E se cominciassimo a pensare alla rivisitazione delle reti TEN – T (Trans European Network) in presenza di un nuovo Parlamento europeo, in presenza di un nuovo Governo in Italia che ha finora dubitato e messo in crisi due dei quattro Corridoi comunitari che interessano il nostro Paese, in presenza di un utilizzo, da parte del nostro Paese, davvero minimo delle risorse comunitarie appena il 3,2%, in presenza di una stasi di quattro anni delle opere che facevano parte integrante del Programma delle Infrastrutture Strategiche previsto dalla Legge 443/2001 (Legge Obiettivo), allora capiremmo che forse sarà bene trasferire da subito tutte le attività legate sia alla rivisitazione delle Reti TEN – T che alla definizione operativa e progettuale del programma delle risorse comunitarie 2021 – 2027 alla Presidenza del Consiglio. Questa intuizione strategica trova piena attuazione nella Legge di Stabilità 2019; in particolare i comma 179 e 180, che riporto di seguito almeno nelle parti più significative, chiariscono in modo davvero analitico le finalità di questa task force che praticamente diventa il motore unico delle azioni strategiche, nella tematica legata alle infrastrutture, del Paese.

179. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è istituita e disciplinata una struttura di missione per il supporto alle attività del Presidente del Consiglio dei ministri relative al coordinamento delle politiche del Governo e dell’indirizzo politico e amministrativo dei Ministri in materia di investimenti pubblici e privati e nelle altre materie di cui al comma 180, denominata «InvestItalia », che opera alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri,

180. A InvestItalia sono attribuiti i seguenti compiti:

a) analisi e valutazione di programmi di investimento riguardanti le infrastrutture materiali e immateriali;

b) valutazione delle esigenze di ammodernamento delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni;

c) verifica degli stati di avanzamento dei progetti infrastrutturali;

d) elaborazione di studi di fattibilità economico-giuridica di progetti di investimento in collaborazione con i competenti uffici del Ministero dell’economia e delle finanze;

e) individuazione di soluzioni operative in materia di investimento, in collaborazione con i competenti uffici dei Ministeri;

f) affiancamento delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione dei piani e programmi di investimento;

g) individuazione degli ostacoli e delle criticità nella realizzazione degli investimenti ed elaborazione di soluzioni utili al loro superamento;

h) elaborazione di soluzioni, anche normative, per tutte le aree di intervento di cui al presente comma;

i) ogni altra attività o funzione che, in ambiti economici o giuridici, le sia demandata dal Presidente del Consiglio dei ministri.

A InvestItalia può essere assegnato un contingente di personale, anche estraneo alla pubblica amministrazione, dotato di elevata qualificazione scientifica e professionale. Per lo svolgimento dei compiti di InvestItalia è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro annui a decorrere dal 2019.

Senza dubbio nella corsa alla approvazione della manovra i Ministri Toninelli, Tria, Di Maio, Costa e Bonisoli non si sono accorti che sono scomparse, in modo sostanziale, le funzioni e le competenze dei loro Dicasteri. Questo giusto accentramento contrarrà i tempi istruttori legati alla approvazione dei progetti e, soprattutto, annullerà i lunghi contradditori, le lunghe contrapposizioni all’interno di singoli Dicasteri e tra i vari Dicasteri.

Rimane ora solo una delicata problematica: evitare che nella costruzione di una simile struttura si sottovaluti la categoria della qualità professionale. Sarebbe un peccato disegnare la scatola e riempirla con livelli professionali non adeguati. A tale proposito è bene ricordare che l’aggiornamento delle Reti TEN – T e la definizione delle opere da inserire del Programma comunitario 2021 – 2027 avverrà in un contesto comunitario non facile e carico di antagonismi davvero preoccupanti.

Voglio concludere ricordando che questa brillante idea era stata portata avanti già trentatré anni fa con la istituzione del Comitato per la Programmazione Economica dei Trasporti; un organismo che in modo organico era preposto a supportare tutte le iniziative progettuali legate al sistema infrastrutturale del comparto trasporti. Questo organismo però dopo appena un anno fu eliminato perché ridimensionava e in parte annullava le competenze di alcuni Dicasteri. La realtà è che sembra che al nostro Paese piaccia questa frantumazione di competenze, questa carica di compromessi; sembra quasi che spesso alberghi nel nostro sistema istituzionale il convincimento che disarticolando le competenze, che moltiplicando le funzioni sia possibile garantire stabilità nel Governo, quasi che dieci ignoranti messi insieme diano vita ad un intelligente.

 

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