Occorre con la massima urgenza far ripartire i cantieri” Lo dice in quasi tutte le occasioni, in tutti i convegni il Presidente della Confindustria Boccia, lo ribadisce sistematicamente il nuovo Segretario del Sindacato CIGL Landini, ultimamente lo ha ammesso anche il Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio, lo ricorda da sempre il Vice Presidente del Consiglio Matteo Salvini, lo ricordano da anni tutte le imprese di costruzioni, almeno quelle che sono rimaste, quelle che non hanno ancora chiuso le proprie attività. Questo grido d’allarme, questa denuncia diffusa finora ha solo prodotto un consenso diffuso, ma non si è visto nessun nuovo cantiere, non si è visto nessun provvedimento capace di abrogare i due Decreti Legislativi 50/2016 e 56/2017 (Codice degli Appalti). Eppure nella campagna elettorale antecedente il 4 marzo 2018 il Vice Presidente del Consiglio Salvini aveva addirittura assicurato che nel primo Consiglio dei Ministri avrebbe abrogato la Legge Fornero e il Codice degli Appalti. In realtà non ha abrogato né la Legge Fornero né il Codice Appalti, ma ancora più grave il Governo aveva pronti i seguenti interventi:

  1. Terzo Valico dei Giovi lungo l’asse AV/AC Genova – Milano (lavori in corso per un valore globale di 6,2 miliardi di euro e bloccati dall’analisi costi benefici prodotta dalla Commissione coordinata dal Prof. Ponti)
  2. Asse AV/AC Brescia – Verona (opera approvata dal CIPE per un importo di circa 2 miliardi di euro e atto integrativo firmato da RFI con il General Contractor ma bloccata dall’analisi costi benefici prodotta dalla Commissione coordinata dal Prof. Ponti)
  3. Asse AV/AC Verona – bivio Vicenza (opera approvata dal CIPE per un importo di circa 2.700 ed è in corso la sottoscrizione dell’atto integrativo tra RFI ed il General Contractor, anche in questo caso però l’opera è bloccata dall’analisi costi benefici prodotta dalla Commissione coordinata dal Prof. Ponti)
  4. Asse AV/AV Vicenza – Padova (progetto definitivo disponibile, compreso il nodo di Vicenza, non c’è bisogno di fare la gara perché esiste apposita concessione al General Contractor. Anche in questo caso l’opera è bloccata dall’analisi costi benefici prodotta dalla Commissione coordinata dal Prof. Ponti)
  5. Asse AV/AC Napoli – Bari (per la realizzazione dell’intervento è previsto apposito Commissario Straordinario con pieni poteri, attualmente sono stati affidati due lotti per un importo globale di circa 700 milioni di euro, la parte restante è pari a circa 3,4 miliardi di euro; il Commissario è attualmente l’Amministratore Delegato di RFI e potrebbe affidare i vari lotti utilizzando modalità che trasferiscono ai vincitori delle varie gare anche la redazione dei progetti)
  6. Asse AV/AC Palermo – Catania (l’importo dell’opera si attesta su un valore pari a circa 5 miliardi di euro, per la realizzazione dell’intervento è previsto apposito Commissario Straordinario con pieni poteri, attualmente, escluso un primo lotto nella zona di Imera non è stato affidato nulla: il Commissario è attualmente l’Amministratore Delegato di RFI e potrebbe affidare i vari lotti utilizzando modalità che trasferiscono ai vincitori delle varie gare anche la redazione dei progetti)

Questo elenco di opere ferme denuncia da solo un dato: se il Governo volesse, se solo il Governo volesse, potrebbero aprirsi o continuare ad essere operativi concretamente cantieri per circa 23 miliardi di euro. Sono cantieri avviati e voluti non da questo Governo, non dal Governo Gentiloni, non dal Governo Renzi ma dai Governi che avevano dato vita ed operatività alla Legge Obiettivo.

Sorge allora un grave dubbio: ma forse non ci sono più le risorse, forse, come accaduto per i Patti e gli Accordi firmati da Renzi e da Delrio per gli interventi nelle periferie non ci sono le coperture, forse non avendo garantito la quota parte italiana per gli interventi supportati da risorse comunitarie le opere previste nelle tratte AV/AC Napoli – Bari e Palermo – Catania non hanno più adeguata copertura, forse dopo l’ultimo taglio fatto dall’attuale Governo nei confronti di RFI pari a 2,6 miliardi, non è più possibile, almeno per il 2019, dare corso a nuovi interventi?

Forse il mio non è un dubbio, ma, più verosimilmente, una certezza ed allora sarà bene ricorrere a nuovi strumenti, a nuovi itinerari capaci di assicurare subito e davvero queste esigenze finanziarie. Occorre, cioè, da un lato evitare di denunciare sistematicamente e mediaticamente che siamo pieni di disponibilità finanziarie e contestualmente chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti e alla BEI la possibilità di anticipare i primi ratei finanziari necessari per avviare, almeno nel 2019, le opere prima elencate. Sarà bene però evitare di continuare a bloccare le opere sull’asse Brescia – Verona – Padova non solo perché ubicate su un Corridoio comunitario, ma perché è ridicolo e pretestuoso mettere in dubbio la validità e la efficacia di un simile intervento. Evitiamo di continuare a produrre un danno all’erario solo per soddisfare le discutibili finalità di uno schieramento politico minoritario.

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