Ripeto spesso una mia diretta esperienza sulla capacità previsionale del mondo dell’autotrasporto; in particolare ricordo che all’inizio del 2008, mentre i grandi soloni dell’economia nazionale e mondiale (FMI, BCE, OCSE, Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e delle Finanze, ecc.) prevedevano una crescita media del PIL nel triennio 2008 – 2010 del 2,5 – 3 % in Italia e in Unione Europea del 4%, il mondo dell’autotrasporto denunciò una forte crisi anticipando un PIL in negativo (- 4%). Io considerai il mondo dell’autotrasporto, il mondo dei gestori della logistica simile al linfonodo “sentinella” che nel settore oncologico è utilissimo perché anticipa la presenza di fatti tumorali o di metastasi. Ebbene oggi mi sono chiesto cosa sta anticipando il comparto dell’autotrasporto e, soprattutto, quali sono le preoccupazioni che, a scala nazionale e a scala internazionale, stanno caratterizzando le loro attività

Ormai da un anno l’autotrasporto italiano sta denunciando una grave crisi per l’intero comparto  causata da un conto spese letteralmente esploso per oltre 1,2 miliardi in più all’anno. L’allarme è stato lanciato da Trasportounito, associazione di rappresentanza delle imprese di Autotrasporto, che ha compiuto un’analisi delle principali voci di costo, specie di quelle “derivanti dall’incertezza ormai endemica sui tempi di pagamento dei servizi di trasporto resi dalle imprese del settore, nonché della possibilità di ottenere effettivamente questi pagamenti, senza ricorrere all’onere aggiuntivo dell’assistenza legale”.
Secondo Trasportounito ciascun veicolo industriale, che trasporta merci per conto terzi sulle strade italiane, risulta gravato da un incremento complessivo dei costi pari a 4.092 euro su base annua. Per una bolletta totale di oltre 1,2 miliardi di euro.
Nella lista dei rincari, in gran parte ad andamento variabile e quindi imprevedibili, figurano il costo del gasolio (+ 6% rispetto alla scorsa estate), i pedaggi autostradali (con un  aumento medio del 2,74 %, per rincari record su alcune tratte della rete), il costo del personale dipendente e i costi amministrativi. “Ciò che sta letteralmente annientando i bilanci delle imprese – scrive l’associazione in una nota – è però il costo di accesso al credito; con spese vive operative che devono essere coperte in tempo reale, gli autotrasportatori incassano invece quanto di competenza per i servizi di trasporto resi a 90 giorni dalla data fattura, il che significa 120 giorni dall’esecuzione del servizio”.

La dinamica dei ricavi non consente di attuare misure di compensazione, spiega l’associazione: i ricavi sono infatti aumentati sensibilmente solo in quelle realtà produttive e commerciali in cui il rapporto contrattuale è costantemente collaborativo. Nella maggioranza dei casi accade l’esatto contrario: lo testimonia l’incremento di circa il 60% delle spese legali (pari a una spesa di 70 milioni di euro all’anno), sostenute dalle imprese di autotrasporto, per ottenere i pagamenti dovuti.
“Il tutto si traduce – afferma Maurizio Longo, segretario generale, ricordando come da anni quella di Trasportounito sia su questi temi una voce isolata – in una penalizzazione finanziaria ormai insostenibile, diretta conseguenza di impianti normativi confusi e inconcludenti, di una organizzazione di sistema che non favorisce quelle forme di razionalizzazione che consentirebbero di contenere i chilometri di viaggio a vuoto e di una proliferazione ormai incontrollata del ‘cabotaggio stradale‘ sempre più invasivo in violazione di qualsiasi forma di corretta concorrenza”.
“Per altro – precisa Giuseppe Tagnochetti di Trasportounito – tende ad allargarsi la forbice fra il prezzo dei prodotti petroliferi (e quindi del gasolio) tenuto volutamente alto  e le tariffe dell’autotrasporto congelate da 15 anni su livelli bassissimi”

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