QUANDO E COME I NOSTRI DUE INTERROGATIVI SISTEMATICI

Prima di tentare di rispondere al secondo interrogativo senza dubbio più difficile e complesso cerchiamo, sulla base dei comunicati che con un ritmo non superiore all’ora riceviamo da tutti i media, di effettuare un banale esercizio statistico utilizzando i tre passaggi classici: la punteggiata rappresentata dal susseguirsi giorno dopo giorno dei dati relativi ai contagi, la interpolazione dei dati, cioè la raffigurazione di una curva che caratterizza in modo più valido l’evolversi del fenomeno e la estrapolazione della curva cioè la possibile evoluzione nel tempo della curva stessa. Sicuramente la mia descrizione è poco esatta ma questo metodo è l’unico che può, quanto meno, ipotizzare non la fine del processo epidemico ma quanto meno un ridimensionamento della fase virulenta. Quindi, ed è la prima constatazione, sul “quando”, dobbiamo immaginarci non una uscita dall’incubo ed un ritorno alla normalità ma solo un avvio lento verso la normalità; ed è proprio questo ultimo il periodo che non siamo in grado di identificare perché la estrapolazione della curva prima richiamata non ci consente di vedere la lunghezza temporale di questa fase che fa da ponte tra un fine della virulenza ed un avvio della piena normalità. Questo approccio al “quando” penso sia utile per tentare di definire il “come”.

Disegnare un Piano di riattivazione della macchina Paese senza tener conto di questo periodo significa disegnare “speranze”, disegnare “illusioni”, significa programmare un assetto teorico. Dobbiamo avere quindi il coraggio di delineare un percorso che ammetta innanzitutto la dimensione di quello che la pandemia ha prodotto al sistema socio economico. Dobbiamo ammettere che un arco temporale limitato ha imposto una revisione globale di tutto ciò che per quasi un secolo aveva caratterizzato tutte le categorie portanti di ciò che chiamavamo “cosa pubblica”. In realtà è come se questa stasi forzata abbia prodotto una soluzione di continuità tra passato e futuro. Si pone ora di fronte a noi una chiara ed obbligata scelta: non ammettere la presenza di un simile cambiamento e quindi utilizzare la grammatica del passato oppure ammettere che ogni riferimento alle logiche del passato, ogni utilizzo di categorie o di approcci degli anni passati è inutile ed in particolare non consente alcuna crescita.

Dando per scontato la seconda scelta dobbiamo come primo atto sfruttare al massimo questa grave esperienza negativa e, nella fase che ho definito “ponte”, tra emergenza e normalità, affrontare il difficile tema della infrastrutturazione organica del Paese, sapendo che in tale arco temporale:

  1. nessuno a livello comunitario solleverà problemi sulla proposta di non far gravare sul nostro debito pubblico gli investimenti effettuati su infrastrutture ubicate sulle reti TEN – T. Non solo per quanto concerne i prossimi investimenti ma anche per quelli effettuati sin dal primo quadro delle Reti TEN – T, cioè dal 2004. Questa scelta consentirebbe subito un abbattimento del nostro debito per un valore di 120 miliardi (trattasi delle risorse utilizzate nell’attuazione del Programma delle Infrastrutture Strategiche previsto dalla Legge Obiettivo
  2. l’aiuto di Stato, attualmente consentito dalla Unione Europea, ma sempre nel rispetto di determinati vincoli, potrà essere autorizzato automaticamente e potrà consentire un supporto finanziario dello Stato per realtà che sono all’esterno della pubblica amministrazione
  3. il Fondo Coesione e Sviluppo dovrà cambiare integralmente le quote partecipative della Unione Europea e dello Stato italiano; dovremo passare dall’attuale articolazione: 50% Unione Europea e 50% Italia, a 75% Unione Europea e 25% Italia. Il 25% aggiuntivo della Unione Europea dovrà essere preso dal Fondo Salva Stati
  4. le quote del Fondo Coesione e Sviluppo ancora non spese pari a circa 28 miliardi di euro andranno trasferite globalmente alla competenza dello Stato e diventeranno lievito per un Fondo Rotativo Opere Pubbliche. Le Regioni del Mezzogiorno potranno accedere a tale Fondo e ne utilizzeranno una quota fissa del 60%
  1. le infrastrutture da realizzare in quanto già previste in Programmi approvati o già in corso di realizzazione, dopo cinque anni dalla realizzazione, saranno sottoposte a forme di pedaggio particolari (il bollo auto sarà incrementato, le tariffe ferroviarie saranno incrementate, lo stesso quelle marittime e quelle aeree). Questo quindi potrà dare motivazione alla emissione da parte dello Stato di “azioni per la ottimizzazione della logistica”; azioni che potranno dare un interesse annuale del 4 – 7%
  2. tutto il processo autorizzativo sulla realizzazione delle infrastrutture verrà aggregato e definito in un unico luogo attraverso una azione congiunta di tutti i soggetti preposti alla formulazione dei vari pareri (Ministeri delle Infrastrutture, Ambiente, Beni Culturali, ecc.). La sede è la Presidenza del Consiglio e tutto potrà essere concluso entro 40 giorni. L’organo catalizzatore di tutte le approvazione è l’organismo Investitalia; un organismo approvato nel febbraio del 2019 ma non ancora operativo
  3. l’IVA prodotta dai nodi della logistica (porti, aeroporti, piastre logistiche), per una quota pari al 25% rimane nelle competenze delle sedi che hanno reso possibile l’accumulo dell’IVA e nel caso delle realtà portuali questo cespite diventa capitale sociale delle sei Società portuali di seguito elencate.: Società portuale dell’arco ligure – toscano (Savona, Genova, La Spezia, Livorno), Società portuale campana (Napoli, Salerno), Società portuale calabra (Gioia Tauro), Società portuale pugliese (Taranto, Bari, Brindisi), Società portuale emiliano romagnola (Ravenna) e Società portuale veneta friulana (Venezia, Trieste). Per le altre realtà portuali, quelle insulari e alcune minori i proventi da IVA consentiranno l’attuazione di appositi programmi di riqualificazione funzionale. Mentre nel caso delle altre piastre logistiche (interporti, centri di stoccaggio e manipolazione delle merci, centri di accumulo e distribuzione) la quota IVA implementerà i capitali sociali delle società e sarà finalizzata al ridimensionamento delle perdite causate dalla pandemia.

Queste sette proposte sono tutte discutibili, sono tutte criticabili, ciò che non è discutibile è il riconoscimento di questa delicata fase “ponte” in cui sarà necessario reimpostare integralmente il codice comportamentale di chi è preposto alla gestione della “cosa pubblica”; infatti se nella fase della emergenza più forte si è deciso di lavorare insieme, Governo ed opposizione, nel periodo “ponte” questa esigenza sarà ancora più obbligata e necessaria e questo penso darà origine ad un nuovo assetto nella compagine di Governo.

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