E se non prendesse corpo nulla in termini di concreto riavvio del comparto delle infrastrutture nel breve periodo? E se la serie di aspettative legate alla revisione del Codice degli appalti rimanesse inevasa? E se la certezza garantita della revisione dei vari progetti strategici attraverso il ricorso all’analisi costi benefici rimanesse solo un impegno programmatico? E se le possibili coperture finanziarie, più volte assicurate e più volte elencate dal passato Governo e dall’attuale pari a circa 140 miliardi di euro, si rivelassero dichiarazioni programmatiche garantite solo annualmente e non con un impegno pluriennale? E se il mancato avvio degli interventi inseriti nel programma supportato dai Fondi Coesione e Sviluppo comunitari venisse meno per inadempienza dei vari soggetti responsabili nell’attivare concretamente le risorse? E se alcune risorse in conto capitale, come già avvenuto negli ultimi due Governi precedenti, venissero trasformate in conto esercizio per supportare iniziative di Governo come la norma sul “diritto di cittadinanza” o la “flat tax”? E se il ritorno verso una recessione non dovesse più consentire la possibilità di indebitarsi ulteriormente per dare attuazione ad una fase di investimenti infrastrutturali? Allora dovremmo cominciare a rileggere integralmente le possibili ipotesi di crescita e di sviluppo del Paese?

Tutti questi “se”, tutti questi dubbi non sono solo il frutto di questa fase incerta dell’attuale Governo, ma anche della eredità lasciata all’attuale Governo dai Governi della passata Legislatura. Quello che davvero preoccupa però è che durante la campagna elettorale questi dubbi, queste incertezze erano state già denunciate anche dall’attuale coalizione di Governo, ed in molti casi, all’interno dei programmi, soprattutto del Movimento 5 Stelle, veniva chiaramente affermato che si sarebbero bloccati gli interventi lungo la Torino – Lione, gli interventi relativi alla TAP, gli interventi di alcuni assi dell’alta velocità ferroviaria, ecc.. Avendo ricevuto un ampio consenso scatta un dubbio: la maggioranza dell’elettorato ha praticamente condiviso questa linea comportamentale, ha praticamente accettato una scelta mirata al blocco del processo di riqualificazione infrastrutturale organica del Paese? Di fronte ad un simile apprezzamento quasi plebiscitario delle proposte del Movimento 5 Stelle viene da chiedersi quanta responsabilità ci sia negli schieramenti politici che proprio in questi ultimi anni non hanno raccontato in modo chiaro e trasparente quanto sia folle bloccare il processo di infrastrutturazione e quanto sia ridicolo e miope ritenere negative le grandi opere e trasferire tutte le risorse per la manutenzione del territorio.

Questa linea strategica, d’altra parte, trova ampio supporto nella cosiddetta “decrescita felice”, gli assertori di una tale teoria filosofica precisano però che la decrescita felice non deve essere un fenomeno limitato ad un determinato Paese, ma ad un sistema ampio di Paesi perché altrimenti il singolo Paese diventa una realtà emarginata, diventa una realtà avviata ad una forma di impoverimento irreversibile. È facile, leggendo le dichiarazioni fatte in questi ultimi novanta giorni di Governo, capire quanto sia prossimo questo rischio di emarginazione e, al tempo stesso, quanto sia vera e preoccupante la dichiarazione del Presidente della Banca Centrale Europea Draghi quando annuncia: “hanno prodotto più danni gli annunci che le azioni compiute”.

Ed i danni si misurano non attraverso i sondaggi del consenso elettorale, ma con il comportamento di chi possiede i BTp; sui sondaggi relativi al consenso ci si può sempre sentire soddisfatti o preoccupati, sui comportamenti dei mercati finanziari si deve solo accettare e ammettere la propria incapacità gestionale. È davvero ingenuo e preoccupante assistere ad atteggiamenti e a dichiarazioni di membri del Governo che denunciano “complotti”, nazionali ed internazionali, mirati a creare il fallimento di questa esperienza di Governo. Il complotto forse è stato commesso proprio dai due schieramenti oggi all’interno della maggioranza nel momento in cui, in campagna elettorale, hanno promesso obiettivi o irraggiungibili o mirati a distruggere un tipo di attività imprenditoriali ritenute portatrici di interessi speculativi.

Un vero complotto basato sul convincimento che queste idee albergavano nella maggioranza dei cittadini e quindi automaticamente avrebbero prodotto il successo elettorale.

Ora quel programma, quella promessa diventa un boomerang: non fare la Torino Lione, non fare il Terzo Valico dei Giovi, non fare la TAP, non dare continuità all’ILVA, ecc. produce un chiaro allontanamento dei capitali privati dal nostro Paese e vivere in piena stagnazione o, peggio ancora, in recessione, fare. invece. la Torino – Lione, fare il Terzo Valico dei Giovi, fare la TAP, dare continuità all’ILVA significa, soprattutto per il Movimento 5 Stelle, perdere in modo sostanziale e irreversibile il consenso.

Questa analisi, questa banale constatazione di un grave momento storico del Paese non può non ammettere che questi Movimenti, questi Schieramenti sono cresciuti per gli errori commessi proprio da chi, negli ultimi anni, ha governato l’Italia; per questo vorremmo che l’attuale e le prossime generazioni capissero che l’aggregazione del consenso non deve essere ottenuta assicurando il raggiungimento di obiettivi impossibili o attraverso la identificazione di inesistenti nemici da distruggere, perché questa logica riduce la vita di un governo e, soprattutto, blocca la crescita di un Paese.

Sono convinto che sia un errore attaccare sistematicamente l’attuale Governo, l’attuale maggioranza, ma penso che solo in questo modo si ridimensioni questa coscienza di potere che sta già, dopo appena 110 giorni di governo, incrinando il rapporto tra la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Sembra strano ma queste crisi relazionali vengono superate proprio attraverso compromessi sistematici fra i due schieramenti e i compromessi si trasformano, come detto prima, in blocco allo sviluppo.

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