Di fronte ad una tragedia così enorme, di fronte ad un’opera infrastrutturale che crolla avrei preferito rimanere in silenzio e meditare. Noi ingegneri, infatti, quando succedono simili tragedie crolliamo in un tragico silenzio perché ci sentiamo direttamente o indirettamente responsabili di ciò che è accaduto. Sembra strano, ma la scienza delle costruzioni è senza dubbio una scienza esatta ma, proprio perché è una scienza esatta, non ammette che infrastrutture progettate per sostenere un volume di traffico di circa 10.000 veicoli al giorno ne sopporti, con una crescita esponenziale negli anni, oltre 60.000 veicoli. Come detto avrei preferito tacere, ma un articolo di Andrea Boitani su “Il Sole 24 Ore” mi ha quasi obbligato a reagire. Boitani nel suo articolo “La vera priorità del Paese: ora basta guerre di fazioni” precisa: “Bisogna riflettere sulle conseguenze economiche e umane della incredibile lentezza con cui procede l’adeguamento infrastrutturale del Paese, sballottolato da più di tre lustri tra i disegni faraonici della Legge Obiettivo e le varie logiche No – qualcosa. E ora di nuovo ferma nello stallo di una tardiva “valutazione universale” che difficilmente scioglierà i veti incrociati tra forze di governo e gli imbarazzanti tributi alle più diverse sindromi Nimby. I morti di Genova e i nostri nipoti non perdoneranno facilmente l’inconcludenza di ieri e di oggi.

Boitani è un economista che stimo e sicuramente le sue considerazioni sono motivate solo da una sua corta memoria storica. La Legge Obiettivo, infatti, approvata il 21 dicembre del 2001, conteneva anche il Programma decennale delle infrastrutture strategiche, un Programma anch’esso approvato con apposita Delibera del CIPE del 21 dicembre del 2001. All’interno di tale Programma era incluso un apposito intervento per il nodo ferroviario e stradale di Genova. Di faraonico, vorrei ricordare a Boitani, non c’era proprio nulla se si considera che le finalità della Legge Obiettivo erano quelle di realizzare una rete infrastrutturale efficiente capace di ridimensionare un danno annuale di circa 60 miliardi che l’Italia pagava e paga proprio per l’assenza di un simile impianto infrastrutturale. Grazie a tale Legge è stato possibile appaltare e realizzare opere per circa 80 miliardi di euro in dodici anni e leggendo alcune delle opere, che in modo sintetico riporto di seguito, si evince che non vi è assolutamente nulla di faraonico:

  • avviare i lavori della Torino – Lione
  • avviare i lavori del Brennero
  • completare i lavori dell’Alta Velocità Bologna – Milano e Milano – Torino
  • avviare i lavori dell’alta velocità della Milano – Genova, della Milano – Verona e della Verona – Vicenza
  • avviare e completare i lavori del passante di Mestre
  • completare i lavori dell’autostrada Messina – Palermo
  • completare i lavori dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria
  • completare i lavori della terza corsia del raccordo anulare di Roma
  • completare i lavori della autostrada Catania – Siracusa
  • avviare e completare i lavori delle metropolitane di Torino, di Milano, di Brescia, di Roma, di Napoli, di Catania e di Palermo
  • avviare e completare interventi nell’approvvigionamento idrico di molte città del Mezzogiorno
  • avviare i lavori del collegamento AV/AC Napoli – Bari e Palermo – Catania
  • avviare e realizzare per oltre l’85% il Mo.SE. di Venezia

Invece, a mio avviso, la vera responsabilità è da addebitare a chi ha cercato di bloccare le opere, è da addebitare a coloro che Boitani definisce No – qualcosa e, nel caso del disastro di Genova, non possiamo non ricordare proprio un’opera pensata per ridimensionare i flussi gravitanti sul ponte crollato, la cosiddetta “gronda autostradale”. Questa opera è stata sempre osteggiata dal Coordinamento dei comitati No Gronda, quello degli attivisti contrari alla realizzazione della nuova autostrada ligure, osteggiata aspramente sia da Beppe Grillo, sia da esponenti illustri del grillismo genovese. In particolare come non ricordare il comunicato, rilanciato sul portale del M5S genovese, in cui si bollavano come miopi le tesi di chi metteva in guardia rispetto allo stato pericolante del viadotto sul Polcevera. Tra l’altro, vi si leggeva: “Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex Presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione Conclusiva del Dibattito Pubblico“. Insomma, gli allarmi di chi, come Alessandro Repetto (centrosinistra) e altri tecnici e politici locali, denunciava l’instabilità del ponte Morandi, venivano additate come un mero pretesto per ribadire l’utilità della tanto odiata Gronda. E che l’avere ospitato questo comunicato ora metta in grossa difficoltà il M5S, lo dimostra proprio il fatto che i gestori di quei siti grillini abbiamo provveduto in tutta fretta a rendere inaccessibile la pagina.

La cosiddetta “gronda di Genova”, se non osteggiata dai No Gronda, dal Movimento 5 Stelle e se non ci fosse stata una vera virulenza di alcuni enti locali a rivedere il tracciato, sarebbe stata già realizzata proprio attraverso la Legge Obiettivo e, invece, per volontà proprio della Regione si preferì seguire procedure diverse perché si voleva garantire un coinvolgimento del territorio e mantenere così una precisa competenza decisionale a scala locale.

Prima o poi qualcuno capirà la irresponsabilità dei NO TAV, dei NO TAP, dei NO GRONDA, ecc. e finirà il continuo innamoramento di alcuni Movimenti nei confronti di questi dissensi spontanei che oltre a bloccare o ritardare la realizzazione di infrastrutture chiave per la crescita del Paese diventano anche responsabili di tragedie come quella che stiamo oggi vivendo.

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