NON INVOCHIAMO PIANI E PROGRAMMI SENZA RISPETTARE LA LITURGIA DELLA CONCRETEZZA PIANIFICATORIA

Dovremmo, una volta per tutte, distinguere ciò che di solito invochiamo come “obiettivo programmatico” da ciò che sono invece gli “atti programmatici concreti”, coerenti ad una consolidata liturgia pianificatoria e capaci, davvero, di costruire assetti infrastrutturali condivisi. Negli ultimi cinque anni, ed in particolare in questi ultimi sei mesi di Governo, abbiamo appreso una lunga serie di ipotesi programmatiche, il Paese si è arricchito di infrastrutture programmatiche e di risorse nazionali e comunitarie prodotte, purtroppo, da masturbazioni intellettuali di altissimo livello e l’annuncio di pochi giorni fa a Gioia Tauro di un Piano del Sud è praticamente il momento più patologico di una simile abitudine mediatica.

A tal proposito è utile ricordare cosa è un “atto programmatico concreto” e quali sono le categorie e quali i canoni obbligati che uno strumento pianificatorio di rilevanza nazionale debba contenere.

La liturgia di un Piano programmatico non è generica ma è ricca di una serie di passaggi, di approfondimenti, di confronti che fanno sì che un atto assuma i connotati di concretezza e di fattibilità. Questa premessa trova il suo perché leggendo il Piano del Sud, presentato dal Ministro Provenzano, ritengo utile ricordare come sia stato diverso l’itinerario seguito venti anni fa nella definizione del Piano delle Infrastrutture Strategiche previsto dalla Legge 443/2001 (Legge Obiettivo)

Nel mese di ottobre del 2000 un gruppo di esperti predispose una proposta di riassetto infrastrutturale del Paese coerente a quanto detto dal Piano Generale dei Trasporti e nel mese di giugno 2001 il nuovo Governo, sempre nel rispetto di quanto previsto dal Piano Generale dei Trasporti, trasferì innanzitutto in un unico Ministero le competenze dei Ministeri dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle Aree Urbane, istituendo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Questo nuovo Dicastero dette vita ad un processo programmatico così articolato:

  1. Redazione di una apposita Legge che contenesse al suo interno un apposito Piano delle Infrastrutture Strategiche
  2. Tale Piano doveva disporre anche di un adeguato supporto finanziario capace di garantire risorse nella sua articolazione pluriennale
  3. Per costruire un simile progetto occorreva anche un confronto con coloro che, in base all’articolo 117 della Costituzione, erano gli attori chiave nella gestione del territorio, cioè le Regioni, e per questo motivo si avviarono incontri sistematici prima con ogni singola Regione e poi con la Conferenza Stato Regioni
  4. Alla fine del mese di ottobre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti definì una proposta organica di Disegno di Legge che sottopose prima ai Ministeri competenti (Economia e Finanze, Ambiente, Beni Culturali, Regioni e Mezzogiorno) poi al Consiglio dei Ministri
  5. All’interno del Disegno di Legge era anche previsto un apposito Programma delle Infrastrutture Strategiche
  6. Il 21 dicembre 2001 il Parlamento approvò la Legge 443 (Legge Obiettivo)
  7. Sempre il 21 dicembre 2001 il CIPE, come previsto dalla Legge 443, approvò il Piano delle Infrastrutture Strategiche che conteneva opere per un valore globale 125,8 miliardi di euro
  8. Tre Regioni sollevarono un vizio di costituzionalità della norma perché non era contemplata “la intesa tra lo Stato e le Regioni” propedeutica ad ogni scelta sul territorio. La Corte Costituzionale riconobbe la costituzionalità della norma ma impose che si desse vita ad una sistematica intesa con le Regioni
  9. Nel rispetto sia di quanto richiesto dalla Corte Costituzionale e sia per dare adeguati supporti procedurali e attuativi della norma, nel 2002 fu approvato il Decreto Legislativo 190 che prevedeva tra l’altro:
  • la istituzione dello strumento della Intesa Generale Quadro al cui interno venivano indicate le opere condivise tra Stato e Regione rientranti nel Programma delle Infrastrutture Strategiche della Legge Obiettivo; tale strumento, sottoscritto dal Presidente del Consiglio e dal Presidente di ogni singola Regione, rappresentava un vero rogito degli impegni condivisi e dei tempi e delle risorse necessarie per dare attuazione al Piano
  • la istituzione dell’Allegato Infrastrutture al Documento di Economia e Finanza; tale Allegato metteva in evidenza l’avanzamento del Programma e le criticità incontrate durante l’attuazione dello stesso e veniva approvato dal Consiglio dei Ministri, dal CIPE e dal Parlamento. In realtà tale strumento testimoniava con la massima trasparenza i risultati del processo pianificatorio
  1. Sempre nel 2002 la Legge Obiettivo venne supportata da un apposito capitolo finanziario; infatti nell’agosto venne varata la Legge 166 che garantì adeguata copertura finanziaria al processo realizzativo.
  2. Grazie a questo quadro programmatico, nel 2005 prima e nel 2013 dopo, l’Italia motivò a scala comunitaria la essenzialità di determinate scelte strategiche e riuscì ad ottenere l’attraversamento del suo territorio di quattro dei 9 Corridoi comunitari del sistema delle Reti Trans European Network (TEN – T)

 L’arco temporale di tale Programma e della stessa Legge Obiettivo è stato di 15 anni (dal 2001 al 2014), in tale periodo una prima analisi non globale ma limitata alle grandi opere porta ai seguenti dati: progetti approvati per un valore di circa 120 miliardi di euro di cui già terminati interventi per 45,9 miliardi di euro, cioè circa il 40%, e 35 miliardi di opere, cioè circa il 30%, in avanzata fase di costruzione.

Questa lunga liturgia programmatica, comparata sia con i quindici anni precedenti al 2001 che avevano visto investimenti in grandi opere infrastrutturali non superiori a 7 miliardi di euro, sia con gli ultimi cinque anni in cui le risorse spese per il comparto delle grandi infrastrutture non ha superato i 3,5 miliardi di euro, testimonia il successo di una operazione caratterizzata da un articolato e non facile processo programmatico.

Questo esempio ha l’intento di denunciare quanto sia lontano da una corretta logica programmatica quanto esposto pochi giorni fa dal Governo a Gioia Tauro. La concretezza delle procedure non ammette itinerari alternativi, non accetta gratuite forme mediatiche per raccontare un futuro che rimarrà sempre tale.

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