Negli ultimi giorni del mese di maggio abbiamo appreso di una iniziativa della Società Aeroporti di Roma mirata alla realizzazione di una “Business City”; un progetto ambizioso, realizzato e ideato dalla società di gestione dello scalo internazionale con l’idea di creare una “porta della Capitale verso il mondo”, un luogo dove attrarre le imprese, ideale per incubatori e startup innovative, nel teatro per eccellenza dove fioriscono le relazioni internazionali.

Un nuovo polo intermodale che, come il resto dello sviluppo aeroportuale, nasce “senza consumare un solo metro quadrato di spazi verdi” sottolinea Giovani Castellucci Amministratore Delegato di Atlantia (società che controlla Adr). Variegata l’offerta dei servizi, a partire dal centro congressi della Capitale, poi zone dedicate a consolati e ambasciate e persino un centro wellness, nursery, spazi shopping e intrattenimento. Il maxi-centro ospiterà ogni giorno 50mila persone. Lo studio realizzato dal gruppo Claus prevede a regime 5.300 nuovi occupati diretti e 23.500  nell’indotto. Vito Riggio, Presidente dell’ENAC, parlando della necessità di migliorare i collegamenti da e per lo scalo, ha proposto nuovi investimenti “soprattutto attraverso un raddoppio dell’autostrada. Una questione nazionale ma di grande rilevanza per il territorio, per cui è necessario coinvolgere gli enti locali cioè i sindaci di Roma e Fiumicino”. Ma questa decisione o meglio questa scelta viene da molto lontano. Nel 1984 all’interno del Piano Generale Trasporti venne redatto un Piano Aeroporti del Paese e, con uno sguardo davvero lungimirante, venne chiarito cosa era il concetto di “HUB” e cosa era, nel caso specifico, quello dell’aeroporto di Fiumicino. Se esaminiamo alcune parti di questo lavoro, ma in particolare se ci soffermiamo sull’interessante confronto che trentaquattro anni fa caratterizzò una simile tematica, scopriamo che il successo del nodo (HUB) era la incisività e la efficacia dei raggi che lo collegavano con il sistema territoriale. Trentaquattro anni fa si ritenne indispensabile il collegamento tra l’HUB e Roma attraverso anche la modalità ferroviaria e addirittura si parlò di un collegamento funzionale non solo con Roma ma, sempre con una rete ferroviaria veloce, con Napoli e Firenze. Si offriva al mondo un teatro culturale con una ricchezza di opere d’arte, di architettura e di storia ineguagliabile, ma sempre in quella lungimirante intuizione prendeva corpo anche l’asse autostradale tirrenico; un asse che partendo da Genova scendeva sino a Livorno, a Civitavecchia, e raggiungeva l’aeroporto di Fiumicino per proseguire poi lungo l’asse della Pontina e, attraverso la bretella “Cisterna – Valmontone” innescarsi nell’asse autostradale A1. Questa visione strategica ha visto in questi trentaquattro anni la realizzazione di solo pochi segmenti di un simile ricco complesso di raggi:

  • l’asse autostradale tirrenico, previsto dalla Legge Obiettivo, approvato dal CIPE ma realizzato solo parzialmente
  • il prolungamento dell’asse autostradale da Fiumicino fino a Latina a attraverso la bretella di Cisterna – Valmontone, approvato dal CIPE, coperto di una rilevante quota finanziaria (oltre 2,4 miliardi di €) , dopo l’espletamento di apposita gara è bloccato da un contenzioso da oltre due anni
  • il collegamento tra l’aeroporto di Fiumicino e il sistema metropolitano della capitale avviene con un asse ferroviario e non con un tecnologia metropolitana, cioè con una frequenza di 5 minuti, cioè come previsto sempre nella definizione del HUB nel Piano aeroporti del 1984
  • il collegamento diretto tra l’impianto aeroportuale e la rete ad alta velocità Roma – Napoli e Roma – Firenze, come previsto dal Piano delle Reti TEN – T è ancora in una fase di approfondimento progettuale

Senza dubbio questa preoccupante stasi e questa assenza di contestualità nell’avvio e nel completamento di un simile master plan è da addebitare all’organo centrale del Paese ma, come ribadito dal Presidente Riggio, il Comune di Roma, anche alla luce del suo ruolo previsto dalla Costituzione, avrebbe dovuto in passato ed oggi svolgere un ruolo determinante diventando addirittura catalizzatore di un simile action plan.

Perché l’HUB in assenza di raggi scompare; infatti la parola HUB altro non è che il centro di una ruota di bicicletta, senza raggi la ruota perde la sua funzione e quindi è davvero assurdo che questa coscienza della strategicità di questo complesso sistema di convenienze venga capito solo ora, solo dopo che un privato ha praticamente venduto una proposta che da oltre trenta anni è stata annunciata e purtroppo non capita.

One comment

  1. Ahahah un Hub a roma senza raggi…!
    Impossible of course!
    Ho letto questo in un blog :

    Tria oggi ha avuto la faccia di parlare di “un vasto programma di investimenti pubblici infrastrutturali che potrebbe essere attuato e finanziato in deficit senza creare un problema di sostenibilità dei debiti pubblici”. Già mi immagino il dialogo di questi con le autorità europee che dovrebbero garantire lo scorporo di questi fantomatici investimenti:
    RI (rappresentante italiano): Allora, abbiamo questo grande piano
    RE (rappresentante europeo): Bene, quindi quello precedente è già stato realizzato? Fatta la TAV, le Pedemontane, tutto quanto il resto?
    RI: No, veramente è un altro piano
    RE: Beh, allora usate i soldi che avete preso per le opere che non avete fatto e usateli per quello
    RI: No, per questo piano servono altri investimenti
    RE: Va bene, vediamo questo piano. Quando è stato discusso, in che modo si situa nel quadro europeo, con chi ne avete parlato, cosa prevede?
    RI: Beh, è un grande piano
    RE: Ma come mai non ne abbiamo mai sentito parlare?
    RI: Sa, ci sono tante cose da fare per le infrastrutture in Italia e noi vorremo fare questo grande piano
    RE: Bene, certo, parliamone. Vediamo cosa serve, cosa va fatto, in che tempi, quanto costa
    RI: Ma ci vuole tempo!
    RE: Certo, mica possiamo metterci a fare le infrastrutture tanto per fare
    RI: Beh, a dire il vero a noi serve più che altro per rilanciare l’economia, per far ripartire la crescita così ripianiamo anche il debito
    RE: Ottimo, fate pure. Ma che volete da noi?
    RI: Beh, vorremmo fare più deficit
    RE: Sa, mica possiamo invadervi con i carri armati. Se volete più soldi, emettete bond e cercate di venderli. Se sforate i parametri, al massimo possiamo avviare una procedura di infrazione, ma certo non vi diamo noi i soldi. Se volete i fondi europei, fateci delle proposte che rientrino nei piani di sviluppo della Commissione, a cui avete partecipato anche voi.
    RI: Ma non eravamo noi, erano quegli altri!
    RE: Se ne volete fare di diversi, proponeteli alla commissione
    RI: Ma ci vuole tempo, noi dobbiamo lanciare questo piano subito!
    RE: Fatelo. Con i vostri soldi, però.
    RI: Ma non ne abbiamo!
    RE: Allora intanto finite le opere su cui vi siete già impegnati
    RI: Per quelle i soldi ce li date?
    RE: Veramente ve li abbiamo già dati.

    In giro per il mondo questi Hub sono Tax free 😉

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