova e Milano – Venezia e cambiamento integrale del concetto di “alta velocità” in “velocizzazione di rete”; un cambiamento concettuale sostanziale che annulla integralmente i progetti definiti e quelli in corso di realizzazione ed i relativi finanziamenti

Questi quattro punti, man mano che si delineava un possibile coinvolgimento governativo, sono stati in parte rivisitati, anche se a mio avviso solo temporaneamente. Ora però il Ministro Toninelli dovrà definitivamente esporre la sua linea di pensiero e definire, con la massima urgenza, il quadro di azioni da avviare proprio sulle tematiche legate alla serie di interventi infrastrutturali ubicati nell’area settentrionale del Paese. In quell’area territoriale del Paese in cui l’attuale Governo dovrà interloquire con tre Governatori che sono supportati da una maggioranza leghista. Prenderà corpo così probabilmente il primo scontro tra i due Movimenti; uno scontro che metterà in evidenza quanto sia stata sottovalutata, proprio nella fase terminale, la “coerenza programmatica” e quanto sia difficoltoso vivere questo incontro tra schieramenti che da sempre non hanno mai avuto, specialmente sulla tematica delle infrastrutture, un comune denominatore.

Sarà allora opportuno che sia reso noto nel breve periodo cosa pensano il Governatore Toti, il Governatore Fontana e il Governatore Zaia di questa linea strategica che annulla iniziative progettuali che danno rilevanza socio economica ad un territorio che partecipa, per oltre il 55%, alla formazione del Prodotto Interno Lordo del Paese. Al tempo stesso il nuovo Ministro Toninelli comprende benissimo che cambiare la linea strategica, lanciata da sempre dal Movimento 5 Stelle, significherebbe annullare il tipico DNA del Movimento e cioè: la coerenza dei comportamenti, il mantenimento degli impegni, l’attuazione concreta delle promesse. Il Dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti potrebbe diventare così il primo teatro in cui potrebbe prendere corpo una crisi interna al Movimento; una crisi che imporrà una scelta tra il rispetto della richiesta di chi governa tre Regioni chiave e il mantenimento delle promesse fatte da sempre alla vasta base elettorale. Una scelta non facile perché annullare la protervia e l’arroganza con cui erano state elencate le azioni di blocco e di azzeramento di infrastrutture di valenza strategica non regionale, non nazionale ma comunitaria, significherà ammettere che le scelte programmatiche del Movimento, avevano e purtroppo hanno, una solo finalità: aggregare il dissenso per costruire uno schieramento capace di portare il Movimento stesso al governo del Paese. Un simile cambiamento comportamentale, una volta innestato, deluderà immediatamente sia la base, sia la intera compagine del Movimento 5 Stelle che oggi è presente all’interno del Parlamento. Il cambiamento tante volte annunciato corre il rischio di essere solo annunciato e privo di consistenza operativa; sono convinto che proprio su questo grave errore strategico non legato alla “rendita di cittadinanza” o alla “flat tax” ma alle “infrastrutture” avrà inizio il declino strutturale del Movimento 5 Stelle e contestualmente finirà questa inimmaginabile esperienza con il Movimento della Lega.

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