Le preoccupazioni degli enti locali, Regioni e Comuni, di fronte alla carenza di risorse diventano sempre più allarmanti. Non possiamo sottovalutare il blocco rilevante di interventi infrastrutturali e non possiamo non ammettere la serie di promesse formulate, durante il Governo Renzi prima e Gentiloni dopo, dall’ex Ministro Delrio rivelatasi, nei fatti, non supportata da coperture adeguate; in particolare, per quanto riguarda sia le risorse in conto esercizio, che quelle in conto capitale. Per le prime, purtroppo la maggior parte delle risorse continua ad essere fagocitata dalle grandi aggregazioni urbane, addirittura le aree metropolitane di Milano, Roma  e Napoli assorbono da sole circa il 50% dell’intero valore del Fondo di cui alla Legge 135/2016, per le seconde invece siamo in presenza di una situazione davvero drammatica: il quadro degli investimenti programmati è praticamente fermo alle Intese Generali Quadro previste dalla Legge Obiettivo e definite con tutte le Regioni fino al mese di ottobre del 2014. Siamo fermi perché quelle intese erano veri rogiti notarili, in quanto il Presidente del Consiglio ed il Presidente della Regione sottoscrivevano uno strumento al cui interno erano indicate le voci di spesa e le relative coperture di precisi interventi che sarebbero stati realizzati nel rispetto di un cronoprogramma. Dopo quella data disponiamo di una allucinante elencazione di “Patti” firmati, nella maggior parte dei casi, dal Presidente Renzi con i Presidenti delle Regioni, con i Presidenti delle Aree Metropolitane, con i Sindaci di alcune aree urbane. Tutti patti ricchi di promesse e di impegni finanziari, nella maggior parte legati ai Fondi Strutturali comunitari già allocati nei vari Programmi Operativi Nazionali (PON) e nei Programmi Operativi Regionali (POR). Tutti questi “Patti”, purtroppo, sono rimasti, nella maggior parte dei casi, strumenti inutili, banali dichiarazioni di intenti. Il motivo di un simile fallimento è dovuto al fatto che lo Stato aveva, praticamente, azzerato le risorse di sua competenza preferendo destinare circa 11 miliardi di euro all’anno a garantire i famosi “80 euro” ai livelli occupazionali con salario basso. Una scelta questa che ha però, per quattro anni, bloccato tutti gli investimenti in infrastrutture ed inoltre, per motivare questa assurda stasi, ha invocato procedure davvero discutibili: il project review, il debàt publique e il codice appalti. Le Regioni, le grandi Aree Metropolitane i Comuni, quando hanno scoperto questo evidente tradimento istituzionale, hanno reagito non solo con apposite manifestazioni pubbliche, ma con atti formali forti in cui venivano elencate ad una ad una le difformità e gli impegni non mantenuti.

Più volte, proprio attraverso i miei blog, ho avuto modo di far presente che la serie di dichiarazioni del Presidente Renzi e dei Ministri Delrio e De Vincenti sulla ricchezza di risorse disponibili e sulla elencazione sistematica, riportati da diversi articoli di Giorgio Santilli su Il Sole 24 Ore, non potevano essere tollerate poiché priva di supporto finanziario adeguato. In più occasioni, infatti, si era parlato di 147 miliardi di euro in dieci anni, poi 118 miliardi di euro in cinque anni, poi che la quota dei fondi Strutturali disponibili era di 47 miliardi di euro, per poi scoprire che l’unico dato vero risulta essere questo ultimo e di tale importo in quattro anni è stato speso solo un valore pari all’1,2%. Le motivazioni di tale drammatico fallimento vanno ricercate, prevalentemente nella penosa logica della politica degli “impegni di spesa”, per un Sindaco o per un Presidente di Regione diventa determinante solo la comunicazione dell’impegno, è, infatti, pagante per un Amministratore, ai fini mediatici, essere riuscito ad ottenere un impegno di spesa, dimenticando che nei fatti quell’impegno è solo una promessa destinata a rimanere tale se contestualmente lo Stato non garantisce la sua quota e se non si portano a compimento le difficili procedure autorizzative. Ora questa presa di coscienza da parte del nuovo Governo diventa ancora più preoccupante perché si scontra con un organismo strutturato e competente come quello della Commissione Europea che, di fronte alla arroganza del comportamento di alcuni Ministri, giustamente seguirà in modo “notarile” una simile situazione e non accetterà nessun compromesso sull’annullamento delle risorse autorizzate e non spese entro il 31 dicembre di questo anno.

Sarebbe forse utile che gli Enti locali ed in particolare i Comuni, per evitare la triste esperienza vissuta con le risorse stanziate per le periferie pari a 1,6 miliardi di euro (garantite da un impegno del Ministro Delrio, poi annullate dall’attuale Governo, poi ripristinate in questo ultimo mese ma con una cadenza temporale delle coperture, a mio avviso, tutta da verificare), delegassero la Conferenza Stato Regioni nel definire con urgenza il quadro reale delle risorse disponibili sia in conto esercizio che in conto capitale. Sarebbe assolutamente utile redigere subito un simile quadro perché, nella trattativa che il Governo, sicuramente, avvierà con la Unione Europea per evitare la procedura di infrazione, queste risorse, in modo particolare quelle in conto esercizio, cioè quelle relative al Trasporto Pubblico Locale, saranno sacrificate immediatamente.

Una simile possibile scelta rischia di produrre il fallimento di moltissime Aziende di Trasporto Pubblico Locale, di molte Amministrazioni Comunali, al tempo stesso, questa scelta rivedrà, in modo sostanziale, la serie di interventi infrastrutturali di competenza delle realtà locali. Le risorse quindi disponibili vanno subito blindate e sarebbe opportuno che lo Stato avocasse a se la gestione delle stesse qualora gli Enti locali non rispettassero precise scadenze temporali.

Forse ci accorgeremo della incapacità dell’attuale alleanza di Governo proprio dalla crisi della offerta di servizi di trasporto locale; infatti, mentre i ritardi dell’avvio concreto delle scelte legate allo strumento del “diritto di cittadinanza” o della “abrogazione della Legge Fornero” saranno giustificati dalle difficoltà procedurali legate alla burocrazia, il blocco dei servizi di trasporto pubblico nelle aree urbane, il blocco nella erogazione di servizi a circa 22 milioni di cittadini, diventerà una immediata occasione per misurare i limiti dell’attuale esperienza di governo.

Il mio, purtroppo, non può essere interpretato come banale terrorismo mediatico, considerato che non ho riportato generiche negatività, ma dati oggettivi che da soli anticipano una crisi gestionale degli Enti locali.  

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