NELLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA CONTA LA CAPACITÀ DELL’UOMO

Prima della fine dell’anno il Sole 24 Ore ha pubblicato un dato davvero sconcertante: La Legge di Stabilità approvata dal Parlamento il 24 dicembre 2019 contiene 134 misure attuative e il Decreto Legge Fiscale, anch’esso approvato pochi giorni prima, contiene 43 misure attuative. In tal modo tra Fisco  e manovra all’appello mancano 177 decreti attuativi.  Inoltre, lo stato di attuazione delle riforme degli ultimi quattro anni su un totale di 1.169 provvedimenti solo il 59,5%  sono stati adottati.

Sicuramente questi dati hanno portato il Professor Giovanni Tria a scrivere, sempre su Il Sole 24 Ore del 28 dicembre, un articolo dal titolo “Serve uno Stato con capacità operative”. Un articolo che non solo condivido ma se letto attentamente fa scoprire, in modo davvero inequivocabile, le motivazioni che hanno praticamente bloccato, nell’ultimo quinquennio, ciò che chiamiamo la macchina dello Stato.

Nel 2014 il Governo decise che la linea strategica essenziale per ravvivare la macchina dello Stato era la cosiddetta “rottamazione” della fascia dirigenziale dei Dicasteri che aveva raggiunto la soglia dei settanta anni. Fino ad allora si erano rottamati i frigoriferi, le lavastoviglie, le lavatrici, le automobili ma non si erano rottamati gli uomini. In fondo rottamare una donna o un uomo significa iniettare volutamente in quella donna e in quell’uomo il  morbo di Azheimer. Questa scelta è stata fatta senza dubbio dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi ma la stessa trovò la piena condivisione del Parlamento, addirittura il PD la considerò una felice intuizione per la crescita e lo sviluppo del Paese.

Un dirigente di un Ministero è riferimento di un preciso gruppo di lavoro che, solo a titolo di  esempio, in un Dicastero come quello delle Infrastrutture  e dei Trasporti esamina una proposta progettuale già approvata e condivisa da una Amministrazione Pubblica come le Ferrovie dello Stato, come l’ANAS, come una Regione o un’area metropolitana, e cerca di arricchire la proposta progettuale di tutte le componenti autorizzative. Prende corpo così un complesso e non facile itinerario: la Conferenza dei Servizi, il Parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il Parere del Ministero dell’Ambiente, il Parere del Ministero dei Beni Culturali, la Verifica di Impatto Ambientale, la condivisione del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dopo avere ottenuto tutto questo l’inoltro al DIPE e poi al CIPE. Una volta registrata la Delibera del CIPE dalla Corte dei Conti, sempre il Dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il suo gruppo segue tutte le fasi successive che consentono, attraverso l’apposito bando di gara, il passaggio di un’opera infrastrutturale dalla fase prettamente progettuale a quella realizzativa.

Questa macchina fatta di persone fisiche, fatta di responsabilità e di impegni personali che rendono il complesso processo amministrativo ricco di un irripetibile senso di solidarietà professionale non può essere per nessun motivo privata di quegli elementi che ne garantiscono proprio la carica di efficienza, cioè nessuno dei componenti può essere “rottamato” perché “anziano”.

Ebbene, la scelta del 2014 di avviare un processo di rottamazione del management dello Stato invocando come condizione un parametro davvero ridicolo quale la soglia dei settanta anni ha praticamente bloccato o reso inefficiente il motore della Pubblica Amministrazione, specialmente in quei Dicasteri in cui vengono approvati progetti infrastrutturali. E in questo ha ragione il Professor Tria quando ricorda: “nella legge di bilancio vengono allocate risorse per gli investimenti pubblici ma poi nulla, o quasi nulla, accade”. Tria in realtà, nella sua breve esperienza di Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha avuto modo di verificare direttamente che la massima criticità della macchina dello Stato debba essere riscontrata nella “capacità di eseguire ciò che si è deciso” e quindi “il successo della macchina dello Stato dipende dalla competenza tecnica dei dicasteri”. Nel 2014 c’è stata quasi una ampia convinzione sulla necessità di allontanare le persone anziane o peggio ancora le persone che per molti anni avevano ricoperto ruoli essenziali nella gestione della cosa pubblica. La esperienza, secondo questa corrente di pensiero, si era trasformata in molti casi in gestione del “potere”.

Ha vinto l’intuizione strategica del Senatore Renzi, ha vinto la volontà di un intero schieramento politico quello del Partito Democratico che era riuscito a far approvare un provvedimento legislativo ed una serie di Decreti attuativi che nel giro di due anni hanno praticamente denudato il tessuto gestionale della maggior parte dei Dicasteri e tra essi, in modo particolare, quello delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ripeto il Governo nel 2014 ha vinto in quanto ha dato attuazione ad una norma e quindi ha trasformato una scelta in un atto compiuto ma ha perso sul fronte della capacità di infrastrutturare organicamente il Paese. In realtà l’atto congiunto di blocco della Legge Obiettivo e di avvio del processo di rottamazione, in soli cinque anni, ha regalato un risultato che non avremmo voluto mai leggere: 120.000 imprese delle costruzioni fallite, 600.000 unità lavorative del comparto edile perse e un costo da carenza di fluidità nella logistica di circa 60 miliardi di euro l’anno.

Purtroppo questo non è uno sfogo personale perché i dati legati ai bilanci dell’ultimo quinquennio testimoniano la gravità dei danni provocati dalle scelte prodotte nell’arco di soli cinque anni e non possiamo ricercare altri responsabili o altre motivazioni, infatti più o meno annualmente lo Stato ha assegnato risorse finanziarie, annualmente si sono rese disponibili risorse comunitarie ma è mancata come detto dal Professor Tria la cerniera di trasmissione efficiente ed efficace tra volontà dello Stato e organi preposti alla concreta attuazione di tali volontà.

L’arroganza di chi ritiene determinante inseguire il temporaneo consenso purtroppo ha prodotto questo grave bilancio: ora per uscire da questa assurda e preoccupante fase stagnante conviene solo ammettere gli errori e ricominciare; penso che tutti hanno capito che la rottamazione è stato un imperdonabile fallimento.

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