Lungo l’arco alpino sono transitati, sia su ferrovia che su strada, circa 200 milioni di tonnellate di merci e questo dato da solo dimostra che, fortunatamente, il nostro Paese è un teatro economico con elevata capacità di interazione con gli altri Paesi della Unione Europea. Questo però deve imporci una attenta analisi su quale sia la modalità di trasporto utilizzata da tale elevata quantità di merci. Il risultato è purtroppo evidente: solo il 20% va su ferrovia. Quindi, non realizzando l’asse AV/AC Torino – Lione e sapendo che sull’attuale asse ferroviario sarà sempre più difficile canalizzare un numero di treni in quanto gli standard saranno sempre meno adeguati alle esigenze della domanda, evidentemente la quantità di CO2 prodotta dai mezzi su gomma crescerà sempre più raggiungendo, nell’arco occidentale alpino, la soglia patologica di 40 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Questa facile analisi dovrebbe essere anche denunciata dal mondo ambientalista e dovrebbe anche essere denunciata da chi ritiene che il consumo di carburante per un Paese come il nostro debba, quanto meno, essere considerato come vero danno alla economia del Paese, a meno che, invece, non si condivida la assurda ipotesi che considera il consumo di carburante come rilevante ed immediata convenienza per le casse dello Stato, in quanto, attraverso le accise sui carburanti, si recupera annualmente circa il 75% del valore dei consumi. Questo introito immediato dello Stato, però, toglie ai cittadini la possibilità di utilizzare tali risorse per l’acquisto di prodotti di consumo che consentirebbero invece un considerevole aumento del PIL.

Appare quindi evidente che la scelta di annullamento di un asse ferroviario ubicato su uno dei nove corridoi comunitari non può trovare motivazione solo ricorrendo ad una analisi costi – benefici che si lega solo alla motivata previsione di traffico e non tiene conto dell’automatico trasferimento su strada di un rilevante numero di transiti. Certamente i redattori dell’analisi costi benefici diranno che si è tenuto conto di una simile evoluzione o involuzione ma, a mio avviso, non si è apprezzata e stimata la specificità temporale in cui viene presa una simile decisione. Solo in questi ultimi anni la variabile “inquinamento da CO2” ha raggiunto, soprattutto dopo una precisa decisone comunitaria e dopo la Conferenza di Parigi sull’ambiente, livelli davvero apprezzabili; in particolare solo ultimamente il Consiglio dell’Unione Europea e l’Europarlamento sono riusciti, dopo lunghe discussioni, a raggiungere un accordo provvisorio per ridurre le emissioni di gas serra nei prossimi 13 anni. Particolarmente coinvolti i settori agricoli, dei trasporti e dei rifiuti: l’intesa prevede che entro il 2030 l’UE riduca del 30% le emissioni di gas serra in questi settori. Si tratta di un passo avanti davvero importante, volto a salvaguardare il clima del nostro Pianeta, sempre più minacciato dal riscaldamento globale. Un obiettivo che se ben gestito potrà addirittura incrementare la quota della Unione Europea nella copertura finanziaria dell’intero intervento del nuovo collegamento Torino – Lione.

Fa bene il Presidente della Regione Piemonte Chiamparino a chiedere un referendum non, a scala regionale, ma nazionale per infiggere un’ulteriore sconfitta ai No TAV e al Movimento 5 Stelle; il Paese è infatti stanco sia di questo schieramento, i No TAV, che aggregando un dissenso locale si è ormai trasformato in soggetto politico nazionale, sia del Movimento 5 Stelle che, come è avvenuto per la Trans Adriatic Pipeline  (TAP), è rimasto condizionato dalle promesse impossibili fatte in campagna elettorale.

Purtroppo  spesso si dimentica quanto sia stata difficile e contorta la storia che ha caratterizzato la realizzazione dei grandi collegamenti all’interno dell’Europa, come ad esempio il tunnel sotto la Manica, o il tunnel del Sempione, o il collegamento Malmo – Copenaghen. Di queste opere, mai durante l’iter realizzativo, si è assistito ad un ripensamento antitetico ad ogni motivazione oggettiva, ma solo legato ad una volontà soggettiva completamente contrastante, non solo con una volontà democratica assunta dai Parlamenti francese e italiano (ricordiamo, ancora una volta, che l’accordo bilaterale per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino – Lione è stato approvato per legge), ma anche con decisioni della Unione Europea quali quelle assunte sia on la approvazione delle Reti TEN – T , sia con l’accordo sulle emissioni sul gas serra.

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