FORSE NON È CAMBIATO NULLA

Intervenendo a Varenna al 65° Convegno di studi amministrativi, organizzato dal Consiglio di Stato, la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha ribadito che “servono condivisione e partecipazione. Ogni cambiamento che cala dall’alto non funziona. Dobbiamo fare un percorso di legislatura che duri tre anni e avvicini le infrastrutture e i trasporti alle persone. A guidare la svolta deve essere certamente la sostenibilità ambientale ma senza la centralità della persona ogni scelta diventa ideologica”. Sempre nello stesso convegno il Presidente dell’ANCE Gabriele Buia ha precisato che “nel comparto delle infrastrutture ci sono 750 opere ferme per 62 miliardi di €. Qualcosa si sta muovendo ma non si vedono ancora gli effetti”.

Giustifico la Ministra perché da pochi giorni riveste la carica di Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma non posso giustificare Buia che, nel suo ruolo di Presidente dell’ANCE, rappresenta un comparto che ormai è fuori dal teatro economico del Paese. Il Presidente Buia sa benissimo, e lo ha ribadito fornendo il dato delle opere ferme, che da almeno cinque anni il comparto è ormai collassato e mi spiace doverlo contraddire ma non si sta muovendo proprio nulla e il Decreto Legge 32/2019 convertito in Legge 55/2019 non ha finora prodotto nessun segnale di cambiamento. Prima di andar via il Ministro Toninelli ha trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze un elenco di 77 opere dell’importo globale di 38 miliardi perché, una volta verificata la validità delle opere, il Ministero dell’Economia lo inoltrasse alla Presidenza del Consiglio in modo da consentire a quest’ultima di nominare i Commissari preposti al concreto avvio delle opere. Quindi, siamo fermi ancora alla presa d’atto delle opere ferme (ricordo che questo dato è noto dal 6 giugno del 2018 giorno di insediamento del primo Governo Conte) ed ora alla Presidenza del Consiglio spetterà la individuazione dei Commissari (prima di fede PD e Cinque Stelle, ora anche di fede Renziana). Mentre continua questo ridicolo balletto penso che gli iscritti all’ANCE si ridurranno sempre più, molti soci infatti andranno via: non credo esista al mondo una Associazione che assista inerme, ormai da sei anni, al crollo del proprio mercato di attività.

Per quanto concerne poi la dichiarazione della Ministra De Micheli sulla essenzialità della persona e sul convincimento che “ogni cambiamento che venga dall’alto non funziona” e quindi la obbligatorietà del ricorso al “dibattito pubblico”, ritengo utile ricordare che a differenza di altri Paesi della Unione Europea che sono considerati all’avanguardia nel confronto con gli Enti locali, nella interazione con il territorio quali, solo a titolo di esempio, la Francia, l’Italia segue un iter procedurale nell’approvazione di un progetto non solo più garantista ma carico di momenti in cui l’organo locale, non in forma populista, ma attraverso gli organi delegati è un soggetto attore e al tempo stesso vincolante. La Ministra sa bene, in quanto in passato, nel ruolo di Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze con delega al CIPE, aveva avuto modo di verificare quanto fosse lungo l’iter autorizzativo di un progetto (approvazione dell’Amministrazione proponente, approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Valutazione di Impatto Ambientale, Parere del Ministero dell’Ambente, Parere del Ministero dei Beni Culturali, Verifica della copertura finanziaria da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Conferenza dei Servizi, approvazione del CIPE e registrazione della Delibera del CIPE da parte della Corte dei Conti).  Tra l’altro alla Conferenza dei Servizi partecipano tutti i soggetti e gli organismi interessati alla realizzazione del progetto e, quindi, tutte le Amministrazioni locali interessate: Regioni, Provincie, Comuni, Comunità montane, Parchi, ecc.. I sindaci  che partecipano alla Conferenza hanno una delega del Consiglio comunale e, di solito, le Amministrazioni locali espongono alla cittadinanza le scelte progettuali.

Purtroppo il male peggiore della mia generazione è la demagogia e per un politico, sempre della mia generazione, è pagante dimostrare questa ampia disponibilità al confronto, questa forza determinante del singolo; ritengo in proposito utile ricordare che nelle Conferenze dei servizi con cui si approvavano i progetti della rete ferroviaria ad alta velocità la Conferenza si concludeva positivamente solo con il voto unanime dei partecipanti; per cui un Comune di 4.000 abitanti poteva bloccare la realizzazione di un’opera strategica come l’alta velocità.

Poi questo falso strumento normativo fu superato dalla Legge 443/2001 (Legge Obiettivo) che mantenne sempre la funzione vincolante della Conferenza ma annullò questo atto ricattatorio delle minoranze. Pensavo che il virus della “demagogia” si fosse ridimensionato, invece purtroppo no! Con il Governo Renzi, in particolare con il Ministro Delrio, attraverso le Leggi 50/2016 e 56/2017 (Codice Appalti) al cui interno è contemplato lo strumento del “Dibattito pubblico”, il virus della “demagogia” è ricomparso in modo più esasperato. È in realtà esplosa di nuovo questa tendenza a ricercare tutte le modalità, tutte le procedure utili per bloccare, per non fare.

Queste considerazioni non sono osteggiate dai veri ambientalisti, ma da coloro che preferiscono dire sempre di no, preferiscono la diffusione del dissenso solo per motivare la loro esistenza. In fondo in passato anche il PD, allora si chiamava Partito Democratico della Sinistra, con l’allora Presidente della Provincia di Torino e poi della Regione Piemonte Mercedes Bresso, si oppose alla realizzazione della Torino – Lione e anche il PDS rimase molto critico sulla realizzazione dell’intero sistema ferroviario ad Alta Velocità, poi bisogna riconoscerlo, ebbe il coraggio di ammettere il proprio errore e divenne difensore del progetto. Non vorrei però che vivendo in una compagine di Governo con il Movimento 5 Stelle ricomparisse nell’attuale PD questa vecchia grave patologia.

Come sarebbe bello, quindi, se questa compagine di Governo annullasse, una volta per tutte, questa mania di rincorrere il “consenso globale” offrendo, in tal modo, la occasione per un proliferare di Movimenti che, rincorrendo soluzioni gattopardesche, hanno praticamente bloccato la crescita del Paese.

Una crescita che per una Associazione come l’ANCE, il Presidente Buia lo sa bene, non può rimanere una promessa sistematica mai mantenuta del Governo di turno.

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