IN PRESENZA DI UNA PANDEMIA È ESSENZIALE LA TRASPARENZA NEI COMPORTAMENTI

In una fase drammatica, come quella che stiamo ormai vivendo da due mesi, abbiamo bisogno di verità, abbiamo bisogno di massima trasparenza.

Non è pensabile che da oltre due settimane il Presidente del Consiglio dei Ministri professor Giuseppe Conte abbia anticipato una scadenza fondamentale, addirittura “epocale”, per la storia del Paese e della Unione Europea, fissata per il 23 aprile a Bruxelles e poi scoprire che in fondo trattasi solo dell’inizio di un confronto metodologico.

Non è pensabile e non ha senso che sia il Presidente Conte, sia il Ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri abbiano anticipato i vari riferimenti base, messi a disposizione dalla Unione Europea, quali un apposito Fondo della Banca Europea degli Investimenti, il Fondo SURE per coprire la cassa integrazione e il Meccanismo Economico di Stabilità (MES).

Non è accettabile che, sempre in queste due settimane, antecedenti al 23 aprile, si siano creati, addirittura, due schieramenti contrapposti: uno interno alla maggioranza e uno interno alla opposizione. Quello interno alla maggioranza che ha visto il Partito Democratico propenso ad accettare la procedura del MES rendendo così possibile una disponibilità finanziaria per l’Italia di circa 37 miliardi di euro ed il Movimento 5 Stelle contrario a simile ipotesi. Ma anche all’interno del Movimento 5 Stelle si sono creati due schieramenti: una parte a favore ed una parte contraria; uno scontro all’interno del Movimento talmente serio e talmente motivato da poter, addirittura, essere propedeutico ad una possibile scissione. Nella opposizione Forza Italia  d’accordo nell’utilizzazione delle risorse ottenute seguendo quanto previsto dal MES e Fratelli d’Italia e la Lega contrari.

Non è pensabile che il Premier prima di andare alla riunione del 23 aprile abbia sentito il bisogno di esporre in Parlamento la linea che il Governo intenda portare nella riunione, ripeto sempre a detta del Presidente “storica”, del 23 aprile a Bruxelles e, sempre in tali riunioni, sia al Senato che alla Camera, scoprire, tutti noi, un Premier davvero imbarazzato perché consapevole della crisi interna alla maggioranza, cosciente che le proposte italiane sui fantomatici “eurobond” erano non solo non condivise dagli altri Paesi della Unione Europea ma non erano di facile attuazione nel breve periodo, consapevole che era impossibile porre quel più volte  invocato veto ad una decisione condivisa dall’intero schieramento comunitario, ma, e qui c’è la cosa più grave ed imperdonabile, soprattutto convinto che il 23 aprile era una data in cui non si sarebbe presa alcuna decisone, in cui non ci sarebbe stata l’autorizzazione ad accedere ad alcuna disponibilità finanziaria.

Questo che ho scritto finora è vero; ritengo utile dare questa conferma perché sono sicuro che  un lettore, poco attento o poco interessato alle evoluzioni ed alle involuzioni di questo Governo, stenti a credere che la mia sintetica analisi, stenti a credere che questo mio banale resoconto dei comportamenti sia vero.

Allora mi chiedo non dove era in queste settimane il Partito Democratico, in questa fase forse distratto da altre problematiche più delicate come le nomine nelle Aziende pubbliche, ma mi chiedo dove erano alcuni rappresentanti del partito come Zingaretti, Franceschini, Delrio o, anche se non più all’interno del PD, dove era lo stesso Matteo Renzi, artefice primario di questa triste compagine di Governo e mi chiedo come possano rimanere freddi o quasi estranei da un comportamento che è, a mio avviso, senza dubbio patologico.

Ora nasce spontaneo un interrogativo: perché il Presidente Conte ha fatto ricorso ad un espediente così puerile sapendo in partenza che questa lunga macchinazione mediatica si sarebbe sciolta come neve al sole quando, nella seduta del 23 aprile, sarebbe emersa, in modo scontato, una conclusione che nei fatti dava solo, ripeto solo, avvio ad un confronto articolato, non facile e forse anche lungo, su come affrontare quelle tematiche che per ben due settimane nel nostro Paese erano state raccontate e vendute come le tematiche che avrebbero portato alla conclusione di una trattativa non facile; una trattativa che negli ultimi mesi aveva visto come attore chiave tra i vari Ministri dell’Economia della Unione Europea il nostro Ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri.

Questi errori comportamentali non sono da cartellino giallo ma da cartellino rosso e nella nostra Costituzione esiste un arbitro, il nostro Presidente della Repubblica, a cui penso competa una simile iniziativa.

Spero che prima o poi con il ripetersi di simili gravi comportamenti prenda corpo una azione capace di porre fine a questa corsa verso il più grave fallimento strutturale del Paese. Una corsa che vede nella contestualità di due negatività: la pandemia e l’attuale compagine di Governo il rischio più grave di un crollo del nostro assetto socio economico; un crollo che rischia di diventare irreversibile. Sono convinto di una simile constatazione perché dal mese di settembre, in particolare dal 3 settembre 2019 data di insediamento dell’attuale Governo, alla fine del mese di febbraio, cioè prima della esplosione della pandemia e dopo sei mesi di vita del Governo, non era stato fatto nulla, almeno nel comparto che seguo di più come quello delle infrastrutture, non era stato fatto nulla in merito all’avvio concreto di cantieri, in merito alla revisione integrale del Codice degli appalti, in merito alla serie di impegni ripetuti in più occasioni dalla Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti. Solo grandi assicurazioni, grandi annunci ed una sistematica gara tra il Ministro Patuanelli, il Vice Ministro Cancelleri e il Senatore Renzi sulla attuazione e l’apertura di cantieri previsti da Piani del valore finanziario, addirittura già disponibile, di 80 miliardi, 100 miliardi e 120 miliardi. Sono in attesa di chi nei prossimi giorni parlerà di 140 miliardi di euro.

Purtroppo un Paese che ha dimostrato, in questa grave tragedia, un grande senso di responsabilità, una grande maturità ed un inimmaginabile senso di solidarietà, non merita simili inquietanti comportamenti da parte di chi è preposto alla gestione della cosa pubblica.

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