IMPIANTO SIDERURGICO DI TARANTO LA FINE DI UNA STORIA PIÙ VOLTE ANNUNCIATA

La Ministra Federica Guidi prima, poi il Ministro Carlo Calenda, poi il Ministro Luigi Di Maio, poi il Ministro Stefano Patuanelli sono quattro Ministri che, nell’arco di cinque anni, si sono succeduti nel Dicastero dello Sviluppo Economico e sono stati attori primari nella lunga e articolata storia che ha portato al mantenimento in funzione dell’impianto siderurgico di Taranto ed all’affidamento della concessione di tale centro al gruppo Arcelor Mittal.

Questa scelta in più occasioni, come risulta sia dai miei blog, sia da miei articoli comparsi ripetutamente sulla stampa locale, l’ho sempre ritenuta antitetica ad ogni possibile recupero del sistema socio economico tarantino e pugliese. Ho più volte ribadito che il ciclo quarantennale dell’impianto di Taranto per poter continuare a mantenere livelli produttivi adeguati (10 milioni di tonnellate prodotte all’anno con 12.000 occupati diretti) doveva essere sottoposto ad una revisione ambientale sostanziale, doveva essere sottoposto ad una revisione dei processi produttivi interni e, soprattutto, doveva prendere corpo una contestuale operazione di risanamento ambientale, vero e non teorico, della vasta realtà urbana tarantina. Questa operazione organica imponeva un impegno dello Stato e non di soggetti privati di oltre 4,5 miliardi di euro. In assenza di tali risorse e in assenza di un simile impegno dello Stato nel seguire questa linea strategica era solo pura follia consegnare ad Arcelor Mittal un centro che “dopo pochi mesi sarebbe stato prima ridimensionato e poi chiuso”. Ed avevo anche detto che Arcelor Mittal aveva puntato su Taranto proprio per poter essere il soggetto capace di assicurare, in un arco di tempo limitato, la chiusura del centro siderurgico e in tal modo togliere dal mercato della produzione internazionale di acciaio un impianto che se reinventato da un Governo capace, cioè se ristrutturato con un volano di oltre 4 miliardi di euro, sarebbe potuto diventare un fastidioso concorrente.

Come è noto si era arrivati a una prima intesa in base alla quale Mittal, a partire da novembre e fino al termine dell’anno, avrebbe potuto abbandonare Taranto e gli altri siti italiani se non si fosse concretizzato il piano di investimento che prevedeva anche l’ingresso dello Stato nella holding Aminvestco con una quota di minoranza di Invitalia. Penale da pagare in caso di uscita di Arcelor Mittal: 500 milioni di euro. I rapporti tra Governo e azienda si sono ulteriormente aggravati a valle delle recenti decisioni di Arcelor Mittal sul versante occupazionale a partire dall’aumento di mille unità del personale in cassa integrazione Covid 19 negli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Taranto.  Appare, quindi, evidente che in questo modo, con questa tecnica caratterizzata da un sistematico logorio di Mittal nei confronti dello Stato, entro l’anno assisteremo alla fine di uno dei racconti più tristi e al tempo stesso più vergognosi che ancora una volta il Mezzogiorno debba subire.

Forse perché sono nato a pochi chilometri da Taranto, forse perché ho seguito da molti anni la evoluzione e le involuzioni del sistema logistico pugliese ed in modo particolare del porto di Taranto e di Brindisi, forse perché sono innamorato della mia terra e soffro nel vederla sottoposta alla gestione di un Governo o di Governi che nell’arco di cinque anni hanno compromesso in modo ormai irreversibile la realtà produttiva strategica non di una realtà urbana Taranto, non di una Regione la Puglia, ma dell’intero Paese. Però queste mie previsioni e queste mie denunce non erano e non sono il frutto di una gratuita cartomanzia ma di una asettica lettura dei fatti. Ed allora scatta automatico un primo interrogativo:

  • Perché lo Stato con Decreto Legge nel 2015, cosciente dei costi necessari per la riqualificazione ambientale dell’impianto, non abbia pensato essenzialmente solo a realizzare la prima finalità, cioè quella della riqualificazione ambientale e funzionale, e poi mettere in gara la concessione

Un secondo interrogativo è strettamente collegato con il precedente:

  • Come mai i Ministri che in questi ultimi cinque anni si sono succeduti abbiano potuto immaginare che una Società privata potesse recuperare un margine da una operazione che imponeva costi elevati legati alla messa in sicurezza, alla riqualificazione ambientale, al risanamento di tutte le aree al contorno

Appare evidente che se siamo ormai arrivati a questa triste conclusione, a questa tragica presa d’atto di un fallimento annunciato ma non capito, se ci stiamo ormai convincendo che tra occupati diretti ed indiretti stiamo assistendo alla esplosione di un una disoccupazione di oltre 30.000 unità lavorative, non possiamo però non chiedere, in particolare ai Ministri degli ultimi due Governi presieduti sempre dallo stesso Presidente del Consiglio, come mai hanno continuato a sottovalutare questa crisi, come mai hanno gestito con misurabile leggerezza tutti i passaggi che hanno reso possibile questo ormai annunciato e sono sicuro confermato abbandono, come mai da settembre 2019 al febbraio 2020, cioè nei primi sei mesi del Governo Conte 2, e prima del blocco generato dal Covid 19, il Presidente Conte ed il Ministro Patuanelli abbiano quasi settimanalmente annunciato accordi e sottoscrizioni positive tra lo Stato e Acelor Mittal.

Queste mie domande impongono risposte perché a me fa paura il silenzio del Sindacato, sembra quasi che con un ritardo di cinque anni tutti i vari attori di questa tragedia abbiano abbandonato la scena; la storia ci insegna che questi comportamenti producono il brodo più pericoloso che si chiama “eversione”. Io mi limito a fare analisi macro economiche, mi limito a leggere banali evoluzioni di errori gestionali, chi perde invece il lavoro, chi non può garantire la sussistenza di familiari, chi scopre che il Sindacato non ha difeso in modo adeguato i lavoratori, purtroppo diventa massa eversiva.

Chi ha responsabilità di Governo non sottovaluti più, come fatto in questi lunghi cinque anni, queste mie sistematiche denunce perché abbiamo già superato il tempo massimo.   

One comment

  1. Ottimo concordo Giuseppe

    Il giorno ven 29 mag 2020 alle ore 12:01 STANZE DI ERCOLE ha scritto:

    > stanzediercole posted: “La Ministra Federica Guidi prima, poi il Ministro > Carlo Calenda, poi il Ministro Luigi Di Maio, poi il Ministro Stefano > Patuanelli sono quattro Ministri che, nell’arco di cinque anni, si sono > succeduti nel Dicastero dello Sviluppo Economico e sono stati a” >

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