Le Commissioni competenti della Camera e del Senato dovranno varare entro il 15 ottobre il Documento Economico e Finanziario, ma emerge con molta chiarezza la difficoltà di molti Ministri ad elaborare una strategia di azioni, anche nel brevissimo termine, che sia credibile, compatibile e perseguibile.

Attendibilità, compatibilità con le risorse e gli impegni presi e perseguibilità, sono tutti frutti che si prefiggono contemporaneamente, quasi simultaneamente, se ci si è posti con chiarezza di obiettivi, di procedure, ed analisi dei vincoli.

L’attendibilità intesa come la possibilità di adottare una politica che possa effettivamente conseguire quanto ci si è prefissi di fare, ad esempio, potrebbe già creare difficoltà a molti Ministri: il Ministro degli Affari Regionali, il Ministro per il Sud, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE.

Per quanto concerne gli Affari regionali, risulta evidente come la mancata ricerca del consenso territoriale sulle scelte di programmazione economica delle Amministrazioni centrali, come per esempio per le scelte di infrastrutturazione del Paese, abbia già di fatto bloccato gli investimenti nel settore. La legge di stabilità per il 2018 prevedeva un apposito fondo da ripartire, con una dotazione di 1.900 milioni di euro per l’anno 2017, di 3.150 milioni di euro per l’anno 2018, di 3.500 milioni di euro per l’anno 2019 e di 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032, per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, nei settori di spesa relativi a: trasporti, opere di collettamento, fognature, impianti di depurazione, ricerca, difesa del suolo, edilizia pubblica, attività industriali, informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria, prevenzione del rischio sismico, investimenti per la riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, eliminazione delle barriere architettoniche. L’utilizzo del fondo “è disposto con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri interessati, in relazione ai programmi presentati dalle Amministrazioni centrali dello Stato”, su ricorso della Regione Veneto, la Corte Costituzionale con sentenza 13 aprile 2018, n. 74 ha chiarito che il Fondo Unico, ma plurimo nelle finalità sulle materie di governo del territorio, costituisce materia concorrente tra Stato e Regioni rimanendo queste di competenza delle Regioni e pertanto il provvedimento è stato bloccato. Da quanto emerso proprio nelle audizioni tenute davanti alla Commissione speciale che dovrà varare il Documento di Economia e Finanza, a fronte di un “sacrificio” chiesto alle Regioni di contribuzione al Bilancio dello Stato nel periodo 2014 – 2021, le stesse Regioni hanno già confermato di essere elemento determinante per l’attuazione proprio degli obiettivi che si prefigge il fondo unico infrastrutture, così pesantemente sanzionato dalla sentenza 13.4. 2018, n. 74.

Le risorse che vengono chieste alle Regioni garantivano coerenza, in una ottica di piani di sviluppo territoriali, previsti anche dall’utilizzo dei Fondi di Sviluppo e Coesione, quelli su cui si basa la credibilità, la compatibilità la perseguibilità degli obiettivi di politica economica del Ministro per il Sud. Si potrebbe dire “danno rimediabile visto che le Regioni possono concedere, al netto di qualche trattativa come hanno promesso di fare, quella intesa”, ma quello che si vuole evidenziare è la perdita di un ulteriore anno di ciclo di bilancio pubblico. La mancata legittimità degli utilizzi del fondo, di fatto rinvia di un altro anno le possibilità di spesa in progetti definitivi o esecutivi e dà inoltre spazio ad ulteriori modifiche su cui altri organismi, come le Autorità di settore, stanno già agendo come la identificazione dei bacini ottimali di trasporto pubblico locale, modificando gli oggetti del Piano di Riforma Nazionale che bisognava già da tempo inoltrare all’UE.

Il Ministero per lo Sviluppo Economico non è stato presente negli anni passati e non ci sarà quest’anno con buona pace della sovraoccupata macchina della Agenzia per la Coesione Economica Territoriale e sarà difficile riuscire ad impostare la perseguibilità di quegli obiettivi di coesione economica e territoriale che non dovrebbero essere di nessuna parte politica, ma essere di tutte le parti politiche.

Per il Ministro titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti il problema non è poi da poco conto, non solo perché competente sulle materia, ma anche e soprattutto delle scelte di investimento e conseguentemente delle gare d’appalto relative, non solo alla continuità degli impegni presi in passato e che si sono tradotti in obbligazioni giuridicamente vincolanti, cioè in diritti acquisiti dalle controparti a vedersi riconoscere finanziamenti e lavori, ma anche sulla scelta degli investimenti da fare per garantire equità e coesione economica e sociale. Queste azioni sono invece necessarie in una architettura di regole che governano gli appalti; una architettura peggiore e più lenta di quella che l’ha preceduta.

La disarticolazione delle procedure ha investito anche il CIPE, su cui il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha delega, impossibile ricostruire, con il nuovo Codice, le dinamiche tra corpi dello Stato come le Regioni i Comuni e lo Stato centrale; anche su questo tema il nuovo Codice Appalti ha “buttato il bambino insieme all’acqua sporca”, rendendo più opache e complessivamente meno garantiste le scelte di intervento finanziate con fondi pubblici che sono ora, invece, occluse allo sguardo “collettivo” del CIPE e soggette, per effetto della riforma della Legge di Stabilità, cioè ai mandarini del Ministero dell’Economia.

Affidabilità, compatibilità e perseguibilità sono, allo stato dei fatti, impossibili da conseguire.

One comment

  1. Caro Ercole , come sempre quanto da te scritto risulta estremamente chiaro e dirimente. Ieri ho incontrato il Presidente dell’ Anas che per un certo periodo ti ha sostituito ala guida della struttura tecnica di missione alla quale ho dato il mio contributo per circa 11 anni . Ho affrontato con Lui le varie problematiche del settore dei lavori pubblici e’ ho avuto L’ impressione ,per usare un eufemismo ,che a Suo parere il lavoro svolto dal Suo team presso il Mit e’ stato finalmente la panacea per la risoluzione e dei cennati problemi del nostro comparto . A me non sembra assolutamente . Ricordo a tutti che durante il periodo in cui siamo stati presenti presso il Mit ed in particolare grazie la Tua guida si sono riusciti a sbloccare e realizzare le più importanti opere nel settore pubblico . Purtroppo però quanto e’ stato svolto viene presto dimenticato e dai fatti si passa solo ai proclami che certo non aiutano il nostro settore . A conferma di quanto scrivo ricordo a tutti che il fatturato delle più importanti imprese di incostruzione si e’ consolidato per più dell’ 85 per cento all’ estero e alcune primarie imprese hanno putroppo presentato in tribunale la richiesta di concordato preventivo in continuità. Credo di non aver niente da aggiungere e Ti ringrazio per la Iniziativa . A presto daniele maltese

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