Simulando per un attimo quali potranno essere le ricadute negative che l’intero mondo della logistica gravitante all’interno del nostro Paese subirà nel prossimo quinquennio alla luce di una stasi operativa sia delle attività e delle iniziative infrastrutturali, sia di quelle legate alle azioni di natura legislativa ed amministrativa. Non si tratta di definire o immaginare un quadro previsionale ma solo, sulla base di un sintetico esame degli interventi e degli strumenti a disposizione, focalizzare analiticamente quanto sia preoccupante l’assetto della offerta logistica che caratterizzerà nel breve e medio periodo il nostro Paese.

Iniziamo dalle realtà territoriali meridionali, ed in particolare, dalla Sicilia. Non aver fatto nulla per il collegamento ferroviario veloce ed efficiente tra Palermo e Catania; non aver reso funzionale il collegamento, sempre ferroviario, tra Messina e Catania, aver deciso di non realizzare il collegamento stabile tra l’isola ed il continente, significa aver deciso di togliere alla Sicilia, almeno per quanto concerne il trasporto delle merci, una modalità di trasporto, significa aver tolto un grado di libertà nella offerta logistica. Allora, c’è da chiedersi, perché continuiamo a invocare, come una obbligata liturgia, quella dell’attenzione dello Stato nel rilancio di ciò che solo mediaticamente chiamiamo “Mezzogiorno” o perché ricorriamo a strumenti come il “commissariamento” nella realizzazione delle opere quando, poi, dopo oltre cinque anni, si scopre che le risorse disponibili per interventi infrastrutturali, come proprio la Catania – Palermo, sono, praticamente, rimaste non utilizzate; quando si scopre che per le risorse comunitarie di cui al Programma 2014 – 2020 la Regione Sicilia dispone di quasi 5 miliardi di euro, dispone quindi da quattro anni di una quota finanziaria non attivata.

Tutto questo non potrà che produrre, nel breve periodo, un danno certo nei costi della logistica di oltre 600 milioni di euro all’anno, con un aumento delle emissioni di CO2 sempre più vicine a soglie patologiche. In tal modo la ricchezza prodotta dalla Regione Sicilia rimane e, purtroppo, rimarrà inchiodata ai valori di 26 anni fa con un valore pari a circa 83 miliardi di euro all’anno. Per modificare questo dato davvero preoccupante dovremmo avere il coraggio di denunciare le gravi responsabilità di tanti anni di stasi e di tante sottovalutazioni vissute. In particolare, proprio negli ultimi dieci anni ci sono state gravi responsabilità; a tale proposito ne ricordo due: nel 2008 la scelta di non fare il ponte sullo Stretto di Messina e nel 2013, la scelta di garantire un volano di risorse rilevante (circa 5 miliardi di euro) per il collegamento ferroviario ad alta velocità Palermo – Catania nominando un commissario con pieni poteri ma non responsabilizzando davvero la Regione Sicilia. Effettuando un bilancio, oggi ci rendiamo conto di essere ancora nella fase di definizione progettuale o di avvio parziale di alcune opere. Le cause sono tante, le responsabilità sono tante, ma non ha senso effettuare una analisi notarile di un fenomeno che sta facendo regredire, mese dopo mese, anno dopo anno, la Regione Sicilia verso realtà territoriali con indicatori economici (investimenti, occupazione, risparmi, ecc.) molto simili a Paesi del terzo mondo. Non ha senso, affrontare una simile emergenza inserendola nel vasto e complesso tema che continuiamo a chiamare Mezzogiorno, ritengo invece sia più utile che le emergenze e le drammaticità delle singole Regioni del Sud siamo affrontate con una procedura mirata, con un codice comportamentale che necessariamente dovrà possedere delle specificità, delle singolarità proprie di una realtà, nel caso specifico quella siciliana, che sta praticamente avviandosi verso una crisi irreversibile.  Forse il primo atto dovrebbe essere quello di rivedere il rapporto costituzionale tra Stato e Regione; c’è da chiedersi cioè se la tipologia di Regione a statuto speciale non debba essere rivisitata.

In Sicilia, addirittura, l’intero gettito dei tributi erariali spetta alla Regione. La normativa di attuazione del nuovo art. 119 della Costituzione, legge 42/2009, prevede che la ulteriore disciplina di coordinamento della finanza regionale (e provinciale) per le autonomie speciali deve essere individuata da decreti legislativi di attuazione, deve essere supportata da fonti speciali alla cui formazione partecipa una Commissione paritetica Stato-autonomia speciale. In un confronto tra Stato – Regione dovrebbe quindi emergere sia il quadro delle emergenze, sia quello delle azioni e delle tecniche capaci di uscire, dopo tanti anni di prolungata stasi, da questo vero blocco della crescita e dello sviluppo.

Sembra una assurdità ma la Regione Sicilia potrebbe, proprio grazie alla sua attuale carica di autonomia costituzionale, proporre allo Stato la realizzazione del collegamento stabile perché convinta non solo del suo isolamento, ma del danno misurabile sulla offerta logistica, un danno che marginalizzerà sempre, ripeto sempre, una realtà ricca di potenzialità finora non capite. Non fare nulla significa assistere volontariamente al fallimento della Regione anche perché il comparto turistico, senza dubbio carico di rilevanti occasioni di crescita, quanto prima entrerà in crisi irreversibile.

Seppur utopico, sono convinto che prima o poi la Regione Sicilia capirà come il suo ruolo geografico non potrà mai trasformarsi in ruolo geoeconomico, perché manca quel cordone ombelicale che ne consente una continuità funzionale con l’intero sistema comunitario. Forse finalmente quando ci si convincerà che il turismo non può da solo garantire la crescita e lo sviluppo di una realtà territoriale con circa 6 milioni di abitanti, allora la Regione invocherà la specialità del suo statuto e cercherà con forza di recuperare queste annualità passate nella più grave ed assurda atarassia gestionale.

One comment

  1. Se ricordo tutti gli sforzi per la approvazione dei progetti per la realizzazione del ponte e soprattutto quanto hai dovuto fare per cercare in tutti i modi che ci fossero le risorse necessarie e quindi le coperture per la approvazione da parte del Cipe e successiva registrazione da parte della corte dei conti , non ti nego che lo sconforto e’ tanto , ma non solo per tutti gli sforzi profusi dalla struttura tecnica di missione ,ma per la totale miopia che i governi di questi ultimi anni hanno dimostrato . Credo , purtroppo , che il nostro Paese ed il nostro settore sia in uno stato comatoso difficilmente reversibile . Noi la nostra vita lavorativa chi più chi meno la ha percorsa ma i giovani , i nostri figli cosa faranno senza più la speranza è l’ Ottimismo che ci ha sempre guidati ? Ciao e grazie

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