E SE CAMBIASSIMO PER UN ANNO I RIFERIMENTI STORICI DELLA INFRASTRUTTURAZIONE DEL PAESE

Per poter davvero spiegare la grave responsabilità dei Governi che, negli ultimi cinque anni, hanno portato l’intero comparto delle costruzioni verso un assetto fallimentare vicino alla irreversibilità, è necessario partire da alcuni dati:

  • in un periodo compreso tra gli ultimi 8 – 10 anni sono fallite 120.000 imprese di costruzione, sono stati persi 600.000 posti di lavoro, che interessano una popolazione di circa un milione di famiglie con una distribuzione territoriale drammatica in alcune aree del Paese, soprattutto in quelle dove la riconversione ad altre attività lavorative è più difficile ;
  • da qui la diminuita capacità di contribuzione al reddito da parte del settore delle costruzioni che, fino a dieci anni fa, era intorno al 12 – 13% e che oggi sembra piombato ad un livello che rasenta il 3 – 4%.

Di fronte a questi dati appare evidente che l’unica risposta, l’unica azione possibile non può rientrare all’interno delle tipiche azioni dello Stato, inteso come somma di Ministeri, CIPE, Corte dei Conti, ANAC, Autorità di Regolazione dei Trasporti, Regioni, Aree Metropolitane, ecc..

È ormai necessaria ed urgente una iniziativa che la Presidenza del Consiglio deve necessariamente avocare alle sue competenze e, addirittura, se necessario, con un Decreto Legge, trasferire tutte le competenze alla Presidenza stessa, per un arco temporale di un anno, in materia di programmazione pianificazione ed attuazione delle infrastrutture; una iniziativa capace di:

  • concludere operativamente tutte le fasi autorizzative e tutte le procedure contrattuali di opere già approvate e ancora non cantierate per limitate carenze procedurali in soli 60 giorni;
  • esaminare le proposte progettuali tecnicamente approvate dalla stazione appaltante e supportate dal parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
  • fissare verifiche contestuali con tutti i Dicasteri competenti, in modo particolare i Ministeri dell’Economia e delle Finanze, dell’Ambiente e dei Beni Culturali in modo da superare, in una sede unica ed in una fase temporale unica, tutte le possibili osservazioni e prescrizioni;
  • fissare, sempre alla Presidenza, una Conferenza dei servizi alla presenza anche di delegati della Corte dei Conti in modo da limitare, la registrazione della Delibera del CIPE da parte della Corte stessa, solo alla verifica della copertura finanziaria della proposta;
  • imporre alle stazioni appaltanti, a valle della registrazione della Delibera del CIPE, un arco temporale per il completamento delle procedure di gara non superiore ai 90 giorni. Superata tale scadenza la Presidenza del Consiglio può scegliere sia l’annullamento dello stanziamento, sia la nomina di un Commissario ad acta;
  • imporre all’ANAC e all’Autorità di Regolazione dei Trasporti l’inoltro di tutte le possibili osservazioni alle varie proposte progettuali direttamente alla Presidenza del Consiglio in un arco temporale non superiore a 15 giorni.
  • dare mandato alla Cassa Depositi e Prestiti e alla Banca Europea degli Investimenti di costruire un Fondo per l’anticipazione delle necessità di “cassa” e per la verifica continua delle esigenze finanziarie necessarie per dare attuazione organica e contestuale al quadro programmatico degli investimenti. Tale Fondo potrà anche garantire anticipazioni fino al 20% del valore delle opere affidate.

Questo enorme lavoro di vero sblocco dell’intero comparto può avvenire solo seguendo un simile itinerario. E’ infatti inutile illudersi che d’improvviso una macchina ferma come quella del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti possa riaccendere, in poco tempo, un’attività ed una funzione che i vari Ministri che si sono succeduti nell’ultimo quinquennio hanno spento.

Si commette un grave errore se si ritiene che una simile ipotesi possa incrinare il ruolo e la funzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; infatti tutto l’iter di approvazione del progetto da parte delle stazioni appaltanti legate al Dicastero (ANAS e Ferrovie dello Stato) e la fase istruttoria tecnica (esame del Consiglio Superiore del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), rimane nelle competenze del Ministero stesso.

So benissimo che questa proposta, anche se limitata ad un arco temporale di un anno, sconvolge le abitudini ormai consolidate di alcuni Dicasteri come il Ministero dell’Ambiente in cui la Valutazione di Impatto Ambientale ha una liturgia ricca di passaggi e di analisi che richiede tempi ed approfondimenti complessi o come il Ministero dei Beni Culturali in cui il ruolo delle Sovraintendenze diventa filtrante e vincolante. Necessariamente tutte queste pregiudiziali, almeno in questa fase critica, devono trovare un soggetto catalizzatore come la Presidenza del Consiglio capace di annullare questo folle torpore che ha portato a questa drammatica crisi.

Conclusa questa fase di vero sblocco delle procedure autorizzative, una fase limitata come detto prima a 60 giorni, rimane solo quella legata all’affidamento delle opere.

Per oltre il 35% delle opere finora bloccate (circa 14 miliardi di euro) la parte contrattuale è già definita e quindi la Presidenza deve solo monitorare il reale superamento di alcuni ulteriori vincoli autorizzativi, mentre per il restante 65% sarà necessario effettuare apposite gare; sarà opportuno, con apposito Decreto Legge, abrogare sia i Decreti Legislativi 50/2016 e 56/2017 nonché il Decreto Legge 32/2018 convertito in Legge 55/2018 (Sblocca Cantieri) e utilizzare “temporaneamente” il Decreto Legislativo 163/2006.  

Sembra una azione “esasperata”, sembra una iniziativa antitetica ed anti democratica a delle procedure consolidate, ma la emergenza denunciata dai dati iniziali non può lasciare indifferenti le istituzioni preposte non tanto alla gestione dell’intero comparto, quanto alla creazione della ricchezza nel Paese proprio attraverso una veloce politica di investimenti pubblici. Invochiamo tante volte il rischio di incorrere nel “danno all’erario” ebbene la sottovalutazione del protrarsi di questa assurda stasi produce, in modo inequivocabile, il più grave danno all’erario che si possa immaginare, un danno causato proprio da chi, attualmente, non utilizza strumenti idonei a garantire l’interesse nazionale.

One comment

  1. Caro Ercole, ce ne fossero in Italia di persone competenti quanto te! Questa che scrivi sarebbe la vera ed UNICA risoluzione per risollevare il comparto delle infrastrutture ed opere pubbliche in generale e quindi far spiccare un vero salto all’economia di questo povero Paese!! Io Conte non lo conosco, ma se fosse dotato di buon senso, di senso dello Stato ed avesse veramente a cuore, ma VERAMENTE…!!, le sorti di noi cittadini, dovrebbe creare una task force alla Presidenza, come suggerisci, con a capo una sola persona: ERCOLE INCALZA!! stai tranquillo che il sottoscritto e l’amico Franco ti sarebbero accanto a darti una mano! Ad un certo punto della vita bisogna infatti avere anche il coraggio di mettere da parte i propri interessi, quali Società, Aziende di Famiglia, lasciarle condurre dai giovani e noi coronare la ns vita professionale (mi permetto di dire per tutti noi: “prestigiosa”!!) mettendoci al servizio e metterci anima e corpo per la ns povera, ma bellissima ITALIA! Risorgerebbe con orgoglio come dopo la guerra! La “ricostruzione” che tutti ricordano come il miracolo italiano! Un forte abbraccio. Giuseppe

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