Da molti anni si dibatte sulla emergenza “ILVA”; da molti anni diversi Governi da Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte hanno ritenuto il caso “Taranto” come tema portante dei propri atti programmatici; da molti anni il tema legato all’impatto ambientale ed al rischio di un blocco delle attività produttive con relativo crollo dei livelli occupazionali caratterizza giornalmente il confronto tra gli Enti locali (Regione Puglia, Comune di Taranto), il Sindacato, il vasto mondo dell’indotto ed il Dicastero dello Sviluppo Economico; da molti anni si è affrontato il processo di vendita dell’intero impianto con la imposizione di una serie di vincoli legati sia alla messa in sicurezza ambientale dell’impianto, sia al mantenimento dei livelli occupazionali; da molti anni la magistratura ha, con ripetute indagini e con vari processi, praticamente denunciato e condannato la serie di inadempienze nel mantenimento di adeguati livelli di impatto ambientale.

Da molti anni, forse dodici – tredici anni, e ancora oggi siamo fermi assistendo giornalmente a interminabili confronti tra il Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro e i Commissari dell’ILVA, tra il Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro e il Sindacato, tra il Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro e il Presidente della Regione Puglia e il Sindaco di Taranto.

Per avere una idea di quale sia, in termini di produzione di acciaio, il contributo delle realtà italiane riporto di seguito la seguente tabella:

  I GIGANTI DELL’ACCIAIO

Anno 2017

In milioni di tonnellate
1 Arcelor Mittal (Lussemburgo) 97,03
2 China Baown Group (Cina) 65,39
3 Nippon Steel and Sumitomo Metal Corporation (Giappone) 47,36
4 HBIS Group (Cina) 45,56
5 Posco (Corea del Sud) 42,19
6 Shangang Group (Cina) 38,35
7 Ansteel Group (Cina) 35,76
8 JFE Steel Corporation (Giappone) 30,15
9 Shougang Group (Cina) 27,63
10 Tata Steel Group (India) 25,11
  I GRUPPI ITALIANI Anno 2017  
68 Ilva 4,73
93 Acciaieria Arvedi 3,19

Appare evidente che, anno dopo anno, l’ILVA ha raggiunto una soglia talmente insignificante da essere giustamente considerata “marginale”, una vera nicchia che con una dimensione produttiva così bassa che quasi sicuramente non potrà mai essere concorrente con impianti di produzione con soglie così elevate e con capacità di aggredire i mercati, a scala mondiale, irraggiungibili. Se non si vuole seguire l’ipotesi di azzeramento dell’attuale impianto, allora si dovrebbe evitare di credere in una crescita della produzione a 10 milioni di tonnellate, si dovrebbe evitare di avviare un processo di “risanamento ambientale così vasto e diffuso” sia per il costo elevato (oltre 9 miliardi di euro), sia per la lunga stasi che un simile intervento produrrebbe negli attuali modesti livelli produttivi. Si dovrebbe cercare invece di definire un progetto limitato alla soglia di produzione di 4 – 5 milioni di tonnellate l’anno e si dovrebbe reinventare integralmente l’impianto ed evitare di illudersi ed illudere le realtà locali con una crescita della produzione, con un mantenimento degli attuali livelli occupazionali, con impegni che non si sarà mai in grado di onorare.

Si dovrebbe cercare, con la massima urgenza, di mettere fine a questo assurdo e, in molti casi, kafkiano comportamento, in questo confronto in cui sembra quasi che le parti ricerchino la soluzione solo nel “fattore tempo”; cioè quel fattore che consente il passaggio delle criticità nelle mani di altri soggetti.

Purtroppo questa altalena è finita e non cambiare integralmente l’approccio significa rendere irreversibile una crisi che non è regionale ma dell’intero sistema Paese.

One comment

  1. La situazione dell’ l’Ilva e’ purtoppo
    Quella che Tu hai rappresentato e non credo che anche L’attuale governo che si definisce del cambiamento trovera’ il coraggio di decisioni impopolari . Per un pugno di voti
    Si cerca di tirare a campare sperando poi che il problema venga risolto dal successivo governo . Ciao a presto daniele maltese

    Mi piace

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