La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano opera nell’ambito della comunità nazionale per favorire la cooperazione tra l’attività dello Stato e quella delle Regioni e le Province Autonome, costituendo la “sede privilegiata” della negoziazione politica tra le Amministrazioni centrali e il sistema delle autonomie regionali.

La conferenza Stato-Regioni:

  • è la sede dove il Governo acquisisce l’avviso delle Regioni sui più importanti atti amministrativi e normativi di interesse regionale;
  • persegue l’obiettivo di realizzare la leale collaborazione tra Amministrazioni centrali e regionali;
  • si riunisce in una apposita sessione comunitaria per la trattazione di tutti gli aspetti della politica comunitaria che sono anche di interesse regionale e provinciale.

In sintesi ho riportato le funzioni e le finalità di tale organismo, ma a prima vista sembra che trattasi di una sede utile solo per garantire un sistematico confronto tra l’organo centrale e quello locale invece, analizzando le competenze e le funzioni, scopriamo che la Conferenza svolge un ruolo forte e determinante per l’azione del Governo. Infatti:

La legge 23 agosto 1988, n. 400, attribuisce alla Conferenza compiti di “informazione, consultazione e raccordo in relazione agli indirizzi di politica generale suscettibili di incidere nelle materie di competenza regionale, esclusi gli indirizzi relativi alla politica estera, alla difesa, alla sicurezza nazionale, alla giustizia”.

La Conferenza è sentita obbligatoriamente sul documento di programmazione economica e finanziaria e sul disegno di legge finanziaria e collegati in sede Unificata con la Conferenza Stato-città e autonomie locali. E’ sentita su ogni altro oggetto di interesse regionale che il Presidente del Consiglio dei Ministri ritiene opportuno sottoporre al suo esame, anche su richiesta della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Provincie Autonome.

Con il Decreto Legislativo n.418/1989 le funzioni della Conferenza sono state riordinate ed ampliate ed estese ai pareri su tutte le questioni attinenti al coordinamento intersettoriale delle attività di programmazione inerenti ai rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano e gli enti infra regionali. Alla Conferenza è affidata anche la verifica periodica dello stato di attuazione dei piani e programmi sui quali si è pronunciata.

Anche la Corte Costituzionale con la sentenza n.204 del 1993 ha ribadito che il sistema complessivo dei rapporti tra lo Stato e le Regioni deve essere improntato al principio della “leale collaborazione”, ha avvertito il Governo che, ogniqualvolta intenda provvedere, nonostante il mancato raggiungimento dell’intesa con le Regioni, ha l’obbligo di motivare adeguatamente le ragioni di interesse nazionale che lo hanno determinato a decidere unilateralmente.

Con il decreto legislativo n.281/97, ne è stata potenziata la funzione consultiva, rendendola obbligatoria per tutti gli schemi di disegni di legge, regolamenti e schemi di decreti legislativi in materia di competenza regionale adottati dal Governo.

L’art. 8 della legge 59/97, ha rivisto la disciplina dell’esercizio della funzione di indirizzo e coordinamento dello Stato nei confronti delle Regioni, disponendo che gli atti di indirizzo e coordinamento delle funzioni amministrative regionali, gli atti di coordinamento tecnico, nonché le direttive relative all’esercizio delle funzioni delegate, siano adottati previa intesa con la Conferenza.

Altra funzione rilevante affidata è quella di promuovere il coordinamento della programmazione statale e regionale, nel rispetto delle competenze del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE), e di raccordarla con l’attività degli enti e soggetti, anche privati, che gestiscono funzioni o servizi di pubblico interesse, aventi rilevanza nell’ambito territoriale delle Regioni e provincie autonome.

Nasce così spontanea una domanda: perché un simile organismo non diventa davvero il riferimento portante di una vera rivoluzione programmatica del Paese? Sicuramente non in questa fase in cui la compagine di Governo si caratterizza sempre più come sommatoria di Dicasteri incapaci di costruire davvero un nuovo paradigma dei rapporti tra organo centrale ed organo locale; non in questa fase in cui le richieste degli enti locali hanno una carica di provincialismo e di localismo che speravamo di aver ridimensionato. In attesa di un cambiamento dell’attuale fase incamminiamoci, insieme alle Regioni che in passato hanno più creduto nel ruolo programmatico dell’organo locale, verso una rivisitazione sostanziale dei rapporti tra Stato e Regioni sapendo che, in questo confronto, spesso si è sottovalutato il ruolo del Parlamento ed in particolare delle Commissioni competenti della Camera e del Senato.

In proposito solo un esempio: i Contratti di Programma dell’ANAS e delle Ferrovie dello Stato vengono approvati dal CIPE e vengono sottoposti all’esame delle Commissioni competenti della Camera e del Senato ma non sono sottoposti all’esame della Conferenza Stato Regioni. Molti riterranno questa proposta un ulteriore vincolo procedurale, una inutile aggiunta alla già complessa fase istruttoria. In realtà forse sarebbe più utile eliminare l’esame del CIPE e delle Commissioni parlamentari competenti e dare spazio e motivazione ad una sede in cui lo scontro assurdo dei localismi potrebbe trasformarsi in una grande occasione per far vincere lo Stato, per far vincere le finalità mediate di ciò che chiamiamo interesse comune. Sarebbe cioè opportuno che la Conferenza Stato Regione diventasse un laboratorio propositivo di una programmazione organica; una programmazione delle scelte strategiche e dell’utilizzo delle risorse necessarie per attuarle. A tale proposito un primo atto di un simile processo riformatore dovrebbe essere la unificazione delle modalità con cui vengono definite le opere e assegnate le risorse oggi presenti nei PON e nei POR. Basterebbe solo questo primo atto per avviare una intelligente fase pianificatoria nel nostro Paese.

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