Leggendo il maxiemendamento approvato dal Senato il 22 dicembre nella seduta notturna ci si rende conto che fra qualche mese, forse anche meno, esploderà la delusione di tutti coloro che avevano creduto in ciò che era stato sbandierato come “cambiamento”.

I segnali della mancata attuazione di ciò che era stato dichiarato in campagna elettorale erano già emersi soprattutto nel comparto delle grandi scelte strategiche a scala territoriale come, ad esempio, nel caso del blocco dell’ILVA e del suo mantenimento, perché a loro dire non essendo precedentemente al Governo, non erano potuti venire conoscenza dei “contratti segreti che aveva sottoscritto il precedente Governo”; o nel caso del blocco della Trans Adriatic Pipeline (TAP) da chiudere perché considerata inutile e poi solo dopo aver letto i contratti sottoscritti, sempre dai precedenti Governi, ammettere la impossibilità di bloccare l’opera; o ancora nel caso del Terzo Valico dei Giovi da annullare perché considerato inutile, anche se segmento chiave di un Corridoio Comunitario, e risultato negativo anche all’analisi costi benefici ma, dopo aver sentito l’Avvocatura dello Stato, finire per scoprire che il blocco avrebbe prodotto un contenzioso costosissimo da parte di chi aveva già realizzato opere per oltre 1,6 miliardi di euro (ritengo utile precisare che questi non sono aneddoti inventati ma, purtroppo, sono tutti eventi veri anche se incredibili).

Ora siamo in attesa della analisi costi benefici sul nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione fatta da una Commissione formata da sei membri, di cui cinque contrari da sempre alla realizzazione dell’opera; anche in questo caso dopo il risultato negativo dell’analisi costi benefici si accorgeranno che per bloccare l’opera occorre abrogare la Legge 71/2014, abrogare la Legge che ha approvato l’accordo bilaterale e la realizzazione dell’opera.

Ma quello che produrrà la massima crisi e la massima delusione nei confronti del Movimento 5  Stelle e anche della Lega, è il mancato rispetto dei due grandi obiettivi: “il diritto di cittadinanza” e “il cosiddetto quota 100 per le logiche di pensionamento”. Tuttavia mentre la norma relativa alla “quota 100” prenderà corpo e concretezza alla fine del 2019, il “diritto di cittadinanza” difficilmente prenderà corpo entro il 2019 e se ci si riuscisse riguarderebbe al massimo 200.000 persone. Ancora più grave è la clausola di salvaguardia che prevede un importo di 53 miliardi di euro nel biennio 2020 – 2021 per evitare l’incremento automatico dell’IVA. Questa clausola rappresenta, a mio avviso, il vincolo economico più grave che pone la parola fine a ciò che da sempre inseguiamo e definiamo “crescita”. Una crescita irraggiungibile se si tiene conto che, sempre nella Legge di Stabilità 2019 sono assegnate pochissime risorse per il comparto delle costruzioni, cioè per un comparto che partecipa per oltre il 12% nella formazione del Prodotto Interno Lordo.  Un comparto che per carenza di investimenti pubblici e per la presenza di un Codice degli Appalti da tutti ritenuto assurdo sta giorno dopo giorno avviandosi al fallimento. La crisi di questo comparto, quindi, non solo blocca la crescita del PIL ma, cosa ancor più grave, produce  una inarrestabile crisi occupazionale (oltre 600.000 unità nell’ultimo quinquennio).

Senza dubbio alla verifica elettorale per il nuovo Parlamento europeo emergeranno queste pesanti delusioni di una base elettorale che aveva creduto in un “cambiamento” carico di promesse e di procedure annunziate, ma disegnate solo a livello mediatico come, nel caso specifico, il cosiddetto “diritto di cittadinanza” o peggio ancora di obiettivi, come il blocco delle infrastrutture strategiche, utili solo per aggregare il dissenso spontaneo di coloro che pregiudizialmente avevano odiato ed odiano i risultati positivi e strategici di chi è al governo del Paese. Con questa manovra la patetica coalizione ha praticamente posto la parola fine ad una esperienza di governo nata al di fuori di ogni logica. L’errore commesso è stato sicuramente quello di aver sottovalutato i mercati, di aver sottovalutato il ruolo e la funzione della Unione Europea, di aver sottovalutato un garante delle istituzioni come il Presidente Mattarella, fra qualche mese scopriranno che avevano sottovalutato anche i cittadini di questo Paese, quei cittadini che di fronte ad un cambiamento denunciato risponderanno con un sostanziale cambiamento del loro consenso.

3 commenti

  1. Se questo è l’augurio per il 2019 ringraziamo con fervore, ma non ci illudiamo sulla valutazione dei cittadini.
    Il mondo è pieno di tonni che abboccano all’amo del rancore verso chi ha voglia di fare.

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  2. Certo il
    Governo non potra’
    Durare a lungo , ma purtroppo quando accadra’ I guai saranno stati gia’ stati fatti e si dovra’ nuovamente iniziare a ricostruire ,per l’ Ennesima volta ,quanto rimane dalle macerie . Ciao daniele maltese

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