LE MODE SPESSO SONO PERICOLOSE

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che siamo ormai schiavi della liturgia mediatica e purtroppo ci accorgiamo sempre con ritardo di essere all’interno di un vortice di informazioni, di notizie che, accese e prodotte sempre dal mondo della informazione, bloccano ogni nostra attenzione su altre aree tematiche che sicuramente in quel preciso momento sarebbero più attuali e più utili.

Voglio solo per un banale divertimento storico ricordare quali sono stati i filoni che hanno caratterizzato sistematicamente le generazioni dell’ultimo trentennio:

  • La fine del petrolio e la rincorsa verso prodotti energetici alternativi
  • La fame nel mondo e la crescita della mortalità infantile
  • Il pericolo di una guerra nucleare
  • Il buco dell’ozono
  • La globalizzazione
  • L’attacco in Italia al sistema ferroviario ad alta velocità
  • I processi migratori a scala mondiale
  • Le regole del mercato mondiale
  • Il ritorno di una “guerra fredda”
  • La crescita e la fine dell’Islamic State of Iraq and Syria (ISIS)
  • La esplosione della Cina, un Paese che diventa interlocutore unico del mondo occidentale annullando l’Unione Europea e la Russia
  • Le guerre iniziate e rimaste vive nel tempo
  • Ultimamente il “clima”

Potrei continuare, ma ritengo sia utile capire se queste sensibilizzazioni sono generiche e spontanee o se, come ipotizzavo all’inizio, sono mode gestite da precise regie mediatiche che non a scala nazionale ma mondiale amplificano o ridimensionano determinati filoni tematici.

Senza dubbio i filoni bellici, i filoni rivoluzionari ed in genere le forme terroristiche hanno regie autonome dal processo mediatico e forse la attenzione mediatica a tali eventi dovrebbe essere gestita meglio perché in molti casi la divulgazione sia di attentati, sia di ciò che definiamo “terrorismo mediatico” ha giovato moltissimo ai registi delle folli rivoluzioni. Mentre tutte le altre tematiche prima elencate si accendono e si spengono in funzione di una “moda”.

Allora, chiedendo aiuto a Wikipedia, scopriamo che “per moda noi intendiamo quel complesso di atteggiamenti, consuetudini, modelli di comportamento che si affermano a livello collettivo come attuali e adeguati al gusto del momento, in relazione a un determinato periodo storico e a una determinata area geografica e culturale”.

Per questo motivo ritengo utile ricordare l’esperienza vissuta durante la fase di approvazione del progetto Alta Velocità. Tengo a precisare che non mi riferisco alla linea ferroviaria Torino – Lione, ma al sistema ad alta velocità italiano, cioè ai due assi Torino – Milano – Venezia e Milano – Roma – Battipaglia. L’approvazione del progetto e, soprattutto, le conferenze dei servizi effettuate in oltre 145 comuni furono ampiamente osteggiate da coloro che definiamo “ambientalisti”. Ricordo che all’epoca le Conferenze dei Servizi si concludevano solo con un voto unanime e quindi è stato difficile e lungo (in alcuni casi anche cinque anni) ottenere l’approvazione definitiva.

L’attacco dei cosiddetti “ambientalisti” era caratterizzato essenzialmente dalla forte capacità impattante dell’intervento e, addirittura, molti di loro ritenevano che l’opera non era stata sottoposta ad una verifica avanzata come ad esempio un “ecobilancio”. L’“ecobilancio” è un sistema di autovalutazione dell’impatto ambientale prodotto da un’attività produttiva, dato dalla sommatoria di tutti gli inputs ed outputs intercorrenti tra il ciclo produttivo e l’ambiente ad esso circostante.

La metodologia è stata codificata all’interno di standard ISO. Nel 1994 in Italia un vero “ecobilancio” era stato fatto solo dall’ENEL per il progetto nucleare e quindi non fu facile avviare una simile ulteriore verifica ma, convinti della bontà del progetto, preferimmo assecondare una simile richiesta. Per questo nel 1995 attraverso una primaria società internazionale effettuammo un apposito “ecobilancio”, cioè effettuammo una attenta comparazione tra il sistema ad alta velocità e le altre modalità di trasporto. Lo studio durò quasi un anno e alla fine scoprimmo che la ferrovia era sì la meno inquinante. I dati di seguito riportati ridimensionarono in modo sostanziale gli attacchi di coloro che utilizzavano l’attacco alla infrastruttura ferroviaria ad alta velocità solo per costruire un dissenso organizzato, per costruire un movimento che poi abbiamo ritrovato in modo più strutturato sulla linea Torino – Lione. In fondo era finita una moda, quella su una modalità trasportistica ed era cominciata una moda contro un’opera.

Stiamo attenti alle mode, finiscono deludendo quasi sempre chi in buona fede le ha condivise.

RISULTATI DELL’ECOBILANCIO SULLA RETE AD ALTA VELOCITÀ ITALIANA

Blog scheda tecnica

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