E ADESSO? … AMMETTERE GLI ERRORI

Finalmente abbiamo delle certezze ma, soprattutto, il nostro Paese deve adesso abituarsi ad una anomalia davvero preoccupante: all’interno del Parlamento il Movimento 5 Stelle ha il 33 % e la Lega il 17%, nel consesso europeo il Movimento 5 Stelle ha il 17% e la Lega il 34%. Ed è inutile dire che i due dati non sono leggibili contestualmente e riguardano due distinti ambiti, non è così perché in Italia si è votato non solo per l’Europa ma anche in quasi metà delle varie realtà comunali (3.800 su circa 8.000) e le percentuali emerse per le votazioni europee sono più o meno uguali a quelle comunali. Allora appare chiaro che la linea politica adottata dal Movimento 5 Stelle non ha prodotto risultati accettabili ed ha vinto la linea Di Battista; una linea che, sin dalla formazione della compagine di Governo, ricordava che bisognava bloccare l’ILVA, bisognava bloccare un’opera inutile come la Trans Adriatic Pipeline (TAP), non bisognava bandire le gare per il nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione, ecc. Insomma, sempre secondo Di Battista, bisognava evitare tutti i compromessi soprattutto nel comparto delle grandi infrastrutture.

E’ facile prevedere che i prossimi giorni saranno caratterizzati da un Movimento 5 Stelle convinto che non può più essere incrinato il proprio DNA, completamente convinti che:

  • non servono le grandi opere, non servono i grandi progetti strategici
  • più si attivano gare più si incrementano attività malavitose
  • il mondo dei costruttori è quasi globalmente ricco di corruttori e di corrotti

Senza dubbio questa linea sarà ampiamente supportata da un’altra condizione: non ci sono risorse e anche nel 2020 non ce ne saranno. Continuare a dire che si rimarrà al Governo per altri quattro anni come avvenuto in tutta la campagna elettorale non è più possibile perché, per entrambe i due schieramenti, continuare a legarsi ai vincoli di un discutibile contratto significa compromettere i reciproci futuri: il Movimento 5 Stelle verso un impoverimento della base elettorale, la Lega verso la perdita di una occasione certa di gestione della crescita del consenso. Ma se la Lega ha vinto in Italia e rischia la marginalizzazione in Europa, il Movimento 5 Stelle perde in Italia ed in Europa.

E la cosa più grave è che non sarà facile gestire il dramma dei prossimi mesi di giugno, di ottobre e di novembre. Nel mese di giugno, infatti, l’assestamento di bilancio metterà in chiaro, sempre se ce ne fosse bisogno, la ingestibile crisi che il Paese sta vivendo, nel mese di ottobre l’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza dovrà prospettare soluzioni dolorose e impopolari che saremo costretti a vivere per almeno il prossimo triennio e nel mese di novembre prenderanno corpo apposite norme, appositi strumenti che, indipendentemente dalle prescrizioni comunitarie, il Governo sarà costretto ad attuare.

Questo lungo e preoccupante futuro contiene, purtroppo, una certezza: una ulteriore grave stagnazione della nostra economia e, soprattutto, un ulteriore crollo del comparto delle costruzioni. In più occasioni ho ricordato che per evitare la crisi irreversibile di un comparto chiave della economia del Paese, per evitare di perdere un motore essenziale della crescita del nostro Prodotto Interno Lordo, era ed è necessario ed urgente intervenire con una azione d’urto, destinando davvero delle risorse per la realizzazione di infrastrutture. Dopo un anno il Governo ha partorito il Decreto Legge “Sblocca cantieri” che continua ad inseguire logiche procedurali discutibili, ma, soprattutto, non assegna nuove risorse.

Come mi interrogavo nel titolo, allora, è arrivato il momento di ammettere gli errori, è arrivato il momento di una sana autocritica, sarebbe cioè auspicabile bloccare tre provvedimenti che sono, in fondo, risultati fallimentari: “il diritto di cittadinanza”, “gli 80 euro di renziana memoria” e “il quota 100” (quest’ultimo provvedimento sta facendo emergere rilevanti non convenienze). Questa operazione eviterebbe l’aumento dell’IVA e consentirebbe una Legge di Stabilità meno pesante e, forse, consentirebbe anche una assegnazione di risorse vere rispetto a quelle finora promesse ma inesistenti da destinare alla infrastrutturazione organica del Paese.

L’autocritica che ci aspetteremmo da questa compagine di Governo dovrebbe portare all’annullamento della caratteristica “assistenzialista” che ha caratterizzato sia il periodo del Governo Renzi che quello del Governo Conte, cercando finalmente, dopo oltre un quinquennio, di identificare le condizioni della crescita ammettendo, finalmente, che una componente chiave è da ricercarsi proprio nel rilancio del comparto delle infrastrutture, è da ricercarsi nell’assegnazione di risorse in conto capitale e non in conto esercizio.

So benissimo che questa autocritica e questa revisione di scelte fatte non avverrà perché sia il Movimento 5 Stelle che la Lega sono accomunati, in questo delicato momento storico, da ciò che   assomiglia molto alla “paura di sbagliare”: la Lega con la paura di non utilizzare in modo adeguato il successo elettorale e il Movimento 5 Stelle con la paura di continuare a perdere consenso legandosi con un Movimento che non accetta e non condivide la “decrescita felice”.

I due schieramenti dimenticano però che il Paese non può più attendere e alcuni settori, come ad esempio proprio quello delle costruzioni, già da anni vive una crisi che, in modo epidemico, sta coinvolgendo settori direttamente e indirettamente collegati; questo significa che l’assenza di azioni immediate e concrete produce un fallimento generale del sistema Paese.

La lettera in arrivo dalla Unione Europea al Governo è l’allarme rosso proprio di questa politica suicida

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