Questo stato di crisi continuo crea tanti danni alla nostra economia e, in modo particolare, a quei comparti più sensibili al motore della crescita o della decrescita del Paese. Tra questi ritengo opportuno soffermarmi sul comparto delle costruzioni. Cosa succederà e, ancora peggio, cosa sta succedendo o non succedendo.

Inizio con una analisi storica che testimonia, in modo oggettivo, la vera assenza del Governo nei confronti di un sistema produttivo in grave crisi. In campagna elettorale la Lega aveva assicurato che:

  • nel primo Consiglio dei Ministri il Governo avrebbe abrogato il Decreto Legislativo 56/2017 (Codice Appalti)
  • nel primo mese di attività il Governo avrebbe sbloccato tutte le opere infrastrutturali ferme da oltre quattro anni
  • avrebbe subito attivato la macchina dello stato effettuando una serie di CIPE utile proprio per approvare i progetti fermi
  • avrebbe assicurato adeguate risorse per attuare sia i grandi interventi sia quelli minori e diffusi nell’intero territorio nazionale

Non voglio infierire elencando la serie di inadempienze, la serie di veri fallimenti programmatici, fornisco un solo dato: in quasi un anno di Governo si sono tenuti solo due CIPE. Consiglio in proposito di leggere il cosiddetto provvedimento “sblocca cantieri”; in particolare consiglio ai titolari di imprese di costruzione di focalizzare le modifiche ad un “Codice Appalti” senza dubbio illegittimo (il Decreto Legislativo 56/2017, infatti è stato approvato un mese dopo la scadenza della Legge Delega autorizzata dal Parlamento al Governo). Le modifiche apportate aumenteranno le difficoltà interpretative del Codice attuale e al tempo stesso faranno crescere il contenzioso.

La cosa più grave è, lo ripeto ormai da molti mesi, l’assenza di risorse. Ed è grave questa assenza perché l’attuale schizofrenia dei due schieramenti (M5S e Lega) provoca una forte preoccupazione dei mercati finanziari e quindi genera un ulteriore aumento dello spread e una impossibilità di destinare da parte dei privati e del mondo della finanza, anche volendo, risorse per investimenti infrastrutturali.

Ci avviamo così, forse senza accorgercene, come ho auspicato alcuni mesi fa verso un Governo di “salute pubblica”; ho detto senza accorgercene perché la incapacità di chi ci governa è tale da fare esplodere una crisi non legata alla vecchia liturgia; una liturgia caratterizzata da un rimpasto, da una dimissione del Premier, da una uscita di una componente della compagine, ecc.. Invece no ! noi cittadini, noi elettori ci rassegneremo a vivere questa vera tragedia socio – economica e aspetteremo l’occasione per tornare ad una verifica elettorale o ad un Governo del Presidente. Senza dubbio questa è, a tutti gli effetti, una brutta sensazione, è una brutta constatazione ma dopo questi primi 11 mesi di Governo non possiamo fare altro che rimanere spettatori di uno spettacolo che non avremmo mai immaginato di vedere. Spesso, infatti, assistendo agli scontri tra i due schieramenti, alle incomprensioni, alle reciproche accuse, alle offese molte volte anche pesanti, ci chiediamo come mai due forze così disomogenee abbiano poi accettato di governare insieme; lo so non è facile trovare una motivazione e, solo leggendo attentamente quello che dai due schieramenti viene definito “contratto”, capiamo quale sia stato il legante davvero inimmaginabile: la reciproca volontà di dimostrare che insieme era possibile attuare determinate riforme anche se sbagliate, anche se discutibili, anche se dannose per la crescita e lo sviluppo del Paese e, per assurdo, pur non condividendo reciprocamente le rispettive proposte, si impegnavano ad attuarle perché le stesse bilanciavano le aspettative dei rispettivi movimenti. Questa analisi ci fa scoprire che questo è ciò che dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, giustamente,  viene definito “cambiamento” ma la cosa più grave è che questo cambiamento sta incrinando in modo irreversibile ciò che stavamo da tanti anni apprezzando sempre più come “democrazia delle istituzioni”.

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