Un documento riservato, relativo all’analisi costi benefici del nuovo asse ferroviario Torino – Lione, è stato consegnato dal Ministro Toninelli all’ambasciatore della Francia in Italia Christian  Masset. Questo documento non è stato trasmesso né al Ministero dell’Economia e delle Finanze, né al Presidente del Consiglio, né alle Commissioni competenti del Parlamento. Questo comportamento è grave e continua ad essere simile alla serie di errori commessi finora proprio dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Infatti:

  1. Si è scelto come tecnici preposti alla analisi costi benefici un gruppo formato da sei persone di cui cinque da sempre schierati contro la realizzazione dell’opera
  2. Prima di avviare l’analisi non si è informato il Parlamento in quanto l’opera è supportata da due distinti provvedimenti legislativi (la Legge 71 del 2014 e la Legge 1 del 2017)
  3. Il Vice Presidente del Consiglio Di Maio ha dichiarato insieme al Ministro Toninelli che “fin quando il Movimento 5 Stelle sarà al Governo non si farà la TAV”
  4. Si è deciso di effettuare un’analisi costi benefici senza avvisare prima la Unione Europea sapendo che l’opera è su un Corridoio delle Reti TEN – T approvato dalla Commissione e dal Palamento europeo; un intervento su cui la Comunità ha già in passato effettuato apposita analisi costi benefici, un intervento supportato finanziariamente dalla stessa Unione
  5. Non si è tenuto conto che l’opera è in corso di realizzazione da parte di una Società privata, la TELT, e pertanto ogni azione non condivisa da quest’ultima produrrà un contenzioso davvero rilevante, un contenzioso che si trasformerà in danno all’erario
  6. Non si è tenuto conto infine che questo segmento è una parte essenziale di un Corridoio che coinvolge direttamente la Spagna, la Slovenia, la Croazia, la Ungheria, e quindi questa scelta produce danni diretti ed indiretti a questi Stati

Ma la cosa che sconcerta di più è il comportamento “carbonaro” di uno schieramento, quello del Movimento 5 Stelle, che invoca spesso mediaticamente come caratteristica chiave del Movimento stesso la trasparenza. Tuttavia non credo che un simile comportamento sia frutto solo di un ripetitivo errore comportamentale di un Ministro, mi vado sempre più convincendo che, man mano che ci avviciniamo alla scadenza elettorale delle europee, i due schieramenti stiano identificando precisi ambiti in cui caratterizzare le rispettive campagne elettorali. Ambiti che, anche se di rilievo strategico, non incrinano il collante che li tiene insieme in questa folle esperienza di Governo. Il Movimento 5 Stelle sa che i NO TAV sono una risorsa elettorale presente ormai sull’intero territorio nazionale e quindi non possono assolutamente deluderli. La Lega invece aveva sempre garantito l’avvio delle opere infrastrutturali e in particolare gli assi infrastrutturali che collegano il Paese all’Europa. Saranno, quindi, i temi che consentiranno ai due schieramenti di gestire una campagna elettorale senza incrinare, ripeto, il loro matrimonio governativo. Questa intelligente scelta comportamentale rischia però di imbattersi su due rischiosi imprevisti:

  • La presentazione da parte di un Gruppo parlamentare di una mozione sul rispetto di quanto previsto dalle Leggi 71 del 2014 e 1 del 2017 relative, come detto prima, alla approvazione dell’accordo bilaterale Italia – Francia
  • L’avvio della procedura per la autonomia avanzata dalle Regioni Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Una operazione che se diventasse legge consentirebbe a queste tre Regioni di appropriarsi unilateralmente del bottino del gettito fiscale prodotto nel proprio territorio, salterebbe in tal modo il fondo perequativo che tiene in vita le aree deboli. In una parola salterebbe il Mezzogiorno. Salterebbe la lettera ‘M’, del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione. Salterebbe l’unità del Paese.

Il primo imprevisto penso potrebbe essere superato trasferendo la discussione e la votazione a valle delle elezioni europee; mentre il secondo incidente di percorso non è facilmente superabile. Da molti mesi nelle mie stanze ho anticipato che questo potrà essere una delle cause di crisi di Governo.

La politica non ne parla ma i dati sono sotto gli occhi di tutti: queste tre Regioni partecipano per oltre il 45% nella formazione del PIL del Paese e quindi una manovra mirata alla autonomia della gestione del bottino fiscale compromette in modo irreversibile la carica di solidarietà che caratterizza la nostra Costituzione e soprattutto farebbe crescere ulteriormente il gap tra il Nord ed il Centro Sud del Paese. Su questo punto penso sia impossibile che il Movimento 5 Stelle resti indifferente e non esca dal Governo.

2 commenti

  1. Sarei molto felice che tu avessi ragione sulla caduta del governo.
    Io invece penso che questo patto scellerato andrà avanti a lungo, producendo danni, in parte irreversibili, al nostro malconcio Paese.
    Gennaro

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