Leggendo “Il Sole 24 Ore” di sabato 4 maggio scorso ho appreso con grande soddisfazione che quanto da me annunciato quasi due mesi fa e ribadito due settimane fa sulla volontà del Governo di ritardare l’avvio delle infrastrutture si sta verificando con una puntualità e con una perspicacia davvero encomiabile. Encomiabile perché il Governo mediaticamente da undici mesi ci annuncia lo sblocco dei cantieri, ci annuncia la modifica del Codice Appalti, poi produce anche dei provvedimenti e, addirittura, ricorre anche allo strumento più veloce che è il Decreto Legge, poi siccome deve garantire “risorse vere e disponibili” per attuare due precisi obiettivi quali il “reddito di cittadinanza” ed il “quota cento”, tutto viene articolato e condotto in modo tale da non intaccare minimamente la “cassa” che, almeno per le infrastrutture, non c’è. Per questo leggendo, come dicevo all’inizio, Il Sole 24 Ore si scopre chiaramente questa folle logica:

  1. Tempi lunghi per i commissari potranno essere nominati solo dopo la conversione del Decreto Legge e cioè alla fine di giugno
  2. Lavori in panne. Niente accordo sulla lista di opere. Allo stato si riportano solo le opere ferme ma nessuno, in modo particolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno mai fatto sapere quali opere saranno sbloccate perché ritenute prioritarie e, soprattutto, con quali risorse
  3. Sono previsti 180 giorni (sei mesi; siamo quindi a dicembre) per scrivere il Nuovo Regolamento che dovrà assorbire 13 decreti attuativi
  4. Nessuna norma per accelerare; non è prevista alcune modalità per ridurre sia i tempi di istruttoria delle proposte progettuali, sia quelli relativi all’ottenimento della miriade di pareri e di autorizzazioni
  5. Vecchie e nuove regole, rischio caos relativo al fatto che in attesa del Nuovo Regolamento unico restano in vigore le vecchie linee guida”
  6. Edilizia Urbana. Il meccanismo per mettere in moto le operazioni di riqualificazione lascia scettici  gli operatori; il bonus urbanistico del Decreto è debole
  7. Commissari spot, in Parlamento è partita una vera gara sulla nomina dei commissari e sono comparsi vari emendamenti con proposte di nuovi interventi da gestire ricorrendo a nuovi commissari. Per assurdo lo stesso Governo produce emendamenti indicando nuove opere ma non elenca le opere da sbloccare

Questa folle logica continua a distruggere un comparto che, come ho ripetuto tante volte ,partecipa per oltre il 12% nella formazione del Prodotto Interno Lordo e, cosa che forse l’attuale Governo dimentica, è il vero motore per una possibile crescita diffusa del Paese.

Quindi stiamo assistendo ad una fine annunziata di un comparto chiave della economia del Paese  e dobbiamo convincerci, una volta per tutte, che non parte nessun intervento perché era previsto che non partisse. Forse qualcun potrebbe chiedersi perché tanto cinismo e perché tanta incomprensibile sottovalutazione delle potenzialità del comparto e perché la paradossale sistematica ammissione dell’attuale Governo: il Paese va infrastrutturato per ridimensionare i forti costi della mobilità, per evitare i forti costi legati al dissesto idrogeologico, ecc.

Da anni ci stiamo abituando a seguire e, purtroppo, a credere a chi ci assicura di prendere iniziative per risolvere emergenze anche gravi ma poi non ci impegniamo a verificare nel tempo la coerenza tra quanto dichiarato e quanto realmente attuato; purtroppo le azioni ed i programmi pluriennali come le reti infrastrutturali portanti e l’assetto idrogeologico richiedono archi temporali lunghi e risorse presenti in Leggi pluriennali di spesa. Spesso volutamente dimentichiamo che l’unica azione organica con un Piano decennale supportato da risorse è stata quella caratterizzata dalla Legge Obiettivo, una azione volutamente attaccata, ritenuta addirittura “criminogena”, perché attuava concretamente le opere, perché stava cercando di fare crescere davvero il comparto delle costruzioni, stava cercando una cosa che ritenevamo “felice” e cioè: la crescita, oggi invece “felice” è la decrescita.

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