Ogni tanto è utile leggere con la massima asetticità la evoluzione storica che ha caratterizzato, dal mese di aprile 2015 ad oggi, il comparto delle infrastrutture del nostro Paese. Aprile 2015, data da da considerare necessariamente rilevante, poiché è da quella data che ha inizio un vero e misurabile blocco negli investimenti infrastrutturali nel nostro Paese.

Da quella data sono, miracolosamente, andate avanti solo quelle opere previste ed inserite nel Programma delle Infrastrutture Strategiche supportate dalla Legge Obiettivo, stranamente definita dal dottor Cantone criminogena. Di fatto si è completato l’asse autostradale Salerno – Reggio Calabria, il tratto ferroviario ad alta velocità Treviglio – Brescia e la tratta Lodi – San Giovanni della Linea C della metropolitana di Roma e sono andati avanti i lavori della Linea M4 della metropolitana di Milano, del tratto ferroviario ad alta velocità Genova – Milano (Terzo Valico dei Giovi) e quelli del nuovo tunnel del Brennero. Sono andati avanti, anche se lentamente, i lavori della Linea Uno della Metropolitana di Napoli e quelli dell’alta velocità Napoli – Bari. Si sono invece fermate tutte le iniziative operative relative ai lavori del nodo di Bari, al nuovo asse ferroviario ad alta velocità Palermo – Catania, al nuovo asse autostradale Roma – Latina (Pontina), al completamento dell’asse autostradale Cecina – Civitavecchia, all’asse autostradale Jonica, all’asse autostradale Orte – Mestre, al completamento dell’asse ad alta velocità Brescia – Verona – Vicenza – Padova, al completamento del Mo.SE a Venezia. Si tratta tutte di opere che o erano già state appaltate o potevano essere appaltate entro massimo un anno ed erano, in particolare, interventi, specialmente quelli bloccati, che avevano un importo globale di oltre 30 miliardi di euro. Questo blocco forzato trova ampia motivazione in due distinti strumenti: il nuovo Codice degli Appalti e il “project review” (cioè rivedere le soluzioni progettuali per non fare). Dimenticavo lo stesso blocco lo si è avuto anche nei nodi logistici (porti, aeroporti e interporti), infatti esclusi i circa 600 milioni di lavori avviati e in parte completati nell’aeroporto di Roma Fiumicino negli altri nodi il valore dei lavori appaltati in questi ultimi quattro anni non ha superato i 500 milioni di euro.

Ci siamo chiesti spesso perché questo assurdo comportamento, questa azione mirata a non fare e a distruggere un comparto, quello delle costruzioni, che incide per circa il 12% nella formazione del Prodotto Interno Lordo del Paese. A questo interrogativo, fino alla fine del Governo Gentiloni (marzo 2018) la unica risposta possibile è stata quella relativa alla chiara volontà di utilizzare le risorse non per investimenti ma per distribuire annualmente oltre 11 miliardi di euro per i famosi 80 euro ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore ai 26 mila euro.

Poi è arrivato il nuovo Governo e non è cambiato nulla; prima si chiamava “project review” ora si chiama “analisi costi benefici”. C’è un comune denominatore tra il passato Governo e l’attuale: non utilizzare le risorse per investimenti strategici di lungo periodo e utilizzarle invece per finalità che non consentono la crescita del Paese. Tutto questo sta praticamente distruggendo, giorno dopo giorno, un comparto chiave della nostra economia ma non importa; nel programma dell’attuale Governo i temi prioritari sono: l’abolizione della Legge Fornero, la istituzione del “reddito di cittadinanza”, la “flat tax” ma sull’abolizione del Codice degli Appalti solo un impegno generico a rivederlo e sulle risorse da stanziare nel prossimo triennio solo 15 miliardi.

Questa triste ma oggettiva analisi ci porta verso una immediata constatazione: in questi ultimi quattro anni è iniziata una operazione grave ed inarrestabile di distruzione dell’intero comparto delle infrastrutture e mi chiedo come sia possibile immaginare una crescita del Prodotto Interno Lordo del 1,5% nel 2019 con uno strumento come l’attuale Codice Appalti e con una ricerca del non fare supportata da una analisi costi benefici per interventi più volte verificati come ad esempio il nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione o il Terzo Valico dei Giovi.

Non si vorranno fare più questi interventi che servivano davvero per la crescita del Paese e si preferirà forse garantire la manutenzione delle infrastrutture esistenti; azione questa senza dubbio giusta ma nessuno, con il Programma previsto dalla Legge Obiettivo, aveva annullato una simile finalità strategica; c’era però un chiaro e a mio avviso giusto convincimento: con la sola manutenzione si mantiene vecchio il Paese e non in grado di rispondere alle esigenze che caratterizzano, nel tempo, ciò che chiamiamo sviluppo.

Una ultima considerazione: se avessimo portato avanti gli interventi del Programma delle Infrastrutture Strategiche prima elencate avremmo garantito una crescita del PIL molto simile a quella di tutti gli altri Paesi della Unione Europea e non avremmo forse perso il treno della crescita.

One comment

  1. Sono sempre rimasto silente sino ad ora. Questo però è un quadro eccezionalmente reale e veritiero del Paese. Grazie. MR

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