In più occasioni ho ricordato che c’è una grande similitudine tra la teoria che caratterizza i fenomeni tellurici e quella che caratterizza i fenomeni logistici: un evento sismico in un punto del territorio genera danni enormi in ambiti esterni molto distanti dal punto in cui si è verificato l’evento tellurico.

Il crollo del ponte sul Polcevera ha distrutto, per un arco temporale di almeno un biennio: 14 agosto – 14 agosto 2020, una economia che ritenevamo da sempre ben strutturata. Stiamo assistendo ad una crisi in uno dei polmoni logistici chiave dell’economia del Paese e quindi l’azione che bisogna costruire, anche ricorrendo ad un apposito strumento legislativo, non può essere finalizzata solo alla ricostruzione del segmento infrastrutturale che, praticamente, ha fatto collassare sia l’assetto portuale e retroportuale della realtà genovese, sia l’intero impianto territoriale del nord – ovest del Paese.

Se fossimo stati in guerra l’azione strategica nemica per mettere in crisi il sistema economico del Paese avrebbe sicuramente previsto il bombardamento del ponte Morandi; in termini militari tale opera era sicuramente un “obiettivo pagante”, infatti il sistema portuale di Geova parla da solo con pochi dati:

  • superfice operativa 7 milioni di mq
  • banchine 27.000 metri
  • traffico passeggeri 4,2 milioni
  • traffico crociere 1,7 milioni
  • merci movimentate 69 milioni di tonnellate l’anno(44 milioni import e 25 milioni export)
  • container movimentati 2,6 milioni di TEU

Una porta di ingresso che alimenta un ambito territoriale formato da Regioni come il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, parte dell’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia attraverso cui si movimenta oltre il 62% delle merci del Paese e il cui apporto al PIL supera il 57%.

L’assenza di un accesso fluido sia all’impianto portuale, sia alle attività logistiche ad esso legate, sia al complesso e articolato sistema industriale, produce, nell’arco del biennio, un danno superiore a 2 miliardi di euro. Un danno economico rilevante, ma ancora più preoccupante se ci si sofferma sul temporaneo abbandono dello scalo da parte degli operatori storici e sul difficile loro ritorno una volta ripristinato l’impianto infrastrutturale.

Dovremmo cercare, allora, una volta tanto di indossare la veste della serietà programmatica e progettuale e non pensare solo alla ricostruzione di un ponte o di un viadotto di appena 2 chilometri.

Dovremmo cercare di vivere in modo responsabile questa grave emergenza e trasformare questa tragedia umana ed economica in occasione per dare a questa vasta area condizioni vere di reinvenzione socio – economica.

Dovremmo cercare, quindi, non di elencare provvedimenti o iniziative legate solo alla urgenza ma tentare di costruire azioni strutturali capaci, davvero, di trasformare queste ricchezze logistiche in quell’assetto organico da anni invocato e sempre osteggiato da chi cresce proprio nel “brodo del dissenso”

Prima proposta:

Istituzione, all’interno della redigenda Legge di Stabilità di un Fondo Rotativo, alimentato per un periodo di tre anni, di una somma pari allo 0,2% del PIL o autofinanziato con il trattamento di una quota dell’IVA dei porti dell’arco nord tirreno, Genova, La spezia, Vado e Livorno   per:

  1. Incentivi da dare a tutti gli operatori che manterranno lo scalo di Genova come terminale operativo
  2. Copertura delle spese degli organi istituzionali nazionali e locali preposti alla gestione delle attività logistiche del porto di Genova
  3. Incentivi aggiuntivi a quanto previsto dal Ferrobonus, per un arco non superiore al biennio, alle Società del Gruppo Ferrovie dello Stato per ottimizzare al massimo le attività intermodali nell’impianto portuale di Genova
  4. Incentivi mirati alla ottimizzazione dei sistemi di accesso alternativi al porto (vie di fuga nazionali) e all’utilizzo temporaneo degli scali di Livorno e di La Spezia

Seconda proposta

  1. Deroga per un arco temporale di un biennio al Decreto Legislativo 56/2017 per tutti gli interventi collegati alla ristrutturazione funzionale dell’intera area caratterizzata dalle Provincie di Genova, La Spezia ed Alessandria ed inserimento in un articolo della Legge di Stabilità 2019 delle procedure d’urgenza adeguate al rispetto di una tempistica coerente con le finalità della intera azione progettuale (ottenimento in un’unica fase temporale, 40 giorni, dei pareri, della VIA, della Conferenza dei Servizi, ecc.)
  2. Anticipazione di un anno dei lavori del Terzo Valico e delle opere collaterali

Terza proposta

Annullamento dei Commissari di Governo relativi agli interventi del nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione e del Terzo Valico dei Giovi lungo l’asse ad Alta Velocità/Alta Capacità Genova Milano e istituzione di un unico Commissario preposto alla gestione delle opere legate alla portualità dell’arco settentrionale ligure – toscano ed ai valichi

Quarta proposta

Inserimento, sempre nella Legge di Stabilità 2019, di una apposita norma che annulla le autorità portuali del Mar Ligure Occidentale  del Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale e del Mar Tirreno Settentrionale e ne istituisce una unica con caratteristiche di S.p.A. (51% pubblico, 49% privato)

Sono proposte dirompenti e forse poco condivise dall’organo centrale dello Stato ma in presenza di una emergenza così rilevante non ha senso seguire modalità tipiche di chi cerca solo il consenso temporaneo e non il raggiungimento certo di risultati. È bene che il Paese sappia che questa ferita nella economia del Paese se non affrontata con azioni “forti ed incisive” si trasforma in una perdita irreversibile di una tessera chiave per la crescita del Paese.

5 commenti

  1. Gentile ing. INCALZA, Credo che quanto da Lei proposto sia perfettamente in linea con le soluzioni indicate dal Ministro TONINELLI tramite il suo inviato a Genova Prof.RODOLFO DE DOMINICIS , come riportato nell’articolo di Michela Bompani del 6 settembre 2018 su REPUBBLICA GENOVA.IT Con stima. Silvano Milioli silvanomilioli@gmail.com

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    1. Caro Milioli non ho letto l’articolo della Bompiani ma la mia proposta era finalizzata essenzialmente a denunciare la grande emergenza legata alla portualità genovese e penso che sia la percentuale sul PIL, sia la Società per Azioni dei porti dell’intero arco ligure rappresenti una proposta utile per evitare una crisi irreversibile della economia ligure e dell’intero nord ovest del Paese, Cordiali saluti Ercole Incalza

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  2. Complimenti ingegnere, come sempre Lei offre una riflessione lucida ed una serie di proposte concrete e lungimiranti.
    Esattamente quello che mal si adatta a questo nostro amato Paese! Federico Murrone

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