Il Capo Dipartimento per le politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio ha scritto alla Commissione Europea per chiedere la revisione del tasso di cofinanziamento dei programmi operativi per le Regioni meno sviluppate e per quelle di transizione. In particolare nella nota, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, si legge che “alcune Amministrazioni hanno rappresentato l’esigenza di avvalersi della possibilità di procedere alla riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale del proprio programma”. Sono in realtà le risorse che ciascun Paese deve aggiungere ai fondi europei nei vari programmi (Piani Operativi Regionali POR) e (Piani operativi Nazionali PON). Di solito la quota del cofinanziamento è del 50%; ridurla significa abbassare il monte complessivo di fondi da spendere entro i termini previsti e quindi avvicinarsi agli obiettivi intermedi di spesa. La prima scadenza è il 31 dicembre prossimo venturo. Il 31 dicembre i vari programmi italiani dovrebbero dimostrare di avere speso risorse per circa 3 miliardi di euro. In realtà questa richiesta di rimodulazione dimostra in fondo due cose: tentare di rivisitare i programmi riportando la quota di cofinanziamento al 35% e cercare di non perdere le risorse assegnate perché non spese finora.

Senza dubbio analizzando questi due elementi ci si rende conto di vivere forse uno dei paradossi più preoccupanti della vita economica del Paese; un paradosso caratterizzato da una assurda dicotomia: da un lato si chiede di ridurre il cofinanziamento per carenza di risorse del Paese, dall’altro emerge la incapacità alla spesa pur in presenza di enormi esigenze di risorse non italiane.

È importante soffermarsi su un simile paradosso soprattutto perché lo considero molto più importante dei temi e delle argomentazioni “specchietti per le allodole” come l’immigrazione, la legittima difesa, il diritto di cittadinanza, la flat tax, ecc. Particolarmente importante perché denuncia in modo inequivocabile quanto sia stata deleteria la politica degli annunci dei Governi dell’ultimo quinquennio e quanto sia preoccupante la stasi a fare dell’attuale Governo impegnato in un project review, in una analisi costi benefici, ecc., mentre il comparto delle infrastrutture da oltre quattro anni è praticamente fermo, un comparto che si avvia giorno dopo giorno verso un processo fallimentare irreversibile.

Questa nota è fondamentale affinché si comprenda quanto sia rilevante la carenza delle risorse e la difficoltà nel trovarle, si capisce: il blocco delle risorse ai Comuni per le periferie, si comprende la ricerca, da parte del Ministro Tria, di risorse sempre più scarse e sempre più inserite in conto capitale e, quindi, non utilizzabili per coprire scelte in conto esercizio. La nota richiamata prima e inviata  All’Unione Europea mette fine alla teoria dei “gufi” di renziana memoria, mette fine alla teoria dei complotti avanzata dai due Movimenti al Governo e dà ragione al Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi che, proprio pochi giorni fa, criticava l’abitudine del nostro Paese nell’annunciare quadri programmatici avviati a realizzazione, coperture finanziarie disponibili, rispetto delle scadenze comunitarie e al tempo stesso denunciava che tali annunci, tali comportamenti sono dannosi non solo per la credibilità del Paese, ma anche per le decisioni che le competenti strutture comunitarie saranno costrette ad assumere esaminando il Documento di Economia e Finanza.

Questa difficile equazione, irrisolta ed irrisolvibile, legata proprio al rapporto tra esigenze finanziarie per l’attuazione di un Programma di Governo e disponibilità reali, già da diverso tempo è diventata leggibile e misurabile; i vari Governi che si sono succeduti, da Renzi a Gentiloni e all’attuale, avevano cercato in tutti i modi di trasferire, sempre al futuro e alla cosiddetta “flessibilità” comunitaria, la soluzione di una emergenza economica del Paese, una emergenza che rappresenta il caso più critico all’interno della Unione Europea. Grande responsabilità, quindi, dei Governi passati, maggiore responsabilità dell’attuale compagine di Governo nell’aver impostato il nuovo itinerario strategico perseguendo una serie di obiettivi ignorando questi pesanti vincoli, queste gravi carenze finanziarie ed è ancora più preoccupante il ripetuto atteggiamento di trasferire al Ministro Tria la responsabilità di assicurare una disponibilità finanziaria capace di coprire un programma disegnato in campagna elettorale per aggregare consenso senza individuare le possibili coperture. Meno male che con la lettera all’Unione Europea, sopra richiamata, sia finita o stia finendo questa immagine del magico Paese dei balocchi di collodiana memoria                                            

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