QUESTA COMPAGINE DI GOVERNO NON FINISCE MAI DI MERAVIGLIARCI

Ormai è finita questa assurda avventura sulla realizzazione del nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione e penso che sia giusto rileggere, in modo analitico e dettagliato, alcuni comportamenti di membri di questo Governo, comportamenti che, giustamente, hanno prodotto l’immediato crollo del consenso di tutti coloro che avevano creduto pienamente in delle certezze che purtroppo certezze non erano.

Prendo come esempio solo quattro casi:

  • il primo è quello più volte ribadito dal Ministro Toninelli quando raccontò, sicuramente in due interviste, che “aveva incontrato diverse volte il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti francese ed aveva appreso che anche loro condividevano la rivisitazione del progetto”.
  • il secondo è quanto ribadito in merito al fatto che i francesi non avevano assicurato risorse per la realizzazione del tunnel e che in realtà non era cominciata nessuna opera del tunnel
  • il terzo è che avremmo potuto disattendere tutti gli impegni assunti perché nell’accordo bilaterale c’era scritto che se l’UE non avesse garantito le risorse l’accordo poteva essere annullato
  • il quarto è relativo alla più volte ribadita dichiarazione che l’Unione Europea non aveva assicurato risorse e i vari miliardi potenziali allocati per tale opera potrebbero essere utilizzati per altre opere come ad esempio la metropolitana di Torino

In tutto questo c’è stata una sistematica attività mediatica supportata, in modo particolare, dal giornale Il Fatto Quotidiano e dal suo Direttore Marco Travaglio.

Ricordo che la serie di disinformazioni era stata anche supportata dal lavoro del Professor Ponti il quale era riuscito a convincere anche il Presidente del Consiglio Conte; quest’ultimo, infatti, dopo un lungo approfondimento presso la Presidenza del Consiglio aveva dichiarato: “dopo questo ampio approfondimento, dopo questa capillare analisi sul progetto mi sono convinto della non convenienza dell’opera, della opportunità di usare tali risorse per altri interventi e, soprattutto, che non aveva senso portare avanti un progetto vecchio di trenta anni. Pertanto avvierò – precisava sempre il Presidente Conte – il confronto con la Francia e con la Unione Europea per verificare insieme come rivedere simili scelte”.

Tutte e quattro le dichiarazioni prodotte da organi del Governo trovano, nelle precisazioni di seguito riportate e prodotte dal Governo francese e dalla Unione Europea, una risposta esaustiva:

La Francia scava senza sosta e non ha mai avuto dubbi sulla essenzialità dell’opera, perso un anno, basta intoppi; intanto la linea storica, causa frane, funziona in parte. Finora sono state scavati 29 Km di gallerie di questi 9 Km sono quelli del tunnel di base definitivo”.

L’Unione Europea aveva fatto presente che erano già stati erogati 880 milioni di euro e che si era disposti ad elevare dal 40% al 55% la quota comunitaria, precisando che in caso di non condivisione da parte italiana le risorse non potevano essere trasferite ad altri interventi”.

Tutto questo, purtroppo, testimonia una forte scorrettezza istituzionale ed un tentativo di convinta distorsione dei fatti; una distorsione mirata non agli interessi del Paese ma al mantenimento del consenso della base elettorale. Un comportamento miope in quanto tutte le informazioni non coerenti agli atti formali già definiti, tutti i dati misurabili in modo oggettivo, avrebbero, in pochi mesi, sconfessato gli atteggiamenti e, soprattutto, gli impegni e le promesse assicurate nell’arco di un anno di Governo.

Tutto è finito in modo davvero penoso con una dichiarazione dello stesso Presidente Conte: “Sono intervenuti fatti nuovi di cui dobbiamo tenere conto: la Unione Europea si è detta disponibile ad alzare il finanziamento della tratta transfrontaliera dal 40 al 55 %, il secondo nuovo elemento è che per la tratta nazionale Orbassano – Bussoleno l’Italia potrebbe beneficiare di un contributo della Unione Europea del 50% e ulteriori finanziamenti europei saranno disponibili grazie all’impegno del Ministro Toninelli e per questo lo devo ringraziare. Il terzo elemento, quello forse più rilevante è che la Francia si è espressa per la conferma dell’opera il 18 giugno scorso, ne consegue che se volessimo bloccare l’opera e se fosse possibile intraprendere un progetto alternativo non lo potremmo fare condividendo questo percorso con la Francia. A queste condizioni solo il Parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale. Non realizzarla – conclude Conte – comporterebbe non solo la perdita dei finanziamenti europei ma ci esporrebbe a tutti i costi derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia. Alla luce dei finanziamenti comunitari fermare il TAV costerebbe molto più che completarlo”.

Tutto sarebbe finito, quindi, con una ammissione dei propri errori, con una rivisitazione di convincimenti sbagliati e, in un certo senso, con un apprezzabile comportamento di chi ammette di aver illuso il proprio elettorato garantendo davvero ipotesi programmatiche indifendibili. Invece no, non c’è davvero un limite a ciò che riteniamo “paradossale”: un Ministro della Repubblica non firma la nota formale alla Unione Europea con cui si conferma la realizzazione dell’opera e si evita l’annullamento delle risorse comunitarie.

In questi casi la mancata firma del titolare del Dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti crea un grave sconcerto; infatti il Governo è un organismo che non ammette che un membro si discosti da decisioni formali assunte dal Governo stesso; a mio avviso il Presidente della Repubblica, prima ancora del Parlamento, dovrebbe chiedere i motivi che hanno indotto il Ministro Toninelli a non firmare un atto formale così rilevante e la contestuale mozione presentata dal Movimento 5 Stelle al Senato pone chiaramente un problema: a valle di un voto in cui il Movimento 5 Stelle si discosta da una chiara linea assunta dal Presidente del Consiglio ci sono le condizioni per una continuità dell’attuale compagine e in particolare del mantenimento nel ruolo di Presidente del Professore Conte ?

Mi chiedo, infine, la mancata firma del Ministro Toninelli sulla nota inoltrata alla Unione Europea qualora si rivelasse insufficiente e provocasse la perdita delle risorse comunitarie quale azione innescherebbe? Senza dubbio produrrebbe un chiaro e misurabile danno all’erario ma, penso, una immediata crisi di Governo. Non credo, infatti, che il Governo possa assistere inerme ad un simile atto rivoluzionario di un suo Ministro; ho definito rivoluzionario l’atto del Ministro Toninelli perché nella gestione della cosa pubblica non si può essere portatori di comportamenti dannosi per il funzionamento della macchina dello Stato, specialmente quando trattasi di comportamenti antitetici agli interessi del Paese e supportati da interpretazioni non corrette di dati oggettivi relativi a volontà ed impegni assunti dalla Francia e dall’Unione Europea.

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