O L’EUROPA CAMBIA O NE FACCIAMO A MENO UNA SIMILE DICHIARAZIONE FA PAURA

Il Presidente Conte ha dichiarato proprio in questo difficile confronto con gli altri Paesi della Unione Europea e con la Commissione: “L’Europa deve rispondere senza se e senza ma o i cittadini europei saranno delusi e ne soffriranno anche i cittadini tedeschi; altrimenti dobbiamo fare senza l’Europa”. Una dichiarazione del genere può essere fatta solo per raccogliere temporanei consensi ma, dopo una attenta e meditata lettura,  denuncia chiaramente una presa di distanza dalla Unione o, quanto meno, un convinto euroscetticismo.

Allora, siccome sono sempre più convinto che la memoria storica in questo Paese non è corta ma cortissima, riporto di seguito il lungo scontro tra il Presidente Mattarella e la compagine formata dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle sulla formazione del primo Governo Conte; un forte scontro in merito alla nomina del professor Paolo Savona al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

In particolare, nello Studio alla Vetrata, il Presidente Mattarella precisò con estrema durezza quanto segue: “Ho superato ogni perplessità  sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un esponente non eletto in Parlamento. Il presidente della Repubblica non può subire imposizioni, ho condiviso e accettato tutte le nomine, tranne quella del Ministro dell’Economia. Ho registrato con mio rammarico l’indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio ha rimesso il suo incarico”. Il Capo dello Stato, poi, spiegò il perché della sua contrarietà su Savona: “L’incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende. L’aumento dello spread – ribadì Mattarella ricordando come la Costituzione gli imponesse di vigilare anche sulla salvaguardia dei risparmi degli italiani – aumenta debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e cittadini italiani. Nelle prossime ore assumerò una iniziativa”. E l’annuncio prese sostanza con la nomina di Carlo Cottarelli.

Ci chiediamo, giustamente, quali erano i motivi che avevano portato il Presidente della Repubblica ad invocare l’articolo 92 della Costituzione che gli dava la possibilità di decidere o meno sulla validità della proposta dei Ministri da parte del Presidente del Consiglio incaricato. Ebbene è utile ricordare che per tentare di raffreddare la tensione il Professor Savona rilasciò delle dichiarazioni su uno dei siti di riferimento dei seguaci della dottrina economica euroscettica: “Scenari Economici” “ in cui ebbe modo di precisare : Non c’è nulla, di fatto, che suoni come una ferma rassicurazione rispetto al mantenimento dell’Italia nell’area euro, ma solo un riferimento al “contratto di governo” siglato dal Lega e M5s e una conclusione alquanto retorica, ma assai evanescente: “Voglio un Europa diversa, più forte, ma più equa”.

Il resto è storia: Savona non venne nominato Ministro dell’Economia e delle Finanze perché “euroscettico”.

Ora un comportamento che in modo davvero preoccupante vede l’attuale Presidente del Consiglio ricorrere alla frase “altrimenti dobbiamo fare da soli” imporrebbe automaticamente un immediato comportamento da parte del Presidente Mattarella; perché, fino a quando si “recita”, fino a quando si è in un talk show, fino a quando si cerca di dimostrare al Paese una discutibile incisività contrattuale, penso sia possibile comprendere un simile atteggiamento ma quando, invece, tale comportamento dovesse portare ad un isolamento allora sarebbe utile ricordare al professor Giuseppe Conte che questo suo atteggiamento non è ammissibile e non è accettabile. La unica persona che dovrebbe fare un simile richiamo è proprio il nostro Presidente della Repubblica; in fondo dovrebbe ripetere le stesse cose dette nel non molto lontano 2018 per il professor Paolo Savona e, proprio perché la nostra memoria storica è cortissima, ritengo utile ripetere: “L’incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende”.

Un Paese con un debito pubblico come il nostro.

Un Paese con una obbligata esigenza delle risorse previste dal Fondo di Coesione e Sviluppo, un Fondo che per il periodo 2014 – 2020, è stato di 351,8 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero bilancio comunitario, a questi si aggiungono i contributi nazionali e gli altri investimenti privati, per un impatto complessivo stimato in circa 450 miliardi di euro. Più della metà delle risorse comunitarie impiegate, 182,2 miliardi, è destinata alle regioni meno sviluppate, che hanno un PIL inferiore al 75% della media comunitaria.

Un Paese che grazie alla Banca Centrale Europea ha evitato un vero default negli anni 2010 – 2017. Un Paese che ha avuto dalla Unione Europea quote rilevanti nella infrastrutturazione di reti fondamentali quali il nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione, il tunnel del Brennero, il Terzo Valico dei Giovi, ecc..

Un Paese che, proprio grazie all’euro, ha ritrovato un elemento essenziale: la stabilità; al cui interno ci sono  due aspetti chiave: i cambi dell’euro rispetto al dollaro, la principale valuta internazionale, e l’inflazione media nell’area.

Un Paese con simili riferimenti strutturali fortunatamente consolidati nel tempo non può, assolutamente, sentir dire dal proprio Presidente del Consiglio “altrimenti dobbiamo fare senza l’Europa” perché perderemmo il supporto vitale della nostra economia, unico supporto per sperare di “crescere” dopo questa tremenda crisi.

4 commenti

  1. e svalutiamo del 30% g

    Il giorno ven 17 apr 2020 alle ore 12:14 STANZE DI ERCOLE ha scritto:

    > stanzediercole posted: “Il Presidente Conte ha dichiarato proprio in > questo difficile confronto con gli altri Paesi della Unione Europea e con > la Commissione: “L’Europa deve rispondere senza se e senza ma o i cittadini > europei saranno delusi e ne soffriranno anche i cittadini te” >

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  2. Buongiorno Dott. Incalza, come sempre, molto interessante le osservazioni generate da chi sa come interpretare ogni decisione che l’ indecifrabile logica politica ci presenta.
    Trovo, però, determinante quanto importante sia il momento in cui certi interventi avvengano. In questo periodo storico di covid, l’ espressione di unione, da parte dell’ Unione, non regge per un attimo il significato di volerci sentire gli Stati Uniti d’ Europa. E, allora, sempre restando nei ranghi, forse questo è il giusto momento in cui il fondamentale senso di appartenenza, venga elaborato, esaltato. Altrimenti è solo finanza algoritmica.
    Con stima

    Carlo Clarici

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  3. La preoccupazione di Incalza è corretta e fondata; la permanenza nella UE è per l’Italia più che per qualsiasi altro paese membro una necessità assoluta. Basti pensare a cosa sarebbe del nostro Paese, della sua economia, dei suoi cittadini se, in questi frangenti tremendi, non avessimo lo scudo datoci dall’Europa.

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