LA CITTÀ DI TARANTO NON MERITA DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA TRADITA DAL GOVERNO DI QUESTO PAESE

Tutto potevo immaginare ma mai avrei potuto credere alla ingenuità, alla superficialità e alla incapacità istituzionale con cui si pensa di definire, come Governo, un pre accordo con Arcelor Mittal. Riproduco di seguito uno schema sintetico riportato dal “Corriere della Sera”

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Tale quadro rappresenterà la base del confronto tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Società Arcelor Mittal. È un confronto inutile perché non siamo in presenza di un pre accoro che può trovare una possibile soluzione in un compromesso basato sul numero di occupati, sulla produzione di acciaio e sui possibili investimenti. Forse non si è riusciti a capire che stiamo ricadendo ancora una volta, sarebbe forse la quinta, in un assurdo errore in cui il Governo continua ad inseguire ipotesi prive di organicità strategica e utili solo mediaticamente per “illudere” i diretti attori della “emergenza Taranto” mi riferisco ai cittadini di Taranto e del vasto hinterland, agli operai del centro siderurgico, al Sindacato, ai vari amministratori locali.

Allora comincio ad elencare e a leggere le assurdità presenti in questo possibile folle pre accordo:

  • Il primo punto che salta subito sotto gli occhi di tutti: l’alto forno n. 2 dal 14 dicembre 2019 non è più in funzione e quindi è davvero ridicolo ipotizzare nel prossimo triennio una produzione superiore a 5 milioni di tonnellate
  • Il secondo punto è quello relativo al numero di occupati legato alla attività del centro siderurgico, un dato che ormai non potrà superare la soglia delle 6.000 unità. Si dimentica invece che per mantenere i livelli occupazionali occorre identificare nuove iniziative strategiche come la demolizione dei quartieri “Tamburi” e “Paolo VI” e costruzione di nuovi centri residenziali
  • Il Terzo punto è la identificazione delle risorse necessarie per dare attuazione ad una operazione organica e vincente e non in una ulteriore illusione per trasferire nel tempo la soluzione di una emergenza che ancora una volta questo Governo non è in grado di attuare. Le risorse necessarie per dare compiuta attuazione al risanamento ed al rilancio del centro siderurgico e della città di Taranto ha un costo pari a 6 miliardi di euro

Occorre quindi avere il coraggio di non intestardirsi nella ricerca di una soluzione che diventa impossibile e, addirittura, rischia di trasformarsi in un ulteriore nuovo fallimento gestionale.

Prende corpo, quindi, un nuovo processo, un nuovo approccio mirato alla identificazione di una sommatoria di azioni che, in modo organico, ridiano a Taranto le condizioni della crescita. Per questo insisto nel prospettare una proposta già avanzata almeno due mesi fa quando era ormai chiara una precisa volontà di Arcelor Mittal di non dare più corso al contratto firmato con il Ministro Calenda prima e con il Ministro Di Maio dopo. In particolare la proposta si articola nei seguenti atti:

  1. Primo atto: per un arco temporale di tre anni Arcelor Mittal continui a produrre 5 milioni di tonnellate all’anno con 6.000 occupati diretti e con un indotto di circa 3.000 addetti.
  2. Secondo atto: convincersi che un processo di risanamento organico dell’attuale impianto, soprattutto per riportarlo all’interno delle normative comunitarie inerenti l’ambiente, non può che essere a fondo perduto e, quindi, rientrare integralmente nelle competenze dello Stato. La stima di un risanamento ambientale dell’interno del centro siderurgico e di ristrutturazione tecnologica delle componenti chiave del centro stesso è pari a circa 2,5 miliardi di euro. Questo processo deve anche tenere conto delle nuove tecniche di produzione e, quindi, delle opere necessarie per abbassare gli attuali fattori inquinanti.
  3. Terzo atto: avviare con urgenza la sistemazione ambientale delle aree esterne al centro siderurgico, in particolare i quartieri Tamburi e Paolo VI, con demolizione integrale dei due quartieri e ricostruzione integrale degli stessi in altre aree urbane. Tale operazione ha un costo stimato di circa 1,5 miliardi. Tali costi tengono conto della creazione nelle attuali aree di Tamburi e di Paolo VI di un vasto parco con alberi di alto fusto e possibili aree museali e centri per la ricerca
  4. Quarto atto: viene data attuazione organica alla ZES (Zona Economica Speciale) assegnando adeguati investimenti e incentivi per gli operatori interessati ad utilizzare la darsena portuale e la piastra logistica. Garantendo un assegnazione triennale globale di 700 milioni di €. In tale operazione si garantirà al porto di Taranto di essere “porto franco di diritto comunitario”. Si specializzerà la caratteristica di transhipment e si potenzieranno le infrastrutture oggi interagenti con il nodo di Taranto quali l’aeroporto di Grottaglie, il porto di Brindisi e il collegamento ferroviario Taranto – Brindisi e Taranto – Bari
  5. Quinto atto: sarà necessario assegnare alla città di Taranto risorse pari a 1,3 miliardi di euro per una rigenerazione urbana capace di recuperare tutte le funzioni vitali sia del nodo urbano di Taranto di 250.000 abitanti, sia dei comuni del vasto hinterland. Tra le opere di particolare rilevanza all’interno di tale area si ricordano un centro universitario finalizzato alla “Logistica del Mediterraneo” e un grande impianto museale
  6. Sesto atto: sarà necessario costituire una Società per Azioni con azionisti la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e la Banca Europea degli Investimenti (BEI). La missione strategica di tale Società dovrebbe essere quella di garantire la spesa nel triennio 2020 – 2022 di 6 miliardi di euro. Questo importo dovrebbe essere recuperato per una quota parte di 4 miliardi di euro dai Fondi PON e POR del Programma della Unione Europea 2021 – 2027 e per la restante quota di 2 miliardi attraverso l’inserimento nella Legge di Stabilità 2021 di un limite di impegno per 12 anni di 250 milioni di euro all’anno

Questa proposta consentirebbe il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • Non si blocca il centro siderurgico e dopo il triennio, dopo la fisiologica crisi mondiale della domanda di acciaio, si potrà incrementare la produzione
  • Non si mette in crisi il livello occupazionale in quanto le attività legate alla messa in sicurezza del centro siderurgico, alle attività di abbattimento dell’inquinamento, alle attività di demolizione e di ricostruzione dei due quartieri, sia quelli legati alla rigenerazione urbana assicurano attività nell’indotto tali da garantire livelli occupazionali superiori agli attuali
  • Gli incentivi assicurati alle attività logistiche all’interno della piastra portuale ed i vantaggi prodotti dalla funzione di “porto franco” genererebbero ulteriori condizioni di crescita e di possibile riconversione delle attività produttive dell’area

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