È tipico del nostro Paese produrre “coccodrilli” per commemorare chi non c’è più raccontando meriti e atti di grande spessore strategico e, in molti casi, sottovalutando e dimenticando quello che davvero è stato per il Paese e per la mia generazione Gianni De Michelis. Ritengo, infatti, che il compagno De Michelis sia stato uno dei politici e uno degli statisti del nostro Paese con una dote fondamentale per chi riveste tale ruolo ma, al tempo stesso, una dote rara nella maggior parte dei casi: la dote della “lungimiranza”.

Considero perciò utile riportarne alcuni esempi:

Nel 1985 De Michelis riunì a Tunisi tutti i Ministri del Lavoro della Unione Europea e preannunciò: “Arriveranno sulle nostre coste a nuoto e nessuno potrà fermarli” e pochi anni dopo ribadì “L’immigrazione sarà problema di una gravità pari alla questione ambientale”. Nel 1985, cioè trentacinque anni fa, Gianni De Michelis fu ritenuto catastrofista e le sue analisi prive di motivazioni; la definirono solo una pura dichiarazione allarmista.

Sempre da Ministro del Lavoro denunciò come grave danno per la crescita del Paese il forte tasso inflattivo ed ebbe il coraggio e, anche in questo caso una forte lungimiranza, di capire che la “scala mobile” era la causa perversa e sempre più pericolosa di una folle catena del nostro sistema economico; tentò di interrompere la spirale inflazione e la scala mobile anche con il tentativo di coinvolgere l’intero sindacato, ma la CGIL non accettò e si andò, addirittura, ad un difficile referendum che spaccò l’intera sinistra ma che confermò la decisone del Governo. Quella azione di De Michelis, ormai lo abbiamo dimenticato, produsse due grandi risultati: nei tre anni successivi al taglio della scala mobile l’inflazione scese dal 14,5% al 4,5% e il Prodotto Interno Lordo raggiunse, cosa davvero inaspettata, la soglia del 4%. I lavoratori preferirono, anche loro lungimiranti, salvaguardare il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, piuttosto che impoverire sé stessi e tutto il sistema produttivo italiano. Raro esempio, nella nostra storia repubblicana, di una tale coincidenza tra la Politica ed il Paese, un raro esempio di coincidenza di interessi.

Alla fine del 2007 volle che io andassi con lui a Pechino al “Summit mondiale di logistica” che si sarebbe svolto nel mese di gennaio del 2008. Da grande conoscitore della Cina mi anticipò che era fondamentale essere presenti a tale summit perché in tale occasione avrebbero anticipato una linea strategica che secondo lui si configurava a tutti gli effetti come una “nuova programmazione mondiale”. Al summit che durò circa una settimana e in cui Gianni De Michelis rimase sempre presente partecipando attivamente, apprendemmo che la Cina aveva deciso di collegare via ferrovia Pechino con Amburgo. Gianni però, in uno dei suoi interventi sempre nel summit, precisò che l’accesso via terra all’Europa non avrebbe annullato quello via mare e in tal modo la Cina stava in realtà disegnando un primo “piano logistico a scala mondiale” (è una definizione di De Michelis). Dopo undici anni quella intuizione è diventata concreta, è diventata misurabile in tutte le sue componenti programmatiche, geopolitiche, geoeconomiche e finanziarie.

Nel gennaio 2008 confidai a Gianni che alcune società di autotrasporto e la Confetra mi avevano detto che vi erano preoccupanti segnali negli ordinativi delle filiere merceologiche e che queste preoccupazioni a mio avviso erano poco fondate perché contestualmente il Fondo Monetario Internazionale, l’OCSE, la Banca Centrale Europea, la Banca d’Italia e lo stesso ISTAT davano previsioni di crescita del PIL negli anni 2009, 2010 e 2011 variabili tra il 2,5% ed il 3,5%. Gianni mi consigliò di credere negli indicatori del mondo dell’autotrasporto perché quei sintomi non solo erano credibili ma denunciavano una delle crisi più preoccupanti che il “sistema mondo” stava per vivere e che avendo lui vissuto l’intero processo che aveva portato a Maastricht riteneva che solo quell’accordo avrebbe limitato ed evitato il fallimento dell’intero sistema economico europeo.

Sempre nel 2008, De Michelis nel suo ruolo di Presidente della IPALMO istituì un gruppo di lavoro formato da vere eccellenze professionali; le finalità del gruppo erano quelle di produrre un documento da consegnare al Presidente del Consiglio in occasione del G7. In quella occasione De Michelis produsse una nota che in parte ritengo opportuno riportare di seguito:

È cambiata in modo sostanziale la distribuzione sul territorio dei siti della produzione; questo cambiamento non è avvenuto solo nel nostro Paese ma nell’intero sistema comunitario. Un cambiamento non legato solo al processo di globalizzazione, non legato solo alla ricerca naturale del mondo industriale verso aree con costo del lavoro basso, ma nella maggior parte, legata ad un processo di rivisitazione sostanziale delle filiere merceologiche e di quelle logistiche. È cambiata e continua a modificarsi la logica con cui si insediano le attività produttive. Sono rimaste invece fisse le aree, gli ambiti dei consumi: oltre il 70% dei consumi non solo avviene nelle medie e grandi realtà urbane, ma, in modo consolidato avviene sempre nelle stesse realtà. Questa complessa tematica legata al rapporto tra produzione e consumi fa si che la infrastrutturazione del territorio rappresenti  il comune denominatore e, al tempo stesso, l’algoritmo risolutore per la crescita e lo sviluppo. Siamo sempre stati abituati e ci siamo, anche involontariamente, convinti che la crescita era lineare ed inarrestabile. Cioè eravamo convinti che ad una crescita della domanda, ad una crescita dei consumi avrebbe fatto seguito un aumento garantito della offerta. Questa analisi porta ad un primo convincimento: la ricerca di una nuova governance non deriva da una esplosione di una crisi finanziaria ma da una cumulata, nel tempo, formazione di squilibri, da una imprevedibile saturazione di regole ormai estranee alle esigenze della economa, alle esigenze di una società completamente diversa e cambiata. Ci viene in aiuto ed è, in questo, encomiabile la fredda analisi del Professor Golini quando si domanda e ci domanda: “come cambiare gli assi”, cioè come modificare dei presupposti che da sempre caratterizzano ogni processo sociale ed economico. Come cambiare, cioè:

    • L’asse temporale: breve, medio e lungo
    • L’asse territoriale: locale, regionale, nazionale ed internazionale
    • L’asse dimensionale: demografico – economico, territoriale e politico

Sono in fondo i tre assi che consentono e motivano la costruzione di una possibile governance.  Ma questi assi sono alla base di quegli squilibri significativi proprio in questa fase in cui stiamo ricercando una governance e cioè:

  • Lo squilibrio demografico: l’età è una variabile unidirezionale
  • Lo squilibrio generazionale: mai nella storia dell’umanità i giovani sono e saranno così pochi e gli anziani sono e saranno così numerosi
  • Lo squilibrio tra popolazione urbana e popolazione rurale
  • Lo squilibrio legato alle migrazioni internazionali che hanno carattere strutturale e non congiunturale

Questo approccio fa emergere che, direttamente o indirettamente, questi squilibri sono anche legati all’errata interpretazione del rapporto produzione – consumi. Gli ambiti della produzione sono cambiati e continuano a cambiare, gli ambiti dei consumi si concentrano sempre più in ambiti urbani, in macro aggregazioni residenziali. Ed allora forse un primo possibile approfondimento non deve essere finalizzato solo a prospettare possibili nuove governance ma a selezionare le aree tematiche capaci di ridisegnare nuovi equilibri e quindi diventare l’elemento chiave per costruire nuovi algoritmi.

 Questi chiari esempi di eccellente lungimiranza, di eccellente intuizione strategica, penso possano essere la mia testimonianza diretta di cosa sia stato Gianni De Michelis per questo Paese, per la mia generazione, per i lavoratori del 1985 e, soprattutto, per la “generazione” del pensiero politico, già all’epoca scevro di stantie ideologie e già all’epoca proiettato verso un neo Umanesimo, una politica con al centro l’uomo. Con la scomparsa di Gianni De Michelis, scompare la capacità visionaria di comprensione di quanto le dinamiche economiche siano dinamiche sociali, di quanto ogni singolo uomo sia in grado di interpretare liberamente i propri tempi e le proprie azioni e di quanto la politica debba sforzarsi di interpretare quei bisogni, in un contesto regionale, nazionale ed europeo. Non rimane quindi che da domandarsi quale epidemia abbia colpito il nostro Paese che non riesce più a produrre queste intelligenze; c’è da chiedersi in realtà chi intuisce oggi il pensiero politico nel nostro Paese.

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