Spesso mi sono chiesto cosa debba provare un giornalista quando viene palesemente smentito su argomenti, su notizie da lui stesso pubblicate in più occasioni; peggio ancora quando il giornalista in questione è anche Direttore di un quotidiano: mi riferisco a Marco Travaglio. In più occasioni, sia attraverso il quotidiano da lui diretto, sia in trasmissioni televisive, sia in pubblicazioni varie, abbiamo tutti appreso, sempre dal Direttore Travaglio che sulla Torino – Lione c’erano solo studi geognostici, c’erano solo approfondimenti progettuali e che in realtà non era partito nulla e, quindi, non aveva senso parlare di danni, non aveva senso far partire un’opera inutile ancora ferma a livello progettuale. Non riporto nel dettaglio le dichiarazioni del Direttore Travaglio ma il senso era questo e, addirittura, in alcuni convegni le denunce sull’assenza di interventi sul territorio, sulla non disponibilità della Francia a garantire adeguate risorse per la realizzazione dell’opera sono state ancora più pesanti. Il 23 settembre, sullo stesso giornale da lui diretto “Il Fatto Quotidiano”, c’era un articolo dal titolo “La Francia festeggia e l’Italia non c’è”. Non dico nulla ma questo mio banale rendiconto denuncia da solo il crollo irreversibile della credibilità di Marco Travaglio.

Inoltre, sempre dalle pagine del giornale diretto da Marco Travaglio sono comparse chiare denunce, sollevate anche da parlamentari del Movimento 5 Stelle, sulla possibilità di annullare il provvedimento approvato dal Parlamento con cui veniva sancito l’accordo bilaterale tra il nostro Paese e la Francia per la realizzazione del tunnel di base in quanto la Francia non aveva investito alcuna risorsa e, in base a quanto previsto proprio dal trattato, poteva essere annullato integralmente l’accordo. Ma accanto alle informazioni scorrette, tramite stampa, non posso non aggiungere quelle di un ex Vice Presidente del Consiglio e ora Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che solo pochi mesi fa ribadiva in più occasioni che “la Francia non ha ancora scavato un solo centimetro di tunnel della TAV” o quelle di un ex parlamentare del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista che, sempre pochi mesi fa, ripeteva “Non esiste alcun cantiere della TAV in Italia come in Francia dove ormai ci hanno rinunciato”.

Ebbene, il 23 settembre, alla cerimonia nel cantiere francese, c’era il Ministro dei Trasporti Jean Baptiste Dejebbari, c’erano i dirigenti della Unione Europea, delle istituzioni locali e qualche deputato. Mancavano solo i rappresentanti del nostro Governo. Questa assenza era ufficialmente motivata dal lento passaggio di consegne tra Ministri, mentre da notizie stampa si apprendeva che la motivazione ufficiosa era solo relativa ad una scelta di diplomazia interna dettata dalla scarsa volontà dei nuovi titolari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano di cominciare il nuovo corso mettendo il cappello su una vicenda, su un’opera da sempre osteggiata dal Movimento 5 Stelle.

Tutto questo è triste e, purtroppo, queste verità non raccontate e questi comportamenti del nuovo Governo forniscono un immagine Paese preoccupante. La motivazione ufficiale dell’assenza del nostro Ministro è solo ridicola in quanto l’omologo del Ministro francese era e rimane solo la Ministra De Micheli quindi non esistevano incertezze sul passaggio di consegne tra Ministri e quella ufficiosa, che sicuramente è veritiera, testimonia ancora una volta come l’attuale compagine di Governo abbia paura o meglio abbia soggezione di un compagno di viaggio che, sulle infrastrutture, sulle opere strategiche e sull’innamoramento per i NO TAV, rimane sempre contrario e convinto delle “non verità” che rimangono tali anche se sconfessate dai fatti.

Però questo comportamento fa scattare automaticamente un triplice interrogativo: il Partito Democratico accettando questo che, a mio avviso, si configura come un vero ricatto comportamentale non denuncia un chiaro limite nella conduzione del Governo? Il Movimento 5 Stelle commettendo simili ripetuti errori mediatici non dimostra ancora una volta la sua incapacità a rivestire un ruolo istituzionale ?. Se nel caso di una infrastruttura materiale che si vede, come lo scavo della galleria della Torino Lione, il Ministro del PD alle Infrastrutture e ai Trasporti adotta la politica dello struzzo, cosa può accadere sulle scelte politiche che non si vedono ma che presto saranno adottate?

Interrogativi pleonastici ma proprio per questo più preoccupanti perché in fondo da simili comportamenti emerge in modo inequivocabile il rischio che il nostro Paese corre:

  • in termini di credibilità a scala comunitaria
  • in termini di coscienza dei reali interessi dello Stato
  • in termini di correttezza nell’attuazione concreta di un precisa volontà del Parlamento
  • in termini di coerenza e rispetto dei rapporti bilaterali
  • in termini di capacità nel portare avanti la realizzazione di opere riconosciute strategiche a scala sovranazionale

Ma un’altra assenza, davvero strana, è stata quella del Presidente della Regione Piemonte; in questo caso non riesco a capire come mai dopo tanto impegno, dopo tanto entusiasmo nel difendere il progetto, il Presidente abbia preferito non esserci; mentre nel caso del rapporto tra PD e 5 Stelle è possibile motivare simili comportamenti nel caso del Presidente Cirio tutto diventa più incomprensibile.

Mi fermo qui perché continuando rischierei di cadere in una inutile polemica e rischierei, ancora una volta, di esprimere la mia perplessità in particolare su un futuro di Governo carico di incomprensioni interne, di sistematiche dicotomie, di atteggiamenti davvero inconcepibili in un Paese industrialmente avanzato.

Come sarebbe bello se dopo questa triste esperienza, dopo tanti mesi persi, ricchi solo di una preoccupante disinformazione, qualcuno avesse il coraggio di ammettere le proprie responsabilità mediatiche e politiche e affrontasse una grave emergenza: la sicurezza sull’attuale linea ferroviaria. Più volte la Francia ha evidenziato la opportunità di chiudere tale collegamento perché già più volte si sono verificati inconvenienti ad alcuni treni merci in transito. 

Penso che con la chiusura dell’attuale linea verranno meno gli atteggiamenti preconcetti del Movimento 5 Stelle e le prese di posizione dei vari consulenti dei Governo Renzi, Gentiloni e Conte che, in tutti questi anni (circa sei anni), hanno ritardato l’avanzamento dei lavori del nuovo tunnel. Quando verrà meno l’attuale collegamento, quando il traffico su gomma raggiugerà livelli di inquinamento altissimi, quando la Svizzera imporrà pedaggi elevati per i transiti tra il nostro Paese e la Francia, allora capiremo, anzi capiranno, quanto sia stato miope ed irresponsabile inseguire i NO TAV, quanto sia stato miope per il PD ed il Movimento 5 Stelle non capire tutto questo, quanto sia falso perseguire il nuovo green deal senza superare l’obsolescenza delle infrastrutture ferroviarie .

2 commenti

  1. Esimio, in sostanza su questo e tanti altri argomenti siamo guardati, se ci va bene, con la muta perplessità dei contafrottole professionisti. É chiaro che la valenza strategica di avere un collegamento ferroviario ad ovest, fosse anche a cremagliera di traverso alle piste a Courmayeur, non è mai stato realmente preso in considerazione; dopo decenni di mal governo, purtroppo, tutti quei punti di programma che si è preferito differire ora presentano il conto. Non c’è ch scegliere, visto che per l’imbarazzo ormai non é più contemplato.

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