Per quale motivo non abbiamo il coraggio e la tranquillità mentale di leggere oggettivamente come si sia pervenuti alla stesura di una Legge di Stabilità che solo l’educazione di alcuni tecnici del settore può al massimo definire “esercizio provvisorio strutturato”; cioè qualcosa che consente la sopravvivenza per i prossimi quattro mesi così come è avvenuto, nella storia repubblicana, solo due volte: una nei primi anni cinquanta e una negli anni settanta. Un esercizio provvisorio che però disporrà della firma del Presidente della Repubblica ma che subirà un ulteriore controllo analitico nei primi giorni di gennaio da parte della Unione Europea. Un controllo che verificherà:

  • Quali sono le risorse previste in Tabella A per il “reddito di cittadinanza” e per il sistema “quota 100” per il comparto pensionistico
  • Quali sono le previste coperture finanziarie per gli anni 2019, 2020 e 2021. In realtà poi alla luce degli ultimi vincoli imposti sempre dai Commissari della Unione Europea per il 2019 non ci saranno risorse adeguate, anzi forse non ci saranno risorse
  • Quali sono gli atti concreti per recuperare nell’arco del 2019 le risorse pari a circa 10 miliardi di euro di cui una quota cospicua proveniente dalla alienazione di beni patrimoniali dello Stato
  • La caratteristica solo annuale e non strutturale dei provvedimenti relativi al “reddito di cittadinanza” e al sistema “quota 100” per il comparto pensionistico

Allora il compromesso con la Unione Europea si configura come un vero fallimento. Un fallimento riscontrabile in alcuni referenti chiave dell’attuale Governo: Salvini aveva giurato «non ci caleremo le braghe», l’esito delle trattative non può trovarlo felice. Lanciando fiamme di sfida sulla UE, aveva promesso «una manovra espansiva sotto il segno della crescita» e la cancellazione della legge Fornero, «ingiusta e disumana». Invece Quota 100 partirà da aprile per i privati e da ottobre per gli statali. E non sarà per tutti.

 Come Matteo Salvini, anche Luigi Di Maio non può non ammettere il grande fallimento costretto a mandare giù un più magro 2,04% nel rapporto tra deficit e Pil invece del tanto sbandierato 2,4%. «Abbiamo abolito la povertà», esultava il ministro del Lavoro il 27 settembre, nelle ore dei festeggiamenti sul balcone di Palazzo Chigi. Ma il reddito di cittadinanza si è ridimensionato e partirà, sempre come buona intenzione, dal primo di aprile

Non ha vinto il buon senso dei Commissari della Unione Europea ha perso la folle azione di un Governo convinto che fosse possibile nascondere ciò che era impossibile nascondere: la assenza di una coerenza tra programma e copertura. Un errore che, purtroppo, ricadrà in futuro su tutti gli attori che hanno prodotto una simile manovra.  Nel sorriso sfoggiato da Pierre Moscovici c’è tutta la soddisfazione del Commissario agli Affari economici, convinto di aver avuto la meglio nella partita contro Roma. Usando toni urticanti, dosando bastone e carota e chiedendo con insistenza «ulteriori sforzi», il politico francese ha segnato il gol decisivo per la Commissione UE. «Missione compiuta», è la formula con cui Moscovici ha festeggiato un risultato che indebolisce penso in modo irreversibile una esperienza pilota di Governo che solo ora la base elettorale sarà in grado di misurare. In realtà il crollo di consenso si avrà quando:

  • Il Presidente della Confindustria Vincenzo Boccia verificherà che la Legge di Stabilità taglia riduzioni e agevolazioni fiscali e sembra andare incontro più alle piccole imprese che alle grandi. L’ecotassa e la web tax poi non sono certo state accolte come graditi regali di Natale.
  • I Sindacati scopriranno che ben poco delle modifiche che Cgil, Cisl e Uil avevano chiesto al premier Conte è entrato nella versione finale della legge di Stabilità. Il carico fiscale che grava su pensioni e redditi da lavoro dipendente resta «insopportabile». E Susanna Camusso ha già dichiarato: se non arriveranno presto risposte sulle questioni «fondamentali» che determinano la prospettiva di un Paese, dal lavoro al fisco, sarà sciopero.
  • L’enorme numero di potenziali utilizzatori del cosiddetto “reddito di cittadinanza” (circa 5 milioni di possibili fruitori) quando ad aprile, a maggio, a giugno, a luglio, ecc. scoprirà che questa promessa forse comincerà a produrre frutti nel 2020 creando disparità e gravi irregolarità
  • La procedura legata alla “quota 100” non potrà partire per i dipendenti pubblici nel 2019 e potrà partire per il comparto privato forse nel 2020

L’ottimismo della speranza ancora una volta ha perso e gli attori dell’attuale maggioranza si stanno accorgendo, con ritardo, che sarebbe stato preferibile seguire l’ottimismo della ragione.

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